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Agricoltura

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Agricoltura nel mondoAgricoltura nel mondo
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2.3

Progressi nelle pratiche agricole

Con la fine del periodo neolitico si aprì l’era del perfezionamento delle conoscenze acquisite. Nel Nord Europa la segale e l’avena vennero coltivate a partire dal 1000 a.C. circa. Molti frutti e verdure, fra i quali cipolle, meloni e cetrioli, erano già coltivati dal III millennio a.C. in Mesopotamia. Datteri e fichi erano un’importante fonte di zucchero in Medio Oriente; mele e pesche erano coltivate nell’area del Mediterraneo. Il cotone veniva coltivato e filato in India già dal 2000 a.C. e nello stesso periodo il lino e la seta erano ampiamente utilizzati in Cina. Il cavallo, introdotto in Egitto intorno al 1600 a.C., era già noto in Mesopotamia e Asia Minore.

L’aratro con punta metallica trainato dai buoi, di cui si ha notizia dal X secolo in Palestina, diede grande impulso all’agricoltura. In Palestina e Mesopotamia la trebbiatura veniva effettuata sfruttando la forza animale, mentre la mietitura, la legatura e la setacciatura erano ancora eseguite manualmente.

I romani praticavano diverse tecniche quali il maggese, il debbio, il sovescio delle colture, la letamazione. La vastità dei possedimenti romani consentiva loro di coltivare i cereali nelle colonie disseminate nel Mediterraneo, e diverse essenze arboree. La villa romana degli ultimi periodi della Roma cristiana era organizzata in modo simile al castello medievale, e schiavi e fittavoli erano forzati a lavorare seguendo ordini dati dal proprietario, il quale riceveva una percentuale predeterminata dei raccolti.

2.4

Il Medioevo

Con il disfacimento dell’Impero romano d’Occidente, l’arte agricola decadde e s’impose un sistema autarchico; il periodo feudale, che raggiunse il suo apice intorno al 1100 d.C., vide nel feudo la costituzione di una comunità a sé stante, con al centro l’imponente dimora del signore e attorno uno o più villaggi, abitati da contadini indissolubilmente legati alle terre del feudo. I feudi più grandi avevano un mulino per macinare i cereali, un forno per cuocere il pane, un vivaio di pesci, orti, frutteti e torchi per l’uva o le olive.

Il metodo di coltivazione era rigidamente prescritto. La terra coltivabile era divisa su tre aree in rotazione: la prima seminata in autunno con frumento o segale; la seconda seminata in primavera con orzo, segale, avena, fagioli o piselli; la terza lasciata a maggese, cioè a riposo. Ogni area era a sua volta divisa in strisce, senza siepi o staccionate per separare una striscia dall’altra. Quest’epoca vide anche lo sviluppo dell’impero bizantino e del potere dei saraceni in Medio Oriente e nel Sud dell’Europa.

2.5

La dominazione araba

Nel periodo della dominazione araba in Egitto e in Spagna, l’irrigazione fu estesa a terreni che prima erano sterili o improduttivi. In Spagna furono piantate viti su terreni scoscesi e l’acqua per l’irrigazione veniva portata dalle montagne alla pianura. Erano coltivati il riso, la canna da zucchero, il cotone, gli spinaci e i carciofi, come pure il pregiatissimo zafferano, mentre il baco da seta era allevato insieme al gelso, le cui foglie sono l’alimento principale di questa larva.

Le crociate incrementarono le occasioni di incontro con la cultura islamica da parte degli europei, che poterono così conoscere gli agrumi, la seta e i tessuti di cotone. Le fibre tessili utilizzate erano la lana, per cui venivano allevate pecore, e il lino, la cui pianta veniva coltivata anche per ricavarne l’olio. I cavalli e i buoi erano utilizzati come animali da tiro.

2.6

La crescita dell’industria tessile

La continua crescita dell’industria tessile rese l’allevamento delle pecore più redditizio in Inghilterra, nelle Fiandre, nella Champagne, in Baviera e, in Italia, in Toscana e Lombardia. Contemporaneamente le aree attorno alle città medievali si specializzarono nella produzione di verdure orticole e prodotti lattiero-caseari.

Il sistema feudale fu duramente colpito dalle guerre europee del XIV e XV secolo e dalle grandi epidemie di peste del XIV secolo, quando molti villaggi vennero rasi al suolo e gran parte delle terre coltivabili fu abbandonata. Ciononostante, nell’Italia meridionale l’irrigazione permise di aumentare la produzione dei terreni più fertili e l’attenzione quasi esclusiva riservata ai cereali lasciò il posto a una maggiore diversificazione delle colture, comprendenti prodotti come ortaggi, viti e ulivi, e alla produzione di vino, olio e formaggio.

2.7

L’agricoltura nelle colonie

All’inizio del Cinquecento, con le prime spedizioni degli esploratori europei in America, Africa e Asia, vennero fondate le prime colonie, dove furono impiantati insediamenti agricoli sia per dare nutrimento ai coloni, sia per produrre colture finalizzate al commercio e all’approvvigionamento alimentare della madrepatria. Le colture e i prodotti principali comprendevano canna da zucchero, cotone e tabacco, come pure lana e pellami; in particolare, un contributo fondamentale alla crescita dell’agricoltura europea venne dall’introduzione di colture quali il granturco e la patata.

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