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Africa

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Ippopotamo in acquaIppopotamo in acqua
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3.5

Cultura

La cultura tradizionale africana è essenzialmente subordinata al concetto di famiglia e di gruppo etnico. Le arti tradizionali – la musica, la letteratura orale e la danza – servono a rafforzare i legami religiosi e sociali. In passato le élite fortemente occidentalizzate, influenzate dalla cultura europea e dal cristianesimo, opposero un rifiuto alle culture tradizionali locali; tuttavia, negli anni Sessanta del Novecento, dopo la conquista dell’indipendenza da parte di molti paesi africani, si verificò una sorta di rinascita culturale, che portò a una atteggiamento diverso nei confronti dell’“africanità”. I governi tendono oggi a sostenere gruppi nazionali di danza e musica, musei e, in minor misura, artisti e scrittori, nonostante le idee, le usanze, la musica e le mode occidentali – attraverso i film, la radio, la televisione e i viaggi – abbiano influenzato la musica locale, i modi di vestire, gli usi alimentari e così via, soprattutto fra i giovani.

È tuttavia importante ricordare la profonda influenza esercitata in tutto l’Occidente dall’arte e dalla musica africane nel corso del XX secolo: un artista come Pablo Picasso avrebbe avuto un percorso ben diverso senza l’ispirazione che gli venne dall’arte africana; la stessa musica nordamericana (il blues, lo spiritual, il jazz) non può prescindere dall’influenza africana.

Per approfondimenti sulla cultura del continente, vedi Arte africana; Danza africana; Letteratura africana; Mitologia africana; Musica africana.

4

Economia

La popolazione africana prima dell’età coloniale era dedita all’allevamento, all’agricoltura di sussistenza e, in misura minore, all’artigianato e al commercio. Gran parte dei mercati erano locali, sebbene numerosi stati avessero per secoli sviluppato sistemi di scambio a lunga distanza, specializzazioni produttive, reti di comunicazione e commercio, e complessi organismi governativi che regolavano il flusso mercantile. Fra questi stati si annoveravano i regni del Sahel, legati ai traffici con il Mediterraneo attraverso il Sahara, del Ghana, di Songhai, di Kanem-Bornu nell’Africa centroccidentale e di Grande Zimbabwe nell’Africa meridionale; i traffici mercantili transahariani, che erano iniziati prima dell’epoca romana, continuarono fino al XIX secolo.

In Africa oro, noci di cola, rame, piume di struzzo e sale furono le principali merci d’esportazione per centinaia d’anni prima della colonizzazione europea. L’imporsi del dominio europeo, a partire dal XVIII secolo, determinò subito un incremento della domanda di schiavi, richiesti in quantità di gran lunga superiori rispetto alle epoche precedenti: ne derivarono gravi distorsioni e scompiglio nella vita politica e culturale delle società africane, oltre alla deportazione di milioni di persone dalle regioni centrali e occidentali del continente. La colonizzazione determinò la domanda estera di nuovi prodotti agricoli e minerari e la migrazione interna di forza lavoro; furono costruiti nuovi e più veloci sistemi di comunicazione, furono introdotte tecnologia e colture europee, non sempre vantaggiose. Si sviluppò così un’economia di scambio. Le industrie e l’artigianato locale – manufatti tessili e in ferro, ad esempio – spesso non reggevano la concorrenza con le merci europee, più economiche e prestigiose.

Si svilupparono industrie di trasformazione oltre che nuovi porti e centri amministrativi imposti dalla nuova organizzazione del territorio e dai modelli di vita di tipo urbano. Sorsero industrie di beni di consumo per soddisfare le più recenti esigenze del mercato. Un tratto distintivo dell’economia africana è la coesistenza di economie di sussistenza e di economie di scambio moderne. La crescita futura dipende dalla disponibilità di capitali d’investimento, dalla domanda mondiale di materie prime locali e dall’equità dei loro prezzi, dalla disponibilità di fonti di energia, dalla dimensione dei mercati locali, da una possibile copertura del debito estero che paralizza tante economie africane e dalla volontà dei paesi industrializzati di abbattere le barriere commerciali per i beni prodotti e lavorati in Africa.

4.1

Agricoltura

Nonostante l’espansione del commercio e dell’industria, gli africani rimangono prevalentemente occupati nell’agricoltura e nella pastorizia. Nell’Africa settentrionale e nordoccidentale avena, orzo e mais sono le più importanti colture cerealicole. Datteri, olive e agrumi sono frutto delle principali colture arboree; si coltivano anche numerose specie di ortaggi. Capre, asini, pecore, cammelli e cavalli sono i più importanti animali da allevamento.

