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Cina

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Cina: bandiera e innoCina: bandiera e inno
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2.2

Idrografia

La Cina è solcata da circa 5.000 fiumi, 1.500 dei quali hanno un bacino idrografico con una superficie superiore a 1.000 km². L’estensione della rete fluviale del paese si aggira, complessivamente, attorno ai 220.000 km, di cui 110.000 sono vie navigabili. Circa il 50% dei fiumi del paese, inclusi i tre più lunghi (Chang Jiang, Huang He e Xi Jiang) scorre in direzione ovest-est e sfocia nei mari cinesi, settori dell’oceano Pacifico. Circa il 40% dei corsi d’acqua cinesi ha un corso endoreico: privi di sbocco al mare, questi fiumi vengono cioè assorbiti dal terreno e si riversano negli aridi bacini occidentali e settentrionali, dove le acque evaporano o filtrano nel sottosuolo formando profonde riserve d’acqua. I quattro maggiori fiumi della Cina, considerati tali per l’ampiezza del loro bacino di drenaggio, sono lo Huang He, il Chang Jiang, lo Xi Jiang e l’Amur.

Culla della civiltà cinese, lo Huang He (Fiume Giallo) è il fiume più importante della Cina settentrionale. Nasce nell’altopiano del Tibet, da cui cui discende con andamento tortuoso prima di riversare le proprie acque nel golfo di Bo Hai, una sezione del Mar Giallo. Nel corso della storia del paese le frequenti inondazioni dello Huang He, dalle conseguenze spesso disastrose, hanno determinato numerose deviazioni del corso fluviale.

Il Chang Jiang (Fiume Azzurro), che scorre nella Cina centrale, ha una portata dieci volte superiore rispetto allo Huang He ed è il fiume più lungo del continente asiatico; importante arteria di comunicazione, nasce anch’esso nell’altopiano del Tibet e sfocia nel Mar Cinese orientale.

Il fiume Xi Jiang, che nasce nelle montagne dello Yunnan ed è navigabile per la quasi totalità del suo corso, ha numerosi affluenti e diramazioni che formano il principale sistema idrografico della Cina meridionale.

L’Amur, il fiume più settentrionale della Cina e quarto fiume più lungo dell’Asia, segna gran parte del confine nordorientale con la Russia e sfocia nel mare di Ohotsk.

Nella Cina occidentale, contrassegnata da forte aridità, i fiumi sono rari e hanno corso endoreico; il principale di questi è il Tarim. Nella Cina orientale il Gran Canale, che si sviluppa per 1.900 km in direzione nord-sud, collegando Pechino con Hangzhou, è il più esteso sistema di canali navigabili del mondo.

La Cina è ricchissima di laghi d’acqua dolce. I più estesi del paese si trovano lungo il medio e basso corso del Chang Jiang, come il Dongting e il Poyang Hu, che costituiscono importanti bacini di riserva idrica. Nel delta del Chang Jiang si trovano inoltre il Tai Hu, il Gaoyou Hu e l’Hongze Hu.

Nell’altopiano del Tibet sono presenti numerosi laghi d’acqua salata, il maggiore dei quali è il paludoso lago Qinghai, situato nella bassa zona nordorientale. Anche nell’arida regione nordoccidentale e nelle zone di confine con la Mongolia si trovano numerosi bacini lacustri, spesso salati, come il Lop Nor e il Bosten Hu, a est del bacino del Tarim. Lo Hulun Nur si estende a ovest del Grande Khingan, in Manciuria.

In tutto il paese sono stati creati più di duemila bacini artificiali sia al fine di praticare l’irrigazione dei terreni sia per evitare gravi inondazioni; di questi il più esteso è il Long Men, sullo Huang He.

2.3

Clima

Il clima della Cina è prevalentemente continentale; in considerazione della vasta estensione latitudinale del paese si registrano tuttavia sensibili variazioni tra le regioni settentrionali e occidentali e quelle orientali e meridionali. Nelle prime si hanno condizioni semiaride o aride, nelle seconde temperate o temperate umide; nell’estremo sud e a sud-est si trova una limitata zona con un clima tropicale.

I monsoni esercitano una profonda influenza sul clima della Cina. Durante l’inverno, venti freddi e secchi soffiano dal sistema di alte pressioni della Siberia centrale, portando temperature basse in tutte le regioni a nord del Chang Jiang e siccità nella maggior parte del paese; in estate, aria umida e calda penetra verso l’interno dall’oceano Pacifico, portando precipitazioni e causando spesso tempeste e manifestazioni climatiche violente. Le precipitazioni diminuiscono rapidamente con l’aumentare della distanza dalla costa e sui versanti sottovento dei rilievi. Le temperature in estate sono relativamente uniformi in tutto il paese, in inverno variano notevolmente da nord a sud.

