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Struttura articolo
Introduzione; Territorio; Popolazione; Divisioni amministrative e città principali; Economia; Ordinamento dello stato; Storia
A causa di secoli di eccessivo sfruttamento, le risorse forestali cinesi sono ora limitate. Programmi intensivi di rimboschimento hanno ottenuto soltanto risultati parziali e nel 2005 le zone boscose ammontavano al 20,6% del territorio totale, fornendo una produzione di 298 milioni di m³ di legname. La distribuzione delle foreste è molto irregolare: si trovano soprattutto in Manciuria, nel Tibet sudorientale e nello Yunnan. Un progetto importante prevede l’impianto di una cintura forestale continua lungo il lato nordoccidentale delle regioni semiaride, nel bassopiano cinese e nella Manciuria occidentale.
La Cina possiede una grande varietà di risorse minerarie: nel sottosuolo cinese sono presenti circa 150 tipi di minerali diversi. Il settore dell’estrazione mineraria occupa il 4% della popolazione attiva. I giacimenti sono distribuiti in tutto il paese, ma le aree più ricche sono la Manciuria meridionale, soprattutto la penisola di Liaodong e le zone montuose del sud. Sono presenti anche ingenti risorse energetiche: l’estrazione di carbone (attiva soprattutto in Manciuria e nelle zone settentrionali) ha prodotto, nel 2003, 1.635 milioni di tonnellate (il paese è il primo produttore al mondo e uno dei principali consumatori); l’estrazione petrolifera (3,41 milioni di barili al giorno) avviene soprattutto in mare aperto, in Manciuria, nelle province nordoccidentali di Shaanxi, Gansu, Qinghai e nello Xinjiang Uygur. I giacimenti di olio di scisto si trovano principalmente nel Liaoning e nel Guangdong. Le riserve di minerali di ferro sono localizzate soprattutto nella Manciuria meridionale, nell’Hebei settentrionale e nella Mongolia Interna centrale. I giacimenti di ematite si trovano nel Liaoning, nello Hubei, nella valle del Chang Jiang e nello Hainan; quelli di minerali di alluminio nel Liaoning e nello Shandong. La produzione di stagno raffinato copre l’8% della produzione mondiale; nel continente, soprattutto nello Hunan, si trovano ricchissimi giacimenti di antimonio e tungsteno. Sono presenti anche magnesite, molibdeno, mercurio, manganese, piombo, zinco e rame. In Manciuria e nelle regioni a nord-ovest sono stati scoperti giacimenti di uranio; altre risorse minerarie importanti sono il sale, il talco, la mica, il quarzo e la silice.
L’industria cinese iniziò a svilupparsi solo a partire dagli anni Cinquanta. Inizialmente la Cina si ispirò al modello sovietico, basando quindi lo sviluppo del settore sull’industria pesante. L’industria conobbe una grave crisi in seguito al fallimento del Grande balzo in avanti e alla sospensione, risalente al 1960-61, dell’assistenza economica e tecnica da parte dell’Unione Sovietica. Il settore riprese a crescere nel 1965, ma fu solo alla fine degli anni Settanta che iniziò il suo impetuoso sviluppo, favorito dalle riforme introdotte dalle “quattro modernizzazioni”. La ristrutturazione del settore favorì l’espansione della produzione dei beni di consumo e dell’industria edile, incentivata per migliorare le condizioni delle abitazioni urbane. Nel 1979, nell’intento di limitare il forte deficit, al settore industriale venne esteso il “sistema di responsabilità” già sperimentato nell’agricoltura. Tra le misure più importanti adottate nel periodo successivo, vi fu la liberalizzazione dei prezzi e la costituzione, sul modello capitalistico, di quattro zone economiche specializzate. Tra il 1978 e il 1985 il numero delle imprese private passò da 100.000 a 17 milioni. Dal 1995 il comparto industriale subì ulteriori ristrutturazioni, anche se il previsto progetto di dismissione o di riconversione di migliaia di fabbriche statali fu realizzato solo in parte per i drammatici effetti che avrebbe avuto sull’occupazione (secondo le stime si sarebbero persi in poco tempo 30 milioni di posti di lavoro). Oggi il settore industriale cinese comprende ancora molte imprese statali (in via di ristrutturazione e di vendita a investitori privati) e il nuovo comparto privato, concentrato in gran parte nelle quattro zone economiche speciali, la cui produzione è destinata in massima parte al mercato estero. Queste zone sono molto competitive, non solo per i cospicui privilegi fiscali di cui godono, ma anche perché vi è praticamente sospesa la pur carente normativa del lavoro e le possibilità di sfruttamento della forza-lavoro sono enormi (un salario operaio è mediamente più basso di quello del resto della Cina ed equivale a circa un decimo di un salario operaio europeo).
Lo sviluppo dell’industria del ferro e dell’acciaio nel paese è stato prioritario fin dal 1949. Le principali aree di produzione si trovano in Manciuria nella Cina settentrionale e nella valle del Chang Jiang. Un’industria pesante di rilievo è rappresentata dalla cantieristica e dalla fabbricazione di locomotive, trattori, macchinari per l’industria estrattiva e per la raffinazione del petrolio. L’industria petrolchimica dispone di stabilimenti nella maggior parte delle province e delle regioni autonome cinesi; di rilievo quelli di Pechino, Shanghai, Lanzhou, Yueyang, Anqing e Canton. La produzione comprende fibre sintetiche, prodotti farmaceutici e materiale plastico. Una caratteristica dell’industria petrolchimica cinese è la presenza molto diffusa di piccoli stabilimenti che producono concime azotato utilizzando una tecnica di produzione, sviluppata nel paese, essenziale per mantenere fertili i terreni agricoli. Particolarmente fiorente nel paese è l’industria tessile (cotone, seta, lana, lino, fibre sintetiche) che impiega più di quattro milioni di lavoratori; la maggior parte degli stabilimenti si trova vicino alle zone di produzione del cotone, come le province di Hubei, Hunan, Hebei e Shaanxi. Altre industrie importanti producono cemento, carta, biciclette, macchine da cucire, veicoli a motore e apparecchi televisivi. La Cina è uno dei principali paesi produttori di elettricità del mondo; nonostante questo, il fabbisogno del paese non viene soddisfatto, principalmente nelle città, e per questo lo stato ha dato priorità allo sviluppo del settore, avviando la realizzazione di una serie di dighe, di cui le principali – e le più critiche da un punto di vista ecologico e sociale, poiché causeranno l’evacuazione di migliaia di villaggi e il trasferimento di diverse centinaia di migliaia di persone – sono previste sul fiume Chang Jiang. L’energia viene fornita soprattutto da centrali termoelettriche alimentate a carbone (82,15% del totale dell’energia prodotta), mentre le centrali idroelettriche coprono il 15,42% della produzione annua. A partire dagli anni Cinquanta nel paese si è impiantata una dinamica industria aerea, rivolta soprattutto alla costruzione di velivoli per l’aviazione militare; a partire dagli anni Settanta, con la costruzione del razzo Lunga Marcia, si è sviluppata l’industria spaziale, che finora ha messo in orbita circa 130 satelliti.
L’unità monetaria cinese è lo yuan. Il sistema bancario è controllato dal governo; la Banca Popolare Cinese è l’istituzione centrale di finanziamento ed è responsabile dell’emissione di moneta.
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