Nella regione del Sahara i pastori nomadi allevano cammelli e capre e i pochi agricoltori stanziati nelle oasi coltivano datteri e cereali. A sud del Sahara, nei territori del Sahel e nelle più fertili aree occupate dalle savane, l’agricoltura itinerante – una pratica secondo la quale piccoli appezzamenti vengono ricavati incendiando tratti di savana, ripuliti e coltivati per essere poi abbandonati dopo alcuni anni – è ancora praticata, ma via via va lasciando il posto a un’agricoltura stabile. Mais, sorgo, miglio e, lungo i fiumi, il riso sono i principali cereali coltivati nella fascia a nord delle foreste pluviali.

Negli ambienti forestali più piovosi subentra la produzione di igname, manioca e banane, coltivati soprattutto negli altipiani costieri e nelle aree a foresta dell’Africa centrale; l’allevamento non può essere praticato in queste ultime zone, infestate dalla mosca tse-tse, presente in circa un terzo del continente. Per tradizione, il possesso di animali da allevare rimane tuttora indice di un relativo benessere economico e sociale.

L’agricoltura orientata al mercato è diffusa in tutto il continente. Si producono derrate alimentari per i mercati urbani locali, mentre chiodi di garofano, caffè, ananas, cotone, cacao, zucchero, , mais, caucciù, agave, arachidi, olio di palma e tabacco sono fra i prodotti agricoli da sempre destinati all’esportazione e all’industria. Negli ultimi vent’anni si è assistito a un significativo sviluppo della coltivazione di nuovi prodotti per i mercati occidentali, soprattutto europei: fagiolini, agrumi, rose e altri fiori, kiwi. Nell’Africa orientale e meridionale estese piantagioni e tenute agricole, spesso di proprietà di società straniere o europee, sono sfruttate per la coltivazione di agrumi, tabacco, tè e altri prodotti destinati all’esportazione.

4.2

Silvicoltura e pesca

Circa un quarto del territorio africano è ricoperto da foreste, dalle quali le popolazioni locali traggono legname utilizzato come combustibile per gli usi domestici; spesso ciò è causa di preoccupanti processi di degrado forestale, soprattutto intorno alle città. Importante è, dal punto di vista economico, la produzione di legni pregiati, perlopiù destinati all’esportazione. Il Gabon è il principale produttore di okumè, un legno usato per la fabbricazione del compensato; la Costa d’Avorio, la Liberia (prima della guerra civile), il Ghana e la Nigeria sono i principali esportatori di legno duro, molto ricercato dai mercati occidentali, ma ormai le aree di produzione sono in via di esaurimento.

La pesca è praticata soprattutto nei laghi della Rift Valley; la pesca di mare è diffusa principalmente per il consumo locale e ha notevole rilievo commerciale in Marocco, Mauritania, Senegal, Namibia, Mozambico e Sudafrica.

4.3

Risorse minerarie

L’attività estrattiva rappresenta la voce più importante per il commercio estero africano e le industrie del settore sono fra le più sviluppate del continente. Quasi la metà delle entrate provenienti dal commercio dei minerali è fornita dal Sudafrica, dove si trova la maggior concentrazione di miniere d’oro e diamanti, oltre che di cromo, amianto, carbone e rame.

Altri paesi importanti per l’attività estrattiva sono: Libia (petrolio), Nigeria (petrolio, gas naturale, carbone e stagno), Namibia (diamanti, uranio), Algeria (petrolio, gas naturale, minerali di ferro), Zambia e Repubblica Democratica del Congo (rame, cobalto, piombo e zinco), Zimbabwe (oro, amianto, carbone, cromo, minerali di ferro e nichel) e Ghana (oro, bauxite e diamanti).

Si estrae petrolio anche lungo le coste africane occidentali, nel bacino del Gabon, nella Repubblica del Congo, nella Repubblica Democratica del Congo e in Angola. Ricchi giacimenti di uranio si trovano soprattutto in Sudafrica, nel Niger, nella Repubblica Democratica del Congo, nella Repubblica Centrafricana e nel Gabon. Nella Repubblica Democratica del Congo si trova inoltre la più grande riserva mondiale di radio. Circa il 20% delle riserve mondiali di rame sono concentrate in Zambia, Repubblica Democratica del Congo, Sudafrica e Zimbabwe. Repubblica Democratica del Congo e Zambia possiedono anche il 90% dei presunti giacimenti di cobalto del pianeta, mentre la Sierra Leone è dotata delle maggiori riserve di titanio.

I tre quarti dell’oro mondiale provengono dall’Africa; i principali produttori sono Sudafrica, Zimbabwe, Repubblica Democratica del Congo e Ghana. In tutte le regioni del continente si trovano minerali ferrosi. Gran parte della ricchezza mineraria dell’Africa è stata ed è tuttora gestita da grandi gruppi multinazionali. Negli anni recenti i governi africani hanno acquisito quote sempre maggiori di compartecipazione nelle operazioni economiche all’interno dei propri paesi.

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