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Risultati di Windows Live® Search Piano Marshall Programma di aiuti economici elaborato dal segretario di stato statunitense George C. Marshall e proposto, il 5 giugno 1947, con il nome di European Recovery Program (Programma di ricostruzione europea); fu varato dal governo degli Stati Uniti per favorire la ripresa economico-finanziaria delle nazioni europee devastate dalla seconda guerra mondiale. Alla base della decisione di inviare generi alimentari, materie prime, macchinari e denaro oltreatlantico stavano molteplici ragioni: innanzitutto un’Europa economicamente debole avrebbe gravemente danneggiato lo stesso sistema finanziario americano per la perdita di un mercato d’importanza capitale; in secondo luogo, la crisi economico-sociale dei paesi europei offriva ampie opportunità alla propaganda comunista e agli interessi dell’Unione Sovietica; infine, si rendeva indispensabile, quale tampone contro l’espansione sovietica, la ricostruzione della Germania Occidentale, il cui inserimento nel più ampio contesto di un’Europa integrata poteva inoltre ridimensionare i timori degli altri paesi europei nei confronti del vecchio nemico. Nel giugno del 1947 Marshall rese nota la disponibilità americana a finanziare un programma unitario di ricostruzione europea, ma un primo incontro a Parigi per definire le linee essenziali del piano, tra i rappresentanti di Francia, Gran Bretagna e URSS, si rivelò un fallimento. La prospettiva di dover interagire con i sistemi economici capitalisti più avanzati convinse Mosca a mettere a punto un proprio programma di ricostruzione, indirizzato ai soli paesi dell’Europa orientale posti sotto la sua influenza: nel settembre del 1947 nacque così il Cominform, l’Ufficio informazione dei partiti comunisti. A un’ulteriore conferenza a Parigi parteciparono i rappresentanti di sedici nazioni dell’Europa occidentale e il progetto fu ratificato il 22 settembre. I fondi erogati tra il 1948 e il 1952 dal Congresso statunitense ammontarono complessivamente a poco più di tredici miliardi di dollari, in buona parte utilizzati per acquistare negli Stati Uniti beni concessi poi agli alleati a titolo gratuito. Un’agenzia federale (l’Amministrazione per la cooperazione europea) gestiva la conduzione del programma con l’Organizzazione per la cooperazione economica europea (OECE), creata dai sedici paesi che beneficiarono degli aiuti. Con l’intensificarsi della Guerra Fredda, una parte sempre maggiore dei fondi fu utilizzata per sostenere le spese militari, più che il processo di ricostruzione industriale; ciononostante, al termine del programma i livelli produttivi dell’Europa occidentale avrebbero superato del 35% quelli prebellici.
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