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Stati Uniti d’America

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Stati Uniti d’America: bandiera e innoStati Uniti d’America: bandiera e inno
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3

Popolazione

La popolazione degli Stati Uniti è il risultato di un processo immigratorio imponente, il più grandioso della storia dell’uomo, avvenuto nel giro di un paio di secoli. Nella seconda metà del Settecento vi erano negli Stati Uniti soltanto 3,9 milioni di abitanti, divenuti 23,2 alla metà del secolo successivo. A partire da quella data le ondate immigratorie si fecero via via più massicce, sino a raggiungere cifre di 9-10 milioni di persone nel corso di appena un decennio, come è accaduto nei primi del Novecento.

Oggi la popolazione, etnicamente composita come in nessun altro paese al mondo, ma dominata culturalmente dall’elemento anglosassone, è di 303.824.650 abitanti (2008). La sua distribuzione è molto ineguale. La parte più popolosa è la sezione orientale, dove si registrano densità medie superiori ai 150 abitanti per km² (la densità media dell’intero paese è di appena 33 unità per km²), che si elevano alquanto nella regione occupata dalla cosiddetta megalopoli atlantica, la corona di grandi città che si estendono tra Washington, DC e Boston.

La popolazione degli Stati Uniti è però caratterizzata, oggi come agli inizi del popolamento europeo, da una grande mobilità: negli anni Ottanta e Novanta, ad esempio, si sono avuti massicci spostamenti dagli stati del Nord-Est e del Centro-Nord verso gli stati del Sud e dell’Ovest, accompagnati da una sempre crescente diversificazione per quanto concerne la composizione etnica, la lingua e la religione. Durante il decennio 1980-1990 si è verificato un incremento di 22.164.068 unità che, nella misura di circa il 54%, ha interessato gli stati di California, Nevada, Texas e Florida, dovuto sia a spostamenti interni sia al maggior incremento naturale della popolazione di questi stati, dove sono presenti forti comunità di origine ispanica.

3.1

Composizione etnica

La popolazione degli Stati Uniti ha una composizione etnica estremamente diversificata e tutt’altro che stabilizzata. Così, ad esempio, se il totale della popolazione è cresciuto del 9,8% tra il 1980 e il 1990, pari cioè a un incremento medio di poco inferiore all’1%, la popolazione degli afroamericani è aumentata del 14,2%, dai 26,7 milioni del 1980 ai 30,5 milioni del 1990. Le persone di origine ispanica sono passate da 14,6 milioni a 22,4 milioni fra il 1980 e il 1990, con un incremento pari al 53%. La popolazione dei nativi americani, praticamente decimati nelle terre migliori e più appetite dagli europei, è oggi di appena 2.475.956 persone, compresi gli inuit (eschimesi) e gli aleuti, che corrisponde allo 0,9% della popolazione totale. Il censimento del 1990 dava pari a 7,5 milioni il numero degli abitanti provenienti dalle isole dell’Asia e del Pacifico.

Sempre secondo il censimento del 1990, il gruppo maggiore (circa 58 milioni di americani) è di discendenza germanica, mentre 38,7 milioni hanno origini irlandesi e 32,7 milioni origini inglesi. Cospicuo è anche il numero degli abitanti di origine italiana e slava. La maggioranza bianca, durante gli anni Settanta-Novanta, si è ridotta percentualmente sia per l’immigrazione proveniente dall’Asia, dall’America latina e da altre aree, sia per i tassi di crescita più elevati fra la popolazione di colore. Nel 1990 i bianchi costituivano circa l’80% della popolazione statunitense, i neri il 12,3%, gli amerindi lo 0,8% e gli abitanti provenienti dalle isole dell’Asia e del Pacifico il 3%.

3.2

Distribuzione geografica

Negli anni Novanta le tendenze nella distribuzione geografica della popolazione statunitense continuavano a essere diversificate: la crescita demografica delle zone a Sud e a Ovest avveniva a spese degli stati delle regioni centrali del Nord e del Nord-Est. I non bianchi e gli ispano-americani tendono a rimanere concentrati nelle medesime zone geografiche. Nel 1990, ad esempio, i neri costituivano più di un quinto della popolazione di sette stati, tutti nel Sud: Mississippi, South Carolina, Louisiana, Georgia, Alabama, Maryland e North Carolina. Circa il 46% dei nativi americani viveva nell’Ovest e quasi tutti gli inuit e gli aleuti risiedevano in Alaska. Quasi la metà dei 7,3 milioni di abitanti provenienti dalle isole dell’Asia e del Pacifico erano in California e alle Hawaii, mentre il 65% dei 22,4 milioni di ispano-americani viveva in California, Texas, New York e Florida. I dati del censimento del 1980 mostravano nel precedente decennio un incremento della popolazione urbana di appena lo 0,1% dal 1970 al 1980, l’aumento decennale più esiguo in tutta la storia del paese.

