Scelti da Encarta
I migliori testi sull'argomento Mafia, scelti dalla redazione di Encarta
Cerca in Encarta
Cerca in Encarta informazioni su Mafia

Risultati di Windows Live® Search

  • L'altra mafia

    Dossier sul latitante Bernardo Provenzano, a cura di Salvo Palazzolo e Ernesto Oliva. Riporta i dati frammentari sul boss mafioso e documenti rilevanti per la sua ricerca.

  • La Mafia

    Traccia un profilo storico e sociologico di Cosa Nostra dalle origini ai giorni nostri e offre informazioni e ipotesi investigative su alcuni avvenimenti quali il processo ...

  • MAFIA & COMPLICI " Cosca dei Pidocchi "

    Questa “sporcizia” ha sempre usufruito dell’appoggio delle amministrazione , ha preparato a tavolino l’assassinio dei miei fratelli e quello mio , ma grazie a “DIO ...

Tutti i risultati in
Risultati di Windows Live® Search

Mafia

Articolo
Multimedia
Manifestazione contro la mafia, Reggio CalabriaManifestazione contro la mafia, Reggio Calabria
Struttura articolo
1

Introduzione

Mafia Associazione criminale sorta in Sicilia nel XIX secolo, in seguito trasformatasi in un’organizzazione affaristico-criminale di dimensioni internazionali.

Il termine ha un’etimologia incerta; probabilmente deriva da mafiuso ed è attestato una prima volta nel dramma dialettale di Giuseppe Rizzotto I mafiusi de la Vicaria (intorno al 1863). In questo dramma il mafiuso è il camorrista, il guappo, l’“uomo d’onore”, l’individuo cioè che aderisce a un sodalizio che si contrappone alle istituzioni e che ostenta coraggio e superiorità. Per lo storico delle tradizioni popolari Giuseppe Pitré il termine era invece in uso nel gergo di un rione popolare di Palermo ed era sinonimo di bellezza e di audacia. Negli anni Sessanta dell’Ottocento inizia comunque la fortuna del termine, che anche in documenti ufficiali, ad esempio nelle comunicazioni di funzionari dello stato, indica, oltre che un’associazione a delinquere, un comportamento estesamente diffuso nella società siciliana.

Oggi con il termine mafia si indicano analoghe organizzazioni criminali operanti in vari paesi, soprattutto in Turchia, in Russia e in diversi altri paesi prima facenti parte dell’Unione Sovietica, in Giappone, in Colombia e in altri paesi del Sud America, spesso in associazione tra loro nella gestione di lucrosi traffici internazionali, quali quello della droga e delle armi, e nel controllo dell’immigrazione clandestina nei paesi europei.

2

Origini

Il fenomeno mafioso si sviluppò nel sistema economico proprio della Sicilia occidentale, basato sullo sfruttamento del latifondo. Questo sistema, ancora di stampo feudale, era organizzato secondo una struttura a piramide che prevedeva un vertice costituito dal proprietario terriero, un’estesa base di contadini e braccianti che lavoravano direttamente la terra, e un centro composto da una rigogliosa e articolata gerarchia di “vassalli”, affittuari e subaffittuari, intermediari ecc., che controllava l’andamento dei lavori, la quantità e la qualità dei raccolti, la riscossione di affitti e gabelle.

Questa sorta di “classe media”, già utilizzata dall’aristocrazia siciliana in funzione antiborbonica, venne usata contro la classe bracciantile e contadina allo scopo di preservare i privilegi aristocratici minacciati dalle leggi dello stato unitario tendenti a una riduzione dei latifondi. Sfruttando la diffusa ostilità verso un’autorità statale lontana e ignara della situazione siciliana, la mafia si trasformò, diventando un organismo sostitutivo dell’ordine legale, e intervenne nell’amministrazione della giustizia e nella gestione dell’economia, avviando una serie di attività al limite della legalità (o del tutto illegali) da cui gli affiliati e le loro famiglie traevano sostentamento. Da qui si sviluppò anche la struttura della mafia siciliana – simile per molti aspetti a quella della ‘ndrangheta calabrese e della camorra campana –, organizzata per “famiglie” (o “cosche”), autonome e parallele, composte da un numero relativamente basso di componenti e guidate da uno o più capi.

Lo spirito mafioso poggiava su un rigido codice d’onore e sull’omertà; i conflitti, le contese, i reati andavano regolati all’interno della comunità, facendo ricorso alla mediazione, ma anche all’intimidazione e alla violenza. I rapporti con le autorità dello stato venivano condannati e veniva punito soprattutto, anche con la morte, il passaggio di informazioni alla giustizia.

3

Un fenomeno sottovalutato

Negli ultimi decenni del XIX secolo, la debolezza delle istituzioni dello stato unitario – perseguita d’altronde dalle classi dirigenti siciliane, mafiose e non – causò un inarrestabile processo di infiltrazione mafiosa negli apparati pubblici e amministrativi e nel tessuto socioeconomico, che si sarebbe consolidato dopo la seconda guerra mondiale.

Per molto tempo il fenomeno mafioso fu sottovalutato dalle istituzioni statali, che si limitarono ad alcune inchieste parlamentari sulle condizioni del Mezzogiorno – in particolare quella di Giorgio Sidney Sonnino e Leopoldo Franchetti, La Sicilia nel 1876 – che non ebbero alcun seguito pratico. Un altro decisivo salto di qualità la mafia lo compì a cavallo tra il XIX e il XX secolo, grazie al controllo sull’emigrazione in America; infatti, se da una parte la mafia gestì l’emigrazione clandestina e procurò, attraverso propri canali, sistemazione e lavoro agli emigrati, dall’altra stabilì una vera e propria testa di ponte sul continente americano, che non tardò a creare una serie di lucrose attività criminali.

Il primo a sferrare un vero e proprio attacco alla criminalità mafiosa fu il prefetto Cesare Mori, investito di poteri straordinari da Mussolini: l’azione repressiva del governo fascista in realtà non servì a estirpare le cause del fenomeno mafioso, favorendone anzi la commistione con una classe politica che prosperava nel sottogoverno e che si sarebbe ancor più diffusa dopo il crollo del fascismo.

4

Mafia e politica

Il rapporto tra la mafia e il mondo politico si concretizzò all’indomani del secondo conflitto mondiale, con l’infiltrazione di rappresentanti delle cosche mafiose nel potere locale e in seguito anche nazionale. In quegli anni la mafia visse un’ulteriore trasformazione, diventando un’organizzazione ramificata ed efficiente: oltre a controllare un ampio serbatoio elettorale, utilizzato per ottenere dai politici locali e nazionali attenzioni e favori, estese la propria sfera d’influenza ad altre attività, come appalti e concessioni edilizie, usura, mercato di manodopera, consorzi, dopo che in tempo di guerra aveva monopolizzato il contrabbando e la gestione delle forniture militari.

Dopo aver concesso uno strumentale sostegno al separatismo siciliano, in funzione essenzialmente antistatale, la mafia scese in campo con il centro politico nazionale, interpretando efficacemente il ruolo anticomunista che gli veniva assegnato sull’isola. La mafia fu infatti in prima linea nella repressione violenta delle proteste contadine e dell’attività delle organizzazioni politiche dell’opposizione e sindacali; sua fu ad esempio l’organizzazione della strage di Portella delle Ginestre (1947), attuata dagli uomini di Salvatore Giuliano, che causò 11 morti e 65 feriti tra i braccianti riuniti per festeggiare il Primo maggio.

Precedente
|
Successiva
Trova nell'articolo
Anteprima di stampa
Invia




© 2008 Microsoft