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Risultati di Windows Live® Search Bellotto, Bernardo (Venezia 1720 - Varsavia 1780), pittore italiano attivo, oltre che in Italia, a Dresda, Vienna, Monaco e Varsavia. Nipote e allievo del Canaletto, come lui eccelse nel genere del vedutismo. Esordì presso la bottega dello zio con un nucleo di capricci, ben esemplificati da Capriccio veneziano con Santa Maria dei Miracoli (Niedersächsisches Landesmuseum, Hannover): nella fantasiosa ricostruzione di uno scorcio veneziano, edifici reali compaiono insieme a palazzi immaginari, e il Canal Grande segue un percorso diverso dal vero. Pur ereditando dal maestro il rigoroso impianto prospettico, lo stile di Bellotto tuttavia si distingue per il segno incisivo e per i marcati contrasti di luce, accentuati da nubi, atmosfere fredde, ombre lunghe. Molto apprezzata fu inoltre la sua particolarissima capacità di rendere il timbro, il carattere di un luogo o una città, grazie alla quale divenne tra i pittori più richiesti presso le corti europee. In Italia lavorò a Roma (Veduta del Tevere con Castel Sant'Angelo, 1740 ca., Metropolitan Museum of Art, New York), a Milano (Veduta di Villa Melzi d'Eril alla Gazzada, 1744, Pinacoteca di Brera, Milano), a Torino (Palazzo Reale a Torino, 1745 ca., Pinacoteca Sabauda, Torino). Quando giunse il successo, gli furono commissionate opere da nobili e sovrani, tra cui Augusto III, elettore di Sassonia (Il fossato dello Zwinger, 1754 ca., Staatliche Kunstsammlungen, Dresda), Maria Teresa d'Austria (Vienna dal Belvedere, 1759-60, Kunsthistorisches Museum, Vienna), l'elettore di Baviera (Nynphenburg visto da Monaco, 1761, Staatliche Schlossen, Garten und Seen, Monaco), il re di Polonia Stanislao II Augusto (Piazza della Porta di Ferro a Varsavia, 1770, Museo Nazionale, Varsavia): per questi importanti committenti dipinse precise vedute delle capitali in corso di ammodernamento. Nel 1767 Bellotto si stabilì definitivamente a Varsavia. Le opere di Bellotto, caratterizzate dalla resa attenta dei particolari architettonici e dei dettagli topografici (tanto da giustificare l’attribuzione all’autore di una sorta di sensibilità fotografica ante litteram), furono utilizzate per la ricostruzione di edifici storici danneggiati dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, in particolare a Dresda e a Varsavia.
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