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Guerra del 1812 Conflitto armato che oppose gli Stati Uniti d’America alla Gran Bretagna e ai suoi alleati indiani dal 1812 al 1815.
Nel corso delle guerre napoleoniche, in particolare nel conflitto tra la Gran Bretagna e Napoleone, i diritti marittimi delle nazioni neutrali, tra cui gli Stati Uniti, vennero sistematicamente ignorati dai belligeranti. La Marina britannica, oltre a ricorrere all’arruolamento forzato di marinai statunitensi, operò il blocco delle coste francesi sequestrando tutte le navi che non facevano scalo nei porti inglesi; Napoleone reagì mettendo in atto un contro-blocco ai danni della Gran Bretagna. Per evitare il ricorso alla guerra, Thomas Jefferson fece votare al Congresso una legge di embargo, che vietava il commercio con l’estero. Il pesantissimo impatto di queste disposizioni sull’economia nazionale, unito all’incapacità di influire sull’atteggiamento dei belligeranti, spinsero i congressisti a sostituire l’embargo totale con una legge che limitava il divieto a Francia, Gran Bretagna e ai loro rispettivi possedimenti. Nell’agosto del 1810 Napoleone annunciò la sospensione del blocco ai danni degli Stati Uniti; il nuovo presidente James Madison chiese allora al governo britannico una decisione analoga, ottenendone però un secco rifiuto. Successivamente, l’alleanza stretta da Londra con il capo degli indiani shawnee Tecumseh (vedi Guerre indiane), aumentò la tensione tra i due paesi, finché il 18 giugno del 1812 il Congresso dichiarò guerra alla Gran Bretagna.
Nel 1812 gli inglesi occuparono Detroit, che venne riconquistata l’anno successivo, dopo che la flotta britannica fu sconfitta sul lago Erie; in maggio cadde anche York (l’attuale Toronto), ma i falliti attacchi a Kingston e Montreal impedirono l’espansione americana in territorio canadese. Mentre la Marina inglese operava il blocco delle coste orientali, in autunno il fronte di guerra si spostò a sud-ovest, opponendo gli indiani creek all’esercito comandato da Andrew Jackson (futuro presidente), vittorioso a Horseshoe Bend nel marzo 1814. Nel luglio successivo ripresero le manovre americane in Canada, con successi iniziali nella regione del Niagara. La disfatta di Napoleone in Europa, tuttavia, permise agli inglesi di inviare nuove truppe in Nord America, e a fine estate gli Stati Uniti dovettero fronteggiare un attacco combinato a Lake Champlain e nella baia di Chesapeake. Gli inglesi raggiunsero e incendiarono Washington, ma mancarono la presa di Baltimora; in settembre la vittoria della Marina americana a Lake Champlain li convinse a ritirarsi in Canada.
Il trattato di Gand, firmato il 24 dicembre 1814, pose fine alle ostilità, determinando un ritorno allo statu quo precedente il conflitto. Tra la firma e la ratifica del trattato (febbraio 1815) si inserì lo sbarco di una forza inglese, ignara della pace raggiunta, alla foce del Mississippi, respinta nei pressi di New Orleans dalle truppe di Jackson. Pur non rinunciando ai diritti di requisizione che erano stati tra i motivi scatenanti la guerra, nei decenni successivi la Gran Bretagna evitò di farne uso ai danni degli Stati Uniti, perseguendo l’obiettivo di mantenere rapporti pacifici con la ex colonia. Gli Stati Uniti da parte loro rinunciarono a ogni pretesa sul Canada, concentrandosi invece nella soluzione armata della questione indiana.
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