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Struttura articolo
Introduzione; Territorio; Popolazione; Divisioni amministrative e città principali; Economia; Ordinamento dello stato; Storia
L’Indonesia include una grande varietà di habitat e di forme di vita vegetale e animale, la maggior parte delle quali sono endemiche. Si trova qui il 10% circa delle foreste tropicali umide del mondo e ampie zone umide, che sono perlopiù coltivate a riso o sfruttate per l’acquacoltura. Le barriere coralline che bordano le numerose isole del paese sono molto importanti per la conservazione della biodiversità marina. Sviluppo urbano e agricoltura intensiva rappresentano la causa principale della deforestazione, il maggior problema ambientale del paese. Sebbene il 46,5% (2005) delle terre emerse risulti tuttora coperte di foreste, ogni anno l’1,61% (1990–2005) dell’area forestale viene disboscato. Il taglio e l’esportazione di tronchi grezzi sono stati vietati, ma la legge è spesso violata e l’attività illegale è difficile da contenere. Inoltre, come in altri paesi in via di sviluppo, la deforestazione è aggravata dal taglio di legna da ardere per uso domestico. L’Indonesia gestisce una rete di zone protette che comprende il 9,1% (2007) delle sue terre emerse. Lo status di zona protetta è stato esteso anche a una vasta rete di riserve marine. Il governo indonesiano ha dichiarato sei riserve della biosfera nell’ambito del programma MAB (Man and the Biosphere, l’uomo e la biosfera) dell’UNESCO e ha ratificato la WHC (World Heritage Convention, Convenzione per il patrimonio culturale mondiale) nel 1989. Il paese possiede sei World Heritage Sites. Fra gli accordi ambientali internazionali ratificati vi sono quelli riguardanti la biodiversità, il cambiamento del clima, le specie in via d’estinzione, la Convenzione sul Diritto del mare, l’abolizione dei test nucleari, la protezione dell’ozonosfera, il Trattato per il Legname Tropicale del 1983 e del 1994 e la protezione delle zone umide.
L’Indonesia è abitata da popolazioni appartenenti a più di 300 etnie, la maggior parte delle quali si può suddividere in due grandi gruppi: i protomalesi (che invasero l’arcipelago in epoca più antica e conservano usanze primitive) e i deuteromalesi (di insediamento più recente, accomunati dalla comune lingua malese e dalla religione musulmana). La popolazione delle isole orientali è invece di ascendenza prevalentemente melanesiana (vedi Melanesia). Importanti gruppi etnici sono i batak e i minangkabau di Sumatra, nonché i minahasa del Sulawesi. Nelle Molucche, le popolazioni costiere includono gli ambonesi, quelle dell’interno gli alfur. Nella provincia di Papua (sull’isola della Nuova Guinea), i papua indigeni dell’interno, favoriti dall’isolamento, hanno mantenuto una cultura propria, mentre i papua della costa presentano strette affinità etnico-culturali con i vicini popoli melanesiani. Il maggior gruppo non autoctono è quello cinese; questa comunità ha sviluppato usanze e dialetti distinti, ha storicamente dominato il settore finanziario e vive soprattutto nelle aree urbane. La popolazione olandese è scesa da 60.000 a meno di 10.000 unità. L’Indonesia è il quarto stato più popoloso del mondo (dopo Cina, India e Stati Uniti), con 237.512.360 abitanti e una densità media di 130 unità per km². Circa la metà degli indonesiani vive a Giava, Madura e Bali, che sono tra le aree più densamente popolate del mondo; il 52% della popolazione vive in insediamenti rurali. Nello sforzo di controllare la sovrappopolazione sulle isole maggiori, il governo ha introdotto nel 1969 una politica di migrazione interna, o transmigrasi, criticata in quanto può minacciare la sopravvivenza delle culture tradizionali delle isole minori. La speranza di vita nel 2008 era di 73,1 anni per le donne e di 68 anni per gli uomini.
