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Africa

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3

Popolazione

Il Sahara costituisce una linea di demarcazione fra le aree abitate dai popoli dell’Africa settentrionale e quelli dell’Africa subsahariana; tuttavia il deserto non ha mai rappresentato un ostacolo agli scambi o alla diffusione delle culture fra le regioni settentrionali e occidentali del continente. In passato, ai popoli continentali sono stati applicati numerosi sistemi di classificazione, molti dei quali di dubbia natura poiché basati fondamentalmente su presupposti razzisti. Oggi la ripartizione geografica appare la più utile ai fini tassonomici.

3.1

Etnografia

La parte settentrionale dell’Africa, comprendente il Sahara, è abitata da popoli caucasoidi, perlopiù berberi e arabi, che costituiscono circa il 25% degli abitanti del continente. A sud del Sahara vivono popolazioni bantu che rappresentano circa il 70% della popolazione africana, mentre alcune tribù di khoisan, san (un tempo chiamati boscimani) e koi-koi (gli ottentotti di un tempo), discendenti probabilmente dagli strati del più arcaico popolamento, si trovano nell’Africa orientale. I pigmei, anch’essi discendenti da antichissime popolazioni confinate nelle foreste pluviali, sono concentrati nel bacino del Congo. Originariamente insediati nelle regioni meridionali, oggi vivono in Africa cinque milioni di discendenti degli europei. La popolazione indiana, che tocca il milione di unità, è stanziata prevalentemente lungo le coste orientali e in Sudafrica.

In Africa sono stati classificati più di tremila gruppi etnici, presso i quali prevale l’istituzione della famiglia estesa. In gran parte del continente la famiglia è collegata a una società allargata tramite gruppi parentali, quali i clan, che tendono a escludere i matrimoni endogeni: i loro membri si sposano cioè fuori dal gruppo. Spesso il villaggio è costituito da un singolo gruppo parentale di discendenza maschile o femminile.

3.2

Demografia

Nonostante l’estesa superficie, l’Africa è abitata da appena il 14% della popolazione mondiale. Nel 2008 la popolazione del continente era stimata in 955 milioni di abitanti, con una densità media di 32 abitanti per km². Questo dato considera vaste aree praticamente disabitate, quali i deserti del Sahara e del Kalahari, e aree più limitate, quali la valle del Nilo, in cui la densità demografica è molto elevata. Se si calcola la popolazione che vive in aree coltivabili o produttive, la densità media aumenta a circa 139 abitanti per km².

La popolazione del continente è stanziata prevalentemente lungo le coste settentrionali e occidentali, nelle aree comprese nei bacini fluviali del Nilo, del Niger, del Congo e del Senegal, e nell’altopiano dell’Africa orientale. Il paese più popoloso dell’Africa è la Nigeria (138.283.240 abitanti nel 2008).

In Africa il tasso di crescita demografica raggiunge il 2,08% annuo, a fronte di un tasso di -0,01% in Europa e di un tasso di quasi la metà (1,07%) in America settentrionale. Alla diffusione dei servizi sanitari, a partire dalla seconda guerra mondiale, si deve il netto decremento del tasso di mortalità, che è del 14,20‰, ma varia considerevolmente da paese a paese. In gran parte dei paesi africani, circa la metà della popolazione ha un’età inferiore ai 15 anni.

La popolazione africana è prevalentemente rurale: solo il 37% degli abitanti vive infatti in centri urbani. L’Africa settentrionale è la regione più urbanizzata; esistono tuttavia singoli paesi con elevati livelli di urbanizzazione, come la Repubblica del Congo (54%), mentre grandi metropoli sono situate in ogni parte del continente. Le città africane che hanno una popolazione superiore al milione di abitanti sono Il Cairo (la più popolosa metropoli africana), Alessandria e Giza in Egitto; Algeri in Algeria; Tripoli in Libia; Tunisi in Tunisia; Casablanca e Rabat in Marocco; Lagos e Ibadan in Nigeria; Douala e Yaoundé in Camerun; Luanda in Angola; Addis Abeba in Etiopia; Dakar in Senegal; Conakry in Guinea; Abidjan in Costa d’Avorio; Accra in Ghana; Brazzaville nella Repubblica del Congo; Kinshasa nella Repubblica Democratica del Congo; Mogadiscio in Somalia; Kampala in Uganda; Nairobi in Kenya; Dar es Salaam in Tanzania; Antananarivo in Madagascar; Khartoum e Omdurman in Sudan; Lusaka in Zambia; Harare in Zimbabwe; Johannesburg, Città del Capo, Durban e Pretoria in Sudafrica.

