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Paesi Bassi

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Paesi Bassi: bandiera e innoPaesi Bassi: bandiera e inno
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7.10

Il governo di centro-sinistra

Le elezioni del maggio 1994 posero fine al lungo predominio cristiano-democratico. Il nuovo premier laburista Wim Kok, alla testa di una coalizione tra socialisti, liberali e centristi del partito Democraten 66, affrontò la difficile congiuntura economica ricorrendo a una politica di austerità che ridimensionò l’intervento dello stato e la spesa pubblica. Grazie a un patto sottoscritto con i sindacati e l’associazione degli imprenditori, il governo riuscì tuttavia a operare in un clima di consenso.

Nel febbraio 1995, in seguito a una straordinaria ondata di piena della Mosa e del Reno, riapparve lo spettro delle inondazioni; nel timore di un cedimento delle dighe, circa 250.000 persone vennero fatte evacuare e in seguito venne avviato un programma di rafforzamento del sistema di controllo delle acque dei due fiumi. Le elezioni amministrative svoltesi nel marzo dello stesso anno registrarono un flessione dei laburisti e una crescita dei partiti di centro-destra. In luglio un contingente di Caschi Blu olandesi fu coinvolto in un drammatico episodio della guerra civile iugoslava. Incaricato della difesa dell’enclave musulmana di Srebrenica, il comandante del contingente cedette alle minacce del generale serbo-bosniaco Ratko Mladić e si ritirò, favorendo l’opera di pulizia etnica condotta dai serbi in Bosnia-Erzegovina. L’episodio gettò una macchia di infamia sulle forze olandesi e attirò su di esse un’ondata di aspre critiche.

Nel 1996 il paese fu coinvolto in una curiosa controversia con la Francia, nata dal diverso atteggiamento dei due governi in materia di repressione del consumo di stupefacenti. Nel tentativo di limitare la diffusione delle droghe cosiddette “pesanti” (quali eroina e cocaina), dagli anni Ottanta i governi olandesi avevano perseguito una politica di tolleranza (in seguito adottata da altri stati europei, tra cui la Svizzera) verso il consumo delle cosiddette “droghe leggere”, cioè hashish e marijuana. La possibilità di acquistare modiche quantità di queste sostanze in appositi bar (Coffee Shop) aveva però stimolato nel corso degli anni un singolare fenomeno turistico verso le città olandesi (e in particolare Amsterdam), che irritava la vicina Francia. La controversia si risolse nel 1997, con la sottoscrizione di un accordo doganale e un aumento del controllo di polizia negli scali olandesi.

Grazie ai buoni risultati economici ottenuti, Kok vinse le elezioni del maggio 1998 e venne confermato alla guida del governo. Nel 1999 il paese entrò nell’Unione monetaria europea e l’olandese Wim Duisenberg fu designato alla presidenza della Banca centrale europea. Nel maggio dello stesso anno le divergenze sorte all’interno della coalizione in merito alla proposta di introdurre l’istituto del referendum nella Costituzione causarono le dimissioni di Kok, che il mese successivo riprese tuttavia la guida del governo.

Facendo seguito a un dibattito che durava da anni, nella primavera del 2001 il Parlamento olandese legalizzò l’eutanasia, regolandola con meticolosi “requisiti di diligenza”.

Nell’aprile 2002, a poche settimane dalla scadenza naturale della legislatura, il primo ministro Kok rassegnò le dimissioni, ritirandosi dalla vita politica; a provocare la decisione di Kok furono le polemiche suscitate dalla pubblicazione di un rapporto ufficiale sulla strage perpetrata dalle truppe serbo-bosniache del generale Ratko Mladić nel luglio 1995 nell’enclave musulmana di Srebrenica. Il rapporto censurava infatti non solo il comportamento dei Caschi Blu olandesi – i quali si erano ritirati di fronte alle minacce, lasciando mano libera alle truppe serbo-bosniache – ma anche quello del governo allora in carica, e quindi dello stesso Kok, che avrebbe avallato la discutibile scelta dei militari.