A sud della valle del Chang Jiang il clima assume caratteri subtropicali o tropicali, con temperature medie estive attorno ai 26 °C. Le medie invernali scendono dai 17,8 °C a sud ai circa 3,9 °C lungo il Chang Jiang. Sulle zone costiere si abbattono spesso tifoni che, concentrati soprattutto tra luglio e novembre, portano forti venti e piogge. Anche gli altipiani e i bacini delle regioni di sud-ovest hanno un clima subtropicale, con notevoli variazioni locali; a causa delle altitudini elevate, qui le estati sono più fresche e, grazie alla protezione dai venti del Nord, gli inverni sono miti. Il bacino di Sichuan è noto per l’elevata umidità: le piogge, particolarmente abbondanti in estate, superano i 990 mm all’anno in quasi tutta la Cina meridionale.

La Cina settentrionale, che in assenza di rilievi è esposta alle correnti provenienti dalla Siberia, ha inverni rigidi. Le temperature in gennaio variano dai 3,9 °C delle pianure dell’Huang He a circa -10 °C a nord di Pechino e nelle aree montuose a ovest; a luglio superano generalmente i 26 °C e, nel bassopiano cinese, si avvicinano ai 30 °C. Quasi tutte le precipitazioni sono concentrate nel periodo estivo e, generalmente, non raggiungono i 760 mm, diminuendo verso nord-ovest, dove l’ambiente è quello tipico della steppa.

In Manciuria il clima è simile a quello della Cina settentrionale, ma più freddo. In gennaio si registra una temperatura media di circa -17,8 °C, mentre le temperature di luglio superano generalmente i 22,2 °C. Le piogge, concentrate in estate, sono in media comprese tra i 510 e i 760 mm nelle zone orientali; più aride sono le aree a ovest del Grande Khingan, dove la media delle precipitazioni scende a circa 300 mm.

Nella Mongolia Interna e a nord-ovest prevale un clima semiarido. Le medie di gennaio rimangono inferiori ai -10 °C, ma scendono ulteriormente nella Zungaria, quelle di luglio superano generalmente i 20 °C. Le precipitazioni annuali sono inferiori a 250 mm, mentre nella maggior parte del territorio non superano i 100 mm.

Per le sue elevate altitudini, l’altopiano del Tibet ha un clima artico; nei mesi estivi le temperature non superano mai i 15 °C, con precipitazioni annuali ovunque inferiori ai 100 mm, a eccezione dell’estremo Sud-Est.

2.4

Flora

Data la vastità del territorio e la presenza di numerose e diverse regioni fisiche e climatiche, la vegetazione della Cina è molto varia. Nel corso dei secoli molte zone sono state diboscate per lasciare il posto a nuovi insediamenti e alle coltivazioni; le foreste naturali sono state salvaguardate solo nelle zone montuose più remote.

Nella regione a sud della valle dello Xi Jiang si trova una fitta foresta pluviale formata da sempreverdi d’alto fusto e palme. Una vasta regione caratterizzata da vegetazione subtropicale si estende a nord della valle del Chang Jiang e sulle pendici sudorientali dell’altopiano del Tibet; qui crescono la quercia, il ginkgo, il pino, l’azalea e la camelia, oltre a foreste di lauri e di magnolie con un denso sottobosco di arbusti e boschetti di bambù. Nelle zone montuose più elevate abbondano le conifere.

A nord della valle del Chang Jiang prevalgono foreste di latifoglie decidue, tra cui la quercia, il frassino, l’olmo e l’acero, mentre a nord, in Manciuria, crescono tigli e betulle, che lasciano il posto, nelle aree più settentrionali e più elevate, alla taiga. Le più importanti riserve di legname del paese si trovano infatti sui rilievi della Manciuria settentrionale, dove abbondano le foreste di conifere. La pianura della Manciuria, oggi intensamente coltivata, era un tempo caratterizzata da una vegetazione arbustiva e da limitate aree boschive.

Nella zona orientale, ai confini con la Mongolia, si incontrano steppe caratterizzate da una vegetazione arbustiva resistente alla siccità, mentre nelle più aride regioni nordoccidentali ampie zone prive di vegetazione si alternano ad aree limitate in cui crescono graminacee, e nelle zone desertiche arbusti di tamerici, mentre nelle aree irrigue domina il pioppo, tipica pianta riparia. Le zone più elevate dell’altopiano del Tibet sono dominate dalla tundra, con una ricca vegetazione erbacea e, in alcune zone, con boschi di abeti.

2.5

Fauna

Le specie animali presenti in Cina sono molteplici. Endemiche sono alcune specie di alligatori e salamandre, il panda gigante, che vive nelle regioni sudoccidentali, e il capriolo d’acqua (Hydropotes inermis), che si trova unicamente in Cina e in Corea.

Nelle regioni tropicali meridionali si trovano numerosi tipi di scimmie e, in alcune zone remote, carnivori quali l’orso, la tigre e il leopardo; questi ultimi vivono anche nella Manciuria settentrionale. Il leopardo delle nevi vive invece nel Tibet. Piccoli carnivori, come la volpe e il procione, sono diffusi un po’ ovunque. L’antilope, la gazzella, il camoscio, il cavallo e il cervo popolano le zone montuose e i bacini occidentali; l’alce dell’Alaska si trova nella Manciuria settentrionale. Numerose sono inoltre le specie ornitologiche, tra cui pappagalli, fagiani e aironi.

