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Introduzione; Le origini; La conquista dell’Italia; La conversione al cattolicesimo; L’editto di Rotari; La fallita unificazione dell’Italia; La fine del regno longobardo; La civiltà longobarda
Il diritto longobardo, consuetudinario di tradizione germanica, ma con elementi tratti dal diritto romano, trovò la sua più compiuta codificazione nell’editto di Rotari (22 novembre 643), un insieme di leggi, prevalentemente di natura penale, che prese il nome dal sovrano Rotari, che regnò dal 636 al 652. Contro gli arbitri dei duchi e degli altri guerrieri longobardi, il potere giudiziario vi era ricondotto alla persona del re, che si proclamava “scudo dei deboli e dei disarmati”. In seguito vi furono apportate numerose aggiunte, che nel 755 confluirono in una redazione definitiva nota come Edictum langobardorum.
I re longobardi condussero una lotta incessante ma vana per unificare il regno e dargli stabilità, cercando di imporsi sia ai duchi sia al papa. I risultati più consistenti furono conseguiti da Liutprando, re dal 712 al 744, che strappò ai bizantini Ravenna e l’Esarcato e, dopo forti contrasti, stabilì buoni rapporti con il papa Gregorio II mediante la donazione al patrimonio della Chiesa di Roma dei castelli di Sutri, Bomarzo e Amelia (728). Ciò non impedì tuttavia al papa Stefano II (III) di cercare l’appoggio, contro la pressione longobarda, di Pipino il Breve nel 754, legittimandone in cambio l’usurpazione del regno dei franchi alla dinastia merovingia. Pipino sconfisse Astolfo, re dei longobardi (754-755) e consegnò al papa un territorio che includeva Ravenna e altre città (donazione di Pipino) che, aggiunto alla “donazione di Sutri”, diede origine all’instaurazione del potere temporale dei papi.
La discesa di Pipino fu l’inizio di una serie di guerre tra franchi e longobardi che avevano in palio il dominio sull’Italia e il favore del papa, anche come legittimazione della sovranità nei confronti dell’impero bizantino. Nel 770 il re Desiderio cercò di arrivare alla pace, concedendo la mano della propria figlia Ermengarda al re dei franchi Carlo, che sarebbe poi assurto a grande fama con il nome di Carlo Magno. Ma i rapporti ben presto si raffreddarono di nuovo e nel 772, quando il papa Adriano I chiese aiuto a Carlo contro la minaccia longobarda, questi, che nel frattempo aveva ripudiato Ermengarda per sposare la sveva Ildegarda, scese in Italia, detronizzò Desiderio (774) e assunse il titolo di “re dei franchi e dei longobardi”. Questi ultimi finirono per confondersi con i latini, che avevano dominato per due secoli, mentre mantennero a lungo la propria autonomia il Ducato di Spoleto e il Ducato di Benevento.
Mentre sono note le strutture militare, giudiziaria e amministrativa del regno longobardo in Italia, poco si conosce del sistema economico e tributario. I longobardi, culturalmente dominati dall’elemento latino, non hanno lasciato alcun documento nella loro lingua, completamente estintasi nel X secolo, mentre sontuose sono le testimonianze di una progredita arte figurativa e di lavorazione dei metalli: armi, gioielli e suppellettili sono stati ritrovati in gran numero nelle principali necropoli, da Cividale del Friuli a Nocera Umbra, da Bolsena a Benevento.
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