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Escatologia

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Introduzione

Escatologia Dottrina filosofica e teologica concernente la vita individuale dopo la morte e la condizione finale del mondo; il termine deriva dal greco éskatos (“ultimo”) e letteralmente significa “discorso sulle cose ultime”.

Benché la riflessione escatologica presupponga un notevole livello di raffinatezza dottrinale e speculativa, sono ravvisabili elementi di riflessione escatologica anche nei miti delle popolazioni cosiddette primitive o nei sistemi di credenze elaborati dalle religioni storiche. I lineamenti delle dottrine escatologiche, tuttavia, variano conformemente alle caratteristiche dell’ambiente culturale e dei popoli.

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Escatologie delle civiltà antiche

La credenza nell’autonomia della vita dello spirito, ossia nell’esistenza di una sostanza spirituale che dimora nel corpo del defunto fino a quando sono disponibili cibo e bevande, è tipica dell’escatologia delle popolazioni antiche. Con la nascita di forme di culto più elaborate, connesse con l’introduzione di criteri etici estesi all’intera società tribale, si diffuse la credenza in un giudizio dopo la morte, che assoggettava gli spiriti alla legge della retribuzione, cioè a un sistema di premi e castighi.

Culture antiche come quella persiana o egizia concepirono una forma di esistenza dopo la morte, nel sepolcro o in un regno sotterraneo. Presso altre culture (ad esempio in India) sussisteva la convinzione che lo spirito dopo la morte si incarnasse immediatamente in un altro corpo, per vivere nuovamente e poi morire incarnandosi ancora in nuove forme. Questo concetto di trasmigrazione introdusse nella vita oltremondana non solo una gerarchia di premi e punizioni, ma anche la possibilità di ascendere o discendere lungo la scala dell’essere, in base alla rettitudine raggiunta nelle vite precedenti. Malgrado tale meccanismo di giustizia cosmica possa apparire perfetto, l’incessante succedersi di nascite e morti individuali viene comunque considerato in modo negativo: la condizione di moksha (liberazione) e nirvana ne costituiscono il superamento.

Tra i greci antichi dominarono numerose e differenti concezioni escatologiche: le dottrine cosmologiche dello stoicismo, ad esempio, concepivano la vita del mondo come una ripetizione ciclica del “grande anno” al termine del quale il cosmo doveva esplodere, riconducendo la materia al logos originario dal quale l’ordine si sarebbe rigenerato; parimenti si sarebbe rigenerata l’anima dell’uomo, anch’essa permeata di logos e destinata dunque a una sorta di immortalità.

Oggi conosciamo solo imperfettamente le idee che si sono sviluppate nel corso della storia a proposito della fine del mondo (vedi Miti apocalittici). Gli antichi persiani, che seguivano le dottrine di Zoroastro, erano convinti che il fuoco avrebbe distrutto il mondo durante una grande ordalia. Secondo questa credenza, che si trova nelle Gatha, la prima parte dell’Avesta, alla fine del mondo i seguaci del dio Ahura Mazda si sarebbero distinti dagli altri uomini perché avrebbero superato la prova del metallo fuso, vedendo così ricompensata la loro buona volontà. Benché non si sappia con certezza se l’idea di una resurrezione dopo la morte risalga al periodo delle Gatha, pare tuttavia che lo storico greco Erodoto nel V secolo a.C. abbia avuto notizia di una tale credenza presso i persiani; anche Teopompo di Chio (378-304 a.C.), lo storico di Filippo II, re di Macedonia, la descrive come una dottrina mazdaica.

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Dottrine escatologiche ebraiche, cristiane e islamiche

Nell’ebraismo l’attesa escatologica è legata alla tensione promessa-compimento: Israele ha già fatto esperienza della salvezza di Dio, ma le promesse rimandano ancora a un compimento futuro: ecco allora nascere e svilupparsi la speranza nel Messia che sorgerà dalla stirpe di Davide (2 Samuele 7). Secondo questa concezione, il “giorno del Signore” sarà giorno di giudizio e di salvezza (Daniele 7), in cui il “Figlio dell’Uomo” giudicherà gli uomini e porrà fine all’ingiustizia e al male inaugurando una nuova era.

Il problema della salvezza individuale in un’esistenza dopo la morte si manifesterà nel pensiero ebraico solo in epoca relativamente tarda: sia nella letteratura che risente degli influssi ellenistici, in particolare il Libro della Sapienza, e riflette sul destino del martire (1-2 Maccabei), sia all’interno dell’ampia e diversificata letteratura apocalittica.

Nel Nuovo Testamento Gesù proclama la venuta del regno di Dio e inaugura il tempo della salvezza: la sua croce e la sua resurrezione rappresentano la vittoria di Dio sul peccato e sulla morte. La piena realizzazione del regno è tuttavia attesa alla seconda venuta di Cristo o parusia (vedi Secondo Avvento), che le prime comunità cristiane pensavano come imminente. La parusia è vista oltre che come giudizio, anzitutto come salvezza e speranza per le comunità perseguitate. In epoca patristica si sottolineerà, contro il dualismo antropologico greco, la concezione cristiana della resurrezione dei morti. Con il prolungarsi dell’attesa della parusia e l’avvento dell’era di Costantino, la riflessione teologica accentuò l’interesse per le sorti individuali; in seguito, a partire dal secolo VII, si concentrò sulle questioni del destino ultraterreno dell’anima, dell’inferno e del paradiso, e sul problema del rapporto tra il giudizio individuale e quello finale.

In epoca medievale l’attesa di una trasformazione escatologica del cosmo permeò i movimenti millenaristici, diffondendosi in particolare tra i seguaci di Gioacchino da Fiore, le cui dottrine furono dichiarate eretiche dalla Chiesa nel 1215.

L’Islam ha accolto dall’ebraismo e dal cristianesimo la dottrina di un giudizio dopo la morte che comprende premi e castighi eterni, arricchendo successivamente tale concezione grazie all’incontro con il pensiero persiano. L’Islam considera particolarmente importante la fede nella reincarnazione di alcuni grandi profeti del passato: in alcune occasioni il mondo islamico è stato scosso dall’attesa di un Mahdi, il Messia che avrebbe rinnovato la fede.

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Tendenze contemporanee

Il pensiero teologico del XX secolo ha recuperato la visione biblica e cristologica dell’escatologia, sottolineando che la parusia non è un nuovo evento, ma il pieno compimento della resurrezione di Cristo nella storia degli uomini. In questa direzione il teologo tedesco Jürgen Moltmann ha riproposto la centralità della speranza escatologica, comprendendovi non solo gli eventi della fine del tempo, ma anzitutto l’influenza della speranza sulla vita in questo mondo.

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