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Assolutismo Termine di derivazione latina (da absolutus, “sciolto, libero da vincoli”) che indica un sistema politico in cui un sovrano esercita il potere (vedi Monarchia) senza dipendere da alcun altro ente e in assenza di qualsiasi forma di controllo istituzionalizzata. In senso lato, il termine indica una forma di governo caratterizzata da un forte potere centrale che ha la possibilità di legiferare senza previa approvazione o autorizzazione da parte di altri organi dello Stato, costituzionali o rappresentativi che siano. Tuttavia, nella concreta forma storica presa dai regimi assolutisti nell’Europa moderna, il potere del sovrano, pur autorizzato a gestire lo stato senza interventi da parte di alcun ente esterno, trovava una serie di limitazione nella necessità di osservare le leggi di natura e le norme religiose.
Affermatosi in Europa tra il XVI e il XVII secolo, l’assolutismo trovò compiuta realizzazione in Francia con Luigi XIV, il re al quale si attribuisce il celebre motto “L’état, c’est moi” (”Lo stato sono io”). Nei regni fondati su questo principio si svilupparono con maggior velocità le caratteristiche centrali dello Stato moderno: l’unificazione del mercato interno; l’imposizione del meccanismo del prelievo fiscale; la creazione di un corpo stabile di funzionari pubblici e di militari; l’eliminazione delle corti di giustizia regionali indipendenti dalla monarchia. Nel corso del Settecento il modello costituzionale rappresentato dal sistema inglese prodotto dalla Gloriosa Rivoluzione (1688) si presentò come un’alternativa vincente all’assolutismo: a una gestione più efficace dei complessi meccanismi dello Stato moderno univa infatti la concessione della libertà di pensiero, di stampa e di associazione. Dopo il processo rivoluzionario innescato dalla Rivoluzione francese del 1789, le monarchie europee ottocentesche adottarono in genere regimi costituzionali basati su organi parlamentari (vedi Parlamento).
Tra i teorici dell’assolutismo si trovano alcuni dei maggiori pensatori dell’età moderna. Il francese Jean Bodin fu tra i primi a interpretare l’idea di sovranità in chiave di potere assoluto, indivisibile e privo di controlli esterni. Allo stesso risultato giunse l’inglese Thomas Hobbes, che fondò sulle premesse del contrattualismo e del giusnaturalismo una concezione dello Stato basata sull’esercizio assoluto e senza limitazione del potere sovrano. Nel corso del Settecento anche alcuni illuministi, affascinati dal riformismo della zarina Caterina di Russia e dell’imperatore Giuseppe II, proposero un’apologia dei regimi assolutisti.
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