3.3

Divisioni amministrative e città principali

Gli Stati Uniti d’America sono costituiti da 50 stati e da un Distretto federale, il District of Columbia; gli stati sono: Alabama, Alaska, Arizona, Arkansas, California, Colorado, Connecticut, Delaware, Florida, Georgia, Hawaii, Idaho, Illinois, Indiana, Iowa, Kansas, Kentucky, Louisiana, Maine, Maryland, Massachusetts, Michigan, Minnesota, Mississippi, Missouri, Montana, Nebraska, Nevada, New Hampshire, New Jersey, New Mexico, New York, North Carolina, North Dakota, Ohio, Oklahoma, Oregon, Pennsylvania, Rhode Island, South Carolina, South Dakota, Tennessee, Texas, Utah, Vermont, Virginia, Washington, West Virginia, Wisconsin, Wyoming.

Le città principali sono, per importanza di funzioni e numero di abitanti, New York e Chicago; seguono nell’ordine le conurbazioni di Los Angeles e San Francisco, che insieme formano la megalopoli della costa occidentale, ormai in competizione con quella atlantica (formata da New York, Boston, Philadelphia, Baltimora e Washington, DC). Molte altre città svolgono importanti funzioni regionali, spesso con precise specializzazioni dal punto di vista economico. Gli Stati Uniti contano ben venticinque città popolate da oltre 2 milioni di abitanti e una quarantina con più di un milione. Nel 2005 gli abitanti delle città costituivano l’81% della popolazione, quelli delle campagne il 19%.

3.4

Lingua e religione

La lingua ufficiale degli Stati Uniti è l’inglese, parlato dalla grande maggioranza della popolazione. Tuttavia, quasi 32 milioni di residenti parlano in famiglia una lingua diversa: circa il 54% di questi utilizza lo spagnolo, mentre altre lingue diffuse sono il cinese, il giapponese, il coreano, il vietnamita, l’arabo, l’italiano, il francese, il tedesco, il polacco, il greco, il portoghese e quelle parlate dai nativi americani.

Dalla colonizzazione fino al XIX secolo in ogni stato si assistette al fiorire di innumerevoli congregazioni e correnti religiose, tutte di ispirazione cristiana. Dopo l’adozione della Costituzione del 1788 si vennero allentando i legami tra i singoli stati e le loro particolari chiese. Durante la prima metà del XIX secolo la popolazione statunitense era in grande parte di religione protestante, mentre i cattolici e gli ebrei costituivano esigue minoranze. Il numero dei cattolici crebbe significativamente a partire dal 1820 con l’arrivo di molti immigrati dall’Irlanda; tra il 1845 e il 1855 questa emigrazione si fece più massiccia, a causa di una grave carestia che colpì il paese. Dopo il 1848, in seguito ai moti popolari soffocati da una violenta repressione, un gran numero di luterani emigrò in America dalla Germania, mentre nella seconda metà del secolo la maggior parte degli immigrati proveniva dalle nazioni dell’Europa meridionale e orientale – Italia, Austria, Ungheria e Russia – ed era di religione cattolica o ebraica. Fra gli sviluppi religiosi del XIX secolo vi fu la fondazione di alcune chiese locali, fra le quali la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’Ultimo Giorno, alla quale appartengono i mormoni, la Chiesa avventista del Settimo Giorno e i Testimoni di Geova.

Il protestantesimo è attualmente la religione maggiormente diffusa negli Stati Uniti (53% della popolazione); fra i maggiori gruppi protestanti vi sono i battisti (19%), i metodisti (8%) e i presbiteriani (2,8%). La comunità cattolico-romana rappresenta circa il 25% della popolazione totale. La religione non cristiana numericamente più rilevante è quella ebraica (2%), seguita da quelle musulmana (1,9%), buddhista e induista.

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