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Nichilismo Definizione di varie filosofie radicali, i cui seguaci rifiutano ogni affermazione di qualsiasi valore positivo. Il termine 'nichilismo' (dal latino nihil, 'nulla'), già usato per indicare nel Medioevo gli eretici cristiani, ritorna nel XVIII secolo (ad esempio con il filosofo tedesco Friedrich Heinrich Jacobi), per designare dottrine che negano determinati sistemi di valori.
Tra il 1850 e il 1860 in Russia furono definiti nichilisti quei giovani intellettuali che, sotto l'influsso delle idee occidentali, ripudiavano il cristianesimo, consideravano la società russa arretrata e oppressiva e auspicavano un cambiamento rivoluzionario. I termini 'nichilismo' e 'nichilista' furono resi d'uso corrente grazie al romanzo di Turgenev Padri e figli (1862). I tradizionalisti sostennero che il nichilismo avrebbe distrutto ogni possibilità di esistenza ordinata e sensata, e che era totalmente opposto ai bisogni e ai desideri umani reali; ma lo scrittore Nikolaj Gavrilovič Černyševskij e altri radicali lo definirono una fase necessaria nella trasformazione della Russia. I Narodnik (Populisti), che lavorarono per l'insurrezione contadina negli anni Settanta dell'Ottocento, e il movimento Narodnaja Volja (Volontà del Popolo), cui appartenevano gli autori dell'assassinio dello zar Alessandro II nel 1881, vennero considerati a loro volta rappresentanti del nichilismo.
Già impiegato nell'Ottocento dal filosofo tedesco Max Stirner, sostenitore di un individualismo radicale che negava il senso di concetti astratti come quelli di 'umanità' e di 'storia', il termine nichilismo venne ripreso dal filosofo tedesco Friedrich Nietzsche in due accezioni principali: la prima (nichilismo negativo) per indicare il fenomeno della decadenza dell'uomo occidentale, educato dal cristianesimo all'ascetismo e alla rinuncia nei confronti della vita; il secondo (nichilismo in senso positivo) per indicare la negazione attiva della morale consolidata e dei valori tradizionali e la sua sostituzione con un nuovo sistema di valori. Alla riflessione di Nietzsche si riallaccerà, nel Novecento, quella di Martin Heidegger, il quale concepisce il nichilismo come la fase saliente della metafisica occidentale, contraddistinta da un oblio di fondo del problema del senso dell'essere, oblio che raggiunge il suo culmine nel dispiegamento planetario della tecnica.
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