Tra gli animali domestici troviamo il bufalo, uno degli animali da tiro più diffusi nelle zone meridionali dove si coltiva il riso; il cammello, nelle aree settentrionali e occidentali; lo yak, nelle regioni più elevate e nel Tibet.

Ricca è la fauna marina (tonno, granchio, gambero, delfino ecc.), soprattutto nelle acque sudorientali, mentre nei fiumi si trovano il salmone, la trota, lo storione e una particolare specie di delfino d’acqua dolce. L’allevamento ittico è molto diffuso.

2.6

Problemi e tutela dell’ambiente

A partire dagli anni Settanta del Novecento la crescita della popolazione, lo sviluppo dell’economia e il continuo miglioramento del livello di vita hanno avuto come conseguenza una forte pressione sulle risorse e l’ambiente della Cina. Entro tempi brevi, l’aumento della richiesta idrica potrebbe provocare nel paese un grave problema di disponibilità d’acqua; a ciò si aggiunge il problema dell’inquinamento della maggior parte dei fiumi, soprattutto nelle aree urbane. Circa 35 miliardi di tonnellate di acque reflue di origine domestica, agricola o industriale – il 90% delle quali non sottoposte a trattamenti di depurazione e pertanto cariche di sostanze nocive – vanno a inquinare ogni anno 47.000 km di corsi d’acqua, con gravissime conseguenze sulla salute, sull’ambiente e sulla pesca fluviale.

La principale fonte d’energia del paese, il carbone, utilizzato nelle centrali elettriche, nelle abitazioni e nelle industrie, è responsabile del grave inquinamento atmosferico e del fenomeno delle piogge acide che affliggono i centri urbani. Nel 1990 il consumo energetico della Cina era responsabile dell’11% delle emissioni di anidride carbonica di tutto il pianeta, più di qualsiasi altra nazione. In Cina vive circa un quinto della popolazione mondiale e l’innalzamento del tenore di vita potrebbe determinare un drammatico incremento dell’inquinamento atmosferico e dei problemi a esso connessi. La prima centrale nucleare del paese fu completata nel 1991; oggi ne sono attive 9. Negli ultimi anni si sta tuttavia diffondendo un crescente scetticismo nei confronti dei benefici economici derivanti dallo sfruttamento dell’energia nucleare. Il paese dispone di limitate riserve di petrolio e di gas naturale, mentre il potenziale idroelettrico è sfruttato solo in parte. Per tali ragioni la Cina è interessata allo sviluppo di fonti di energia alternative. Il governo partecipa inoltre al programma per lo sviluppo dell’energia solare dell’UNESCO che prevede il finanziamento di numerosi progetti rivolti allo sfruttamento dell’energia solare su vasta scala nelle zone rurali.

Il 20,6% (2005) del territorio del paese è coperto da foreste e terreni boscosi. La deforestazione sta minacciando gli habitat di numerose specie, alcune delle quali endemiche, mentre la rapida diffusione della desertificazione e dell’erosione del suolo ha ridotto notevolmente i terreni agricoli disponibili. Per far fronte a tali problemi sono stati avviati programmi intensivi di rimboschimento, che tra il 1985 e il 1990 hanno interessato 400 milioni di ettari di terreno desertico nelle regioni di confine.

La Cina ha un’antichissima tradizione in materia di protezione ambientale. Il principio della salvaguardia del patrimonio naturale è già presente negli insegnamenti di Confucio, di Lao Tze, del taoismo, del confucianesimo e del buddhismo. Nel paese sono state istituite 400 aree protette nazionali, che occupano il 14,8% (2007) del territorio. Esistono anche aree tutelate dalle amministrazioni locali, alcune delle quali, come il Parco forestale statale Zhangjiajie, nella provincia di Hunan Sheng, costituiscono un’importante fonte di reddito per le economie locali, in quanto attraggono numerosi turisti stranieri. La Cina possiede sette riserve della biosfera sotto la tutela dell’UNESCO; la più famosa è la Riserva naturale nazionale Wolong, istituita nel 1975 per proteggere l’habitat del panda. Nel 1985 il paese ha ratificato la Convenzione sui luoghi patrimonio dell’umanità; tra i 35 World Heritage Sites del paese ricordiamo il Parco nazionale di Lushan (1996), le grotte di Mogao (1987), i monti Wuyi (1999) e la Riserva naturale Jiuzhaigou (1992).

Le autorità cinesi hanno consentito la fondazione di un’organizzazione ambientalista non governativa, la AGC (Academy of Green Culture), il cui scopo è di promuovere la protezione dell’ambiente e lo sviluppo sostenibile del paese. Uno dei principali progetti portati a termine dalla AGC è stato quello di impedire la realizzazione di un piano di diboscamento che avrebbe messo in pericolo l’habitat dell’ormai rara scimmia nasica.

Il governo cinese ha sottoscritto alcuni accordi internazionali sull’ambiente concernenti biodiversità, desertificazione, specie in via d’estinzione, protezione dell’ozonosfera, zone umide; ha sottoscritto, inoltre, la Convenzione sul Diritto del mare, il Trattato Antartico e i Trattati per il Legname Tropicale del 1983 e del 1994.

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