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Nave

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Nave di UtrechtNave di Utrecht
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2.3

Navi greche

Sebbene non siano pervenuti reperti, si ritiene che l’ossatura delle galere greche fosse costituita da tronchi ricurvi, analoghi a quelli usati nelle costruzioni navali moderne. All’estremità poppiera del ponte veniva costruita una sovrastruttura per alloggiare e proteggere il capitano e gli ufficiali, e la prua era rialzata per creare una struttura chiamata castello di prua. Le navi greche avevano uno o due alberi per la velatura, ma le vele non venivano impiegate durante i combattimenti. L’equipaggio di una triremi da guerra greca era costituito da circa 220 uomini, la maggior parte dei quali erano rematori.

2.4

Navi romane

I romani svilupparono diversi tipi di navi da guerra, in particolare biremi e triremi che impiegavano ponti uncinati (corvi o rostri) per l’abbordaggio delle navi nemiche e, in alcuni casi, catapulte. Per usi commerciali costruirono navi da carico (onerarie) che potevano raggiungere 50 m di lunghezza e 15 m di larghezza. Si ritiene che siano state costruite navi ancora più grandi per il trasporto di obelischi dall’Egitto a Roma. Queste navi da carico erano attrezzate con grandi vele quadrate su tre alberi e potevano avere una vela di gabbia, cioè una seconda vela, posta al di sopra della vela maestra, sull’albero centrale.

Derivato dalle navi da guerra romane presso i bizantini fu il dromone, usato nel V secolo, con uno o due ordini di remi e due o tre alberi con vele quadrate. Durante questo periodo le navi da guerra furono attrezzate con rivestimenti protettivi, come cuoio e tessuti imbevuti d’aceto, per proteggerle dal lancio di materiali incendiari o esplosivi.

2.5

Navi scandinave

Le efficientissime “navi lunghe”, o drakkar, imbarcazioni oceaniche a remi o a vela, prive di ponte e con fasciame sovrapposto, consentirono a vichinghi e danesi di dominare il mondo dalla Scandinavia. Le più piccole di queste navi, chiamate snekkja, contavano circa 30 remi, mentre le più grandi ne avevano oltre 60. Verso la fine del XIX secolo, in un tumulo funerario scoperto in Norvegia, furono rinvenuti i resti di una snekkja lunga circa 24 m, larga 5 m e con pescaggio di circa 1,2 m, anticamente utilizzata per risalire i fiumi. La “nave rotonda”, o skuta, una nave a vela che all’occorrenza poteva anche essere propulsa a remi, venne usata dai vichinghi per le spedizioni in Groenlandia e in Islanda e per le invasioni delle isole britanniche. Una nave rotonda da trasporto con albero a vela quadra e remi, molto veloce soprattutto col vento in poppa, è nota come cocca. Vedi anche Esplorazioni vichinghe.

2.6

Navi cinesi

L’imbarcazione in uso presso i cinesi nell’antichità era la giunca, una delle più robuste mai realizzate, particolarmente adatta a navigare per mare e ancora oggi utilizzata dalle popolazioni dell’Asia sudorientale. Paragonabile a una grande ma leggera scatola dal fondo piatto, la giunca è priva di tre componenti ritenute essenziali in Occidente per una nave: la chiglia, il dritto di poppa e il dritto di prora (cioè gli elementi verticali della poppa e della prua). Lo scafo è suddiviso da solide paratie, che si sviluppano longitudinalmente e perpendicolarmente all’imbarcazione ripartendola in compartimenti stagni, e che non solo rendono la nave strutturalmente rigida, ma ne impediscono l’affondamento. La mancanza di chiglia veniva compensata da un pesante remo timoniere, montato sulla linea centrale e passante attraverso un alloggiamento stagno sul fondo, che poteva essere innalzato o abbassato. Le vele erano costituite da strisce orizzontali di lino o da pannelli di stuoia che potevano essere spiegati o ripiegati velocemente.

Già nel IX secolo le giunche cinesi portavano mercanti in Giappone, in Indonesia e in India. Nel Milione, scritto nel 1298, Marco Polo loda il sistema a paratie stagne che impediva alla nave di affondare “se si fosse aperta una falla urtando uno scoglio, o se fosse stata investita da una balena famelica”. Nel XV secolo le giunche navigavano fino alle coste dell’Africa orientale.

3

Sviluppi successivi

Le navi dell’Europa medievale, in genere un’evoluzione di quelle romane, utilizzavano remi lunghi fino a 15 m, ciascuno azionato da più rematori (fino a sette) disposti in file su appositi gradoni. L’impugnatura del remo era costruita in modo da bilanciare il peso dell’estremità in acqua e, per realizzare una leva migliore, gli scalmi erano montati all’esterno della nave su una struttura di legno, chiamata posticcio, che correva parallela alla linea centrale dello scafo, come sulle moderne imbarcazioni da canottaggio. Un timone permanente era imperniato al dritto di poppa della nave, in sostituzione dei remi timonieri impiegati dai romani, e le fiancate più alte sopra la linea di galleggiamento rendevano le navi adatte alla navigazione con mare mosso o in tempesta.

La tipica nave da guerra del Medioevo era la galera (o galea), perfezionata nell’area mediterranea, in particolare dai genovesi e dai veneziani. Le galere avevano lunghezza variabile compresa fra 30 e 60 m, venti o più remi su ciascun lato, uno o due alberi attrezzati con vele latine (triangolari). A partire dal XV secolo esse vennero armate con pezzi d’artiglieria sul ponte del castello di prua e sull’alto ponte del cassero a poppa. Nei modelli successivi le artiglierie vennero sistemate in modo da poter sparare attraverso aperture o portelli nelle murate. Nel 1571 la flotta cristiana che vinse nella battaglia di Lepanto contro i turchi era in gran parte formata da galere. Più grandi delle galere erano le galeazze, che avevano a bordo fino a 1200 uomini; più piccole la galeotta, il brigantino e la fregata.

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