In Indonesia si parlano 150 lingue distinte. La più diffusa è quella ufficiale, il bahasa Indonesia, appartenente al gruppo maleopolinesiano e simile al malese, con varie influenze lessicali (olandesi, indiane, arabe e anglosassoni). Per ulteriori informazioni, vedi Lingue indonesiane e Lingue maleopolinesiane. La libertà di culto è garantita dalla Costituzione. L’islamismo è la religione praticata dall’87% della popolazione: l’Indonesia è la nazione musulmana più popolosa del mondo. La più grande delle religioni minori (9,6%) è quella cristiana, con circa venti milioni di fedeli, i due terzi dei quali protestanti. Il buddhismo è praticato dall’1% della popolazione, per la maggior parte di origine cinese. L’induismo, un tempo dominante, è ora limitato solo al 2% circa della popolazione, concentrato principalmente a Bali; l’influsso indù rimane comunque forte all’interno della cultura e della società indonesiana. Una varietà di religioni indigene è ancora praticata in aree più remote.
Prima dell’indipendenza, l’accesso alla scuola primaria o secondaria era limitato e l’istruzione a livello universitario quasi inesistente. Dal 1949 i governi hanno dato grande importanza alla formazione culturale dei giovani, e nel 2005 il tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta ha raggiunto l’89,5%. Secondo la legge indonesiana, tutti i bambini devono frequentare almeno sei anni di scuola primaria, seguita da sei anni di scuola secondaria. Il sistema didattico è modellato su quello olandese. Gli atenei con il maggior numero di iscritti includono l’Università dell’Indonesia (1950), a Giacarta; l’Università statale Pajajaran (1957), a Bandung; e l’Università Gajah Mada (1949), a Yogyakarta. In Indonesia ci sono circa venti grandi biblioteche, le maggiori delle quali hanno sede nelle città di Bandung, Bogor, Giacarta e Yogyakarta. Gli Archivi del Museo nazionale (360.000 volumi) si trovano a Giacarta, come la Biblioteca Nazionale (750.000 volumi). Il Museo di Bali si trova a Denpasar. L’induismo e il buddhismo hanno avuto un’influenza profonda sul paese e hanno lasciato un importante retaggio nell’arte, nella musica, nell’architettura e nella scultura: ciò si nota soprattutto nei palazzi e nei templi di Giava e di Bali. L’influenza araba è stata notevole dal XIII secolo, soprattutto attraverso l’insegnamento dell’Islam. La cultura delle isole è invece permeata di influenze del Sud-Est asiatico, della Cina e della Polinesia. Per informazioni più dettagliate su alcuni aspetti della cultura indonesiana, vedi Batik; Borobudur; Danza indonesiana; Musica indonesiana.
Il paese è suddiviso in 32 fra province e distretti: Aceh, Bali, Banten, Bengkulu, Celebes Centrale, Celebes Meridionale, Celebes Settentrionale, Celebes Sudorientale, Giakarta, Giava Centrale, Giava Occidentale, Giava Orientale, Gorontalo, Isole della Sonda Occidentali, Isole della Sonda Orientali, Jambi, Kepulauan Bangka Belitung, Kepulauan Riau, Kalimantan Centrale, Kalimantan Meridionale, Kalimantan Occidentale, Kalimantan Orientale, Lampung, Maluku, Maluku Utara, Papua (già Irian Jaya), Riau, Sumatra Meridionale, Sumatra Occidentale, Sumatra Settentrionale, Yogyakarta. Le tre maggiori città dell’Indonesia si trovano sull’isola di Giava: Giacarta è la capitale e il maggiore centro commerciale, culturale e amministrativo del paese. Bandung è un centro industriale e culturale di rilievo; l’economia della città si basa inoltre sulle circostanti coltivazioni di riso. Surabaya, porto e capoluogo di Giava Timur, è la terza città dell’Indonesia. Medan è la più grande città di Sumatra Utara; il centro commerciale di Palembang è la seconda città dell’isola. Ujung Pandang è il maggior porto di Celebes, e Banjarmasin la più grande città del Borneo indonesiano. Altre grandi città sono Malang, Yogyakarta e Surakarta a Giava, Padang a Sumatra, Kupang a Timor; la più grande città delle Molucche è Ambon, sull’isola di Amboina.
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