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Soyinka, Wole

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Soyinka, Wole Pseudonimo di Akinwande Oluwole Soyinka (Abeokuta 1934), scrittore nigeriano noto soprattutto per le sue opere teatrali, ma autore anche di romanzi, poesie e saggi critici. Dopo gli studi universitari in Nigeria e in Gran Bretagna, nel 1960 fondò una compagnia teatrale (la 1960 Masks Drama Troupe) e produsse i propri drammi e quelli di altri autori africani.

Durante la guerra del Biafra fu arrestato per essersi espresso contro le posizioni del governo nigeriano e venne incarcerato in cella di isolamento dal 1967 al 1969. Dopo la scarcerazione lasciò il paese e scelse l’esilio negli Stati Uniti. Nel 1997 venne condannato a morte in contumacia per tradimento, pena che venne revocata alla fine del regime di Sani Abacha nel 1998. Nel 1986 fu il primo scrittore africano e il primo nero a ricevere il premio Nobel per la letteratura.

Le opere di Soyinka, che appartiene all'etnia yoruba, sono scritte in gran parte in lingua inglese e innestano su solidi intrecci i miti e le tradizioni tribali, in uno stile arricchito dal ricorso al simbolismo e dalla frequente tecnica del flashback. La sua opera teatrale più nota, Danza della foresta (1960), composta in occasione dell'indipendenza della Nigeria, è una denuncia della corruzione degli uomini politici locali, rimasta inalterata anche dopo la fine del colonialismo; il dramma causò all’autore diversi guai con le autorità, ma gli attirò le critiche anche degli intellettuali marxisti (che ritenevano l’opera troppo elitaria) e dei puristi (che gli rimproverarono la mescolanza di temi tratti dal folclore yoruba e tecniche stilistiche mutuate dalle avanguardie europee).

Altri drammi teatrali comprendono The Trials of Brother Jero (1960), sui ciarlatani che predicano nuove dottrine religiose; Il raccolto di Kongi (1965), satira politica; Pazzi e specialisti (1970); Le baccanti di Euripide. Un rito di comunione (1973, l’adattamento “nigeriano” della commedia di Euripide); La morte e il cavaliere del re (1975); King Baabu (2001), parodia dei dittatori africani passati e presenti.

A Soyinka si devono altresì i romanzi Gli interpreti (1965) e Stagione di anomia (1973), le memorie dal carcere dal titolo L'uomo è morto (1972) e l'autobiografia Aké: gli anni dell'infanzia (1982), oltre alle raccolte poetiche Idanre (1967), Mandela's Earth (1988) e Samarkand and Other Markets I Have Known (2002), sugli anni trascorsi in esilio.

I saggi critici comprendono Mito e letteratura nell’orizzonte culturale africano (1976), nel quale esprime, tra l’altro, una profonda critica al concetto di Négritude; Open Sore of A Continent: A Personal Narrative of the Nigerian Crisis (1996), saggi che raccontano la storia della Nigeria dall’indipendenza al regime di Abacha; The Burden of Memory, the Muse of Forgiveness (1999), incentrato su crimini contro l’umanità commessi in Africa e sulla difficoltà del processo di riconciliazione.

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