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Mill, John Stuart

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John Stuart MillJohn Stuart Mill
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Introduzione

Mill, John Stuart (Londra 1806 - Avignone 1873), filosofo ed economista britannico. Esercitò una notevole influenza sul pensiero inglese del XIX secolo, non solo in filosofia ed economia, ma anche nelle scienze politiche, in logica e in etica. Venne educato dal padre, James Mill, anch'egli filosofo ed economista, e nel 1822 trovò un impiego presso la Compagnia britannica delle Indie Orientali, dove lavorò fino al 1858. In seguito, si ritirò a vivere in Francia, presso Avignone, e ritornò in Inghilterra solo per i tre anni (1865-1868) che lo videro membro della Camera dei Comuni. In Parlamento Mill venne considerato un radicale, perché sostenne proposte come l'uguaglianza delle donne, l'educazione obbligatoria e il controllo delle nascite: la sua difesa del suffragio femminile fu all'origine del movimento delle suffragette.

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Logica induttiva

Riallacciandosi alla dottrina del francese Auguste Comte, Mill contribuì a diffondere in Gran Bretagna il positivismo, svolgendo in particolare i temi relativi alla critica della metafisica, al progresso sociale e soprattutto alla metodologia unitaria delle scienze; fra queste egli considerò anche la psicologia, esclusa invece dalla classificazione delle scienze fornita da Comte. Rispetto al suo fondatore, Mill conferì al positivismo una più netta accentuazione empiristica, in accordo con la tradizione filosofica inglese risalente a Locke e a Hume.

L'opera di più ampio respiro filosofico di Mill è il Sistema di logica deduttiva e induttiva (1843), la quale mira a dimostrare come ogni nostra conoscenza derivi da esperienze sensibili e quindi da induzioni. Secondo Mill ogni ragionamento dà luogo a una 'inferenza', cioè un passaggio da verità già note ad altre che non lo erano. Egli osservava che tradizionalmente si distinguevano due maniere di effettuare un'inferenza: l'induzione, che va dal particolare al generale, e la deduzione, che va dal generale al particolare (come avviene ad esempio nel sillogismo aristotelico). Mill intese anzitutto dimostrare come alla base della deduzione vi sia in realtà l'induzione. Quando si costruisce un sillogismo, ad esempio: 'Tutti gli uomini sono mortali, il duca di Wellington (che al tempo di Mill era vivo) è un uomo, dunque il duca di Wellington è mortale', in realtà non si effettua un'inferenza dall'affermazione generale su tutti gli uomini al caso particolare di Wellington, ma, da quei casi particolari che ho già conosciuto (la morte di Tizio, di Caio ecc.) e che ho riassunto in una proposizione generale ('tutti gli uomini sono mortali'), io procedo a un nuovo caso particolare. Dunque il procedimento deduttivo si rivela un passaggio dal particolare al particolare, cioè da alcuni casi particolari già noti a un nuovo caso simile; esso è fondato sull'induzione, che ha consentito preliminarmente di risalire dall'osservazione di casi particolari a un'affermazione generale (sebbene mai in un senso assoluto, dato che è impossibile osservare tutti i casi); tale affermazione generale fa da riassunto delle nostre osservazioni su tutti i casi simili ed è posta a premessa generale nel sillogismo.

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Etica, politica ed economia

Mill riprese sul terreno dell'etica il principio dell'utilitarismo di Bentham, secondo cui il fine di ogni attività morale consiste nella maggiore felicità possibile per il maggior numero possibile di persone; egli intese però allargare la concezione benthamiana del 'calcolo dei piaceri', introducendovi anche una considerazione qualitativa dei piaceri, che tenesse conto in particolare dell'altruismo. Nel saggio Sulla libertà (1859), che può considerarsi una delle espressioni più alte del liberalismo democratico, fortemente connotato in senso individualistico, Mill svolgeva poi una difesa dell'autonomia dell'individuo e delle libertà del cittadino (di coscienza, di pensiero, di parola, di associazione, di perseguire la propria felicità), sia rispetto all'autorità statale, sia rispetto a quella che Tocqueville definiva la 'tirannia della maggioranza' (quale rischio di degenerazione della democrazia nella società moderna). Nelle Considerazioni sul governo rappresentativo (1861), Mill indicò nella democrazia rappresentativa, fondata sulla rappresentanza non solo della maggioranza, ma anche della minoranza, il tipo di governo che garantisce meglio le libertà individuali.

Mill fu autore anche dei Principi di economia politica (2 voll., 1848), in cui criticava le idee del socialismo, pur ammettendo la necessità di una redistribuzione più equa della ricchezza. Scrisse inoltre un saggio Sulla servitù delle donne (1873) e Tre saggi sulla religione (postumo, 1874).

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