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Risultati di Windows Live® Search Terrore Periodo della Rivoluzione francese, durato dalla primavera del 1793 al 27 luglio del 1794, nel corso del quale minacce interne (rivolte della Vandea e dei chouans) ed esterne (guerra contro le monarchie europee coalizzate) spinsero la Convenzione nazionale a intraprendere l’eliminazione dei sospetti nemici della rivoluzione, suscitando un clima di terrore nella popolazione. Alla fine, perse le giustificazioni che ne avevano messo in moto il processo, divenne l’espressione di una volontà utopistica di purificazione del popolo e del processo rivoluzionario, ma portò alla caduta dei suoi istigatori. Il Terrore era stato preceduto da violente campagne repressive, in particolare quella scatenata tra il 2 e il 6 settembre 1792 durante la quale furono eliminati nelle carceri più di 1300 detenuti, soprattutto realisti, preti refrattari e prigionieri comuni, con il beneplacito dell’autorità pubblica. Il 10 marzo 1793 i montagnardi imposero la creazione del Tribunale rivoluzionario, con facoltà di giudicare i crimini controrivoluzionari senza possibilità di ricorso; il 5 settembre successivo, sotto la pressione dei sanculotti parigini, la Convenzione mise il Terrore “all’ordine del giorno” e le prerogative del Tribunale rivoluzionario furono sancite per legge. Oltre a questo istituto, i principali strumenti del Terrore furono il Comitato di salute pubblica, il Comitato di sicurezza generale, il Comitato di sorveglianza e vari uffici periferici. Il tribunale comminò migliaia di condanne che colpirono nobili, membri del clero, borghesi ma anche lavoratori e contadini renitenti alla leva. L’apogeo del Terrore si manifestò a Parigi durante l’estate del 1794: nelle sette settimane che precedettero la caduta di Robespierre più di 1300 persone furono mandate a morte nella capitale. In tutta la Francia furono più di 40.000 le esecuzioni, delle quali solo 17.000 seguite a un regolare processo. La repressione fu particolarmente spietata in Vandea e nelle regioni di insurrezione federalista. Gli eccessi della macchina repressiva suscitarono un fenomeno di rigetto generalizzato, trascinando con sé il rovesciamento dei montagnardi, il 27 luglio 1794. Le ragioni della rivoluzione furono, per i suoi eccessi, largamente screditate.
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