7.11

Crisi del modello olandese

Malgrado la buona situazione economica, il bassissimo tasso di disoccupazione (sceso tra il 1998 e il 2001 dal 4,3 al 2,6%) e l’avanzato sistema sociale, verso la fine degli anni Novanta il “modello olandese” iniziò a manifestare i segni di una profonda crisi. Gli effetti sulla società olandese del forte trauma provocato dal “caso Srebrenica” andarono infatti a sommarsi a quelli causati da una serie di scandali finanziari e a quelli dovuti all’insorgere di sentimenti razzisti e xenofobi, che ebbero a Rotterdam la prima eclatante manifestazione. Nella seconda città del paese, governata da decenni dai laburisti, nelle elezioni amministrative del marzo 2002 si affermò, con il 33% dei voti, una nuova formazione populista e xenofoba (Leefbar Rotterdam, “Rotterdam vivibile”), guidata da un intellettuale di un certa fama, Pim Fortuyn. Incassato il successo di Rotterdam, Fortuyn si preparò ad affrontare il voto politico nazionale del successivo maggio, creando dal nulla una nuova formazione: la Lista Pim Fortuyn (Lijst Pim Fortuyn).

La campagna elettorale olandese si rivelò insolitamente aspra e il nuovo partito venne ripetutamente accusato di strumentalizzare i problemi legati all’immigrazione e di favorire la diffusione di sentimenti xenofobi e razzisti. In un rovente clima politico, il 6 maggio, a pochi giorni dalle elezioni, Fortuyn fu colpito da diversi colpi di pistola esplosi da uno squilibrato e vano fu ogni tentativo di soccorrerlo.

Le elezioni – che il governo, per evitare ulteriori tensioni, decise di far svolgere regolarmente alla data prefissata – registrarono il successo del Partito cristiano-democratico (28%), ma anche la forte affermazione postuma di Fortuyn, la cui formazione si aggiudicò, con il 17% dei voti, il secondo posto; il Partito laburista vide dimezzati i propri voti e con il 15,1% giunse solo al quarto posto.

Dopo difficili trattative e nuove polemiche, il Partito cristiano-democratico costituì il nuovo governo con la Lista Pim Fortuyn e il Partito popolare per la libertà e la democrazia (VVD), affidandone la guida a Jan Peter Balkenende. Tuttavia, a causa dei forti dissidi interni e della litigiosità dei membri della Lista Fortuyn, il governo durò solo tre mesi; il 16 ottobre il premier Balkenende rassegnò le dimissioni, chiamando il paese a nuove elezioni. Nelle elezioni anticipate del gennaio 2003 il Partito cristiano-democratico si riconfermò al primo posto, ottenendo il 28,6% dei suffragi e 44 seggi alla Camera dei rappresentanti. Compiendo una notevole rimonta, il Partito laburista conquistò il secondo posto. La Lista Pim Fortuyn perse invece la gran parte dei consensi, ottenendo solo il 5,7% dei voti e 8 seggi. Costituito un nuovo governo con i conservatori del VVD e i liberali del Demokraten 66, in marzo Balkenende si schierò con gli Stati Uniti nell’offensiva militare contro l’Iraq.

L’appoggio dato agli Stati Uniti e i severi provvedimenti presi da Balkenende in materia economica, sociale e di immigrazione destarono polemiche e preoccupazioni, anche all’interno dello stesso governo e della Chiesa olandese. Nell’ottobre 2004 si svolse ad Amsterdam una foltissima manifestazione contro i tagli alla spesa sociale. A novembre il paese venne scosso da una nuova tragedia: il regista Theo van Gogh, autore di un controverso film sulla condizione della donna nel mondo islamico, fu ucciso per strada da un giovane di origine marocchina.

Le forti tensioni sociali e il diffuso malcontento nei confronti dell’operato del governo si rifletterono nel giugno 2005 sul referendum per l’approvazione della Costituzione europea, respinta anche in Olanda a pochi giorni dalla bocciatura francese.

7.12

Sviluppi recenti

Nel giugno del 2006 i contrasti in seno alla maggioranza in materia di immigrazione provocano la caduta del governo. Le successive elezioni di novembre registrano la flessione del Partito cristiano-democratico, che conserva tuttavia il primo posto (26,5% dei voti e 41 seggi) davanti al Partito laburista (21,2% e 33 seggi). Netta è l’affermazione del Partito socialista (16,6% e 25 seggi), che conquista per la prima volta il terzo posto scavalcando il Partito per la libertà e la democrazia e i Verdi.

Nel marzo 2007 si insedia un nuovo governo di “grande coalizione”, al quale partecipano il Partito cristiano-democratico, il Partito laburista e l’Unione cristiana. Balkenende conserva il posto di primo ministro, ma è tuttavia costretto a rivedere la sua politica in materia di welfare e di immigrazione.

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