La crescita urbana è stata particolarmente rapida a partire dagli anni Cinquanta del Novecento. Si è altresì verificato un consistente flusso migratorio, in particolare di africani provenienti dall’Africa centrale, verso i distretti minerari e industriali di paesi quali lo Zambia, lo Zimbabwe e il Sudafrica, e di africani delle regioni settentrionali e occidentali verso l’Europa, in particolare la Francia e l’Italia. In anni recenti, lo scoppio di guerre civili in alcuni paesi africani – in Angola, Mozambico, Etiopia, Sudan, Liberia e Ruanda – ha causato spostamenti di massa delle popolazioni, simili agli esodi determinati da siccità e carestie. In Africa esiste la maggiore concentrazione mondiale di profughi, comprese le popolazioni che si spostano all’interno dei propri paesi e quelle che ne attraversano la frontiera cercando protezione.

3.3

Lingue

In Africa si parlano oltre mille lingue. Benché più di 50 idiomi contino almeno 500.000 parlanti, la maggior parte delle lingue africane appartiene a esigue minoranze. A parte l’arabo, le lingue più diffuse sono quelle cosiddette “franche”: lo swahili (soprattutto nell’Africa orientale e meridionale) e lo hausa (Africa orientale). Le principali famiglie linguistiche sono la niger-kordofaniana e la nilotico-sahariana, parlate da oltre 160 milioni di persone; la camito-semitica, o afroasiatica, che predomina nell’Africa settentrionale e nordorientale; e la khoisanide, parlata dai san e dai koi-koi dell’Africa meridionale. Molti africani, in particolare quelli dell’Africa subsahariana, sono bilingui, in quanto parlano sia la propria lingua sia quella degli europei che colonizzarono il loro paese. Vedi Lingue africane.

3.4

Religione

Oggi il cristianesimo è probabilmente la religione più diffusa dell’Africa. Il cattolicesimo venne introdotto nelle regioni settentrionali del continente nel I secolo; nel IV secolo si diffuse in Sudan e in Etiopia, fu soppiantato nel VII secolo dall’islamismo e si riaffermò soltanto nel XIX secolo – affiancato dalle varie forme di protestantesimo –, per via delle conquiste europee e dell’opera dei missionari. In Etiopia e in Egitto permane l’antichissima Chiesa copta.

L’islam, professato da circa il 40% della popolazione, fu introdotto dai conquistatori arabi: si diffuse inizialmente nell’Africa settentrionale e, nei secoli successivi, lungo il corso del Nilo, la costa orientale e nell’Africa occidentale, seguendo le piste carovaniere che approdavano a città (come Oualata, Timbuctu, ecc.) che erano al tempo stesso centri commerciali e centri religiosi. La prima scuola di diritto islamica, quella sunnita di orientamento malikita, predomina in gran parte dell’Africa musulmana, eccetto che in Egitto, nel Corno d’Africa e sulla costa orientale africana.

Circa il 15% delle popolazioni africane pratica esclusivamente religioni locali o indigene, tendenzialmente animiste, e sia il cristianesimo sia l’islamismo hanno assimilato pratiche autoctone. Sono sorti inoltre alcuni movimenti religiosi indigeni, nati dalla fusione con credenze e riti cristiani. Guidati da singoli profeti, questi gruppi separatisti si sono diffusi in tutta l’Africa, ma la loro presenza appare più estesa e influente nell’Africa meridionale e centrale.

Nell’Africa settentrionale e meridionale vivono inoltre piccole comunità ebraiche; tra queste i falascià, che fino agli anni Ottanta del Novecento erano insediati in Etiopia. Minoranze di fede induista, buddhista e taoista sono disseminate nell’Africa orientale e meridionale.

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