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Struttura articolo
Introduzione; Territorio; Popolazione; Divisioni amministrative e città principali; Economia; Ordinamento dello stato; Storia
Dotata di un grande potenziale sia di risorse umane sia di materie prime, quali minerali, prodotti agricoli e legname, l’Indonesia è tuttavia un paese di recente industrializzazione, la cui ricchezza deriva in gran parte dalle esportazioni. All’inizio degli anni Novanta il governo nazionalizzò le imprese per istituire un’economia pianificata. Suharto introdusse un’economia di libero mercato, sostenuta dalle entrate del petrolio e del gas naturale, e da investimenti e aiuti stranieri su larga scala. L’inflazione è del 13,70% in rapporto al PIL (2000–2005). Si registrano maggiori investimenti nell’istruzione, nelle infrastrutture, nell’agricoltura e nelle attività industriali. La maggioranza della popolazione rimane dipendente dall’agricoltura e i livelli medi di guadagno sono relativamente bassi. Secondo le statistiche della Banca Mondiale, l’Indonesia fa ancora parte dei paesi a basso reddito. Nel 2005 il prodotto interno lordo fu di 287.217 milioni di dollari USA, corrispondenti a 1.302,20 dollari pro capite. Lo sviluppo economico è concentrato sulle isole maggiori, mentre le aree periferiche dell’arcipelago restano povere.
Il 20,2% (2005) del territorio è coltivato e il 44% (2005) della popolazione attiva è impegnato nel settore agricolo. La coltivazione principale è quella del riso, di cui l’Indonesia è il terzo produttore mondiale dopo la Cina e l’India. Base dell’alimentazione del paese (ne sono state prodotte 59.507.826 tonnellate, con un consumo pro capite di 192 chilogrammi nel 2005), il riso viene coltivato su una superficie di oltre 10 milioni di ettari. Altre produzioni importanti sono quelle di manioca, mais, olio di palma, banane, patate dolci, soia, arachidi, agrumi e ananas. Le piantagioni forniscono inoltre caffè, canna da zucchero, tè, tabacco, copra e, in misura minore, kenaf (una fibra utilizzata per fare corde), cotone e agave sisalana. Gli allevamenti di volatili da cortile, caprini, ovini, bovini, suini e bufali non sono particolarmente sviluppati.
Il 48,8% (2005) dell’Indonesia è coperto da foreste, quasi tutte di proprietà dello stato. Il legname prodotto è pari a 106.216.360 m³ (2005). Buona parte di questo ingente quantitativo è usato come combustibile, ma non mancano qualità molto pregiate come ebano, mogano, sandalo, teak, bambù, rattan e Hevea, da cui si estrae il caucciù, del quale un tempo l’Indonesia era il maggiore produttore mondiale. A causa dell’eccessivo disboscamento, praticato soprattutto a Sumatra e a Kalimantan a fini commerciali, in tempi recenti il governo ha promosso un programma di riforestazione. Oltre al riso, il pesce (sia d’acqua dolce sia di mare) è un altro elemento essenziale dell’alimentazione indonesiana. Nel 2004 la pesca ha fornito 6.455.544 tonnellate di pescato. Le varietà di pesci più importanti per l’economia del paese sono sgombri, tonni, sardine, scampi e gamberi.
L’attività mineraria impiega meno dell’1% della forza lavoro, ma fornisce più del 13% del prodotto interno lordo; le risorse energetiche sono fra le più cospicue ricchezze indonesiane. Petrolio, gas naturale, stagno, bauxite, nichel, carbone, rame, manganese, ferro, diamanti, oro, argento, fosfati, sale e uranio sono le principali risorse minerarie. La produzione di petrolio è fortemente cresciuta dopo il 1970 e oggi l’Indonesia è, con 420.537.890 barili all'anno (2004), il secondo produttore di greggio dell’Estremo Oriente dopo la Cina. Sumatra è la principale area petrolifera; altri giacimenti si trovano a Kalimantan e al largo di Giava. La produzione di gas naturale iniziò nel 1976 e l’Indonesia è oggi un importante esportatore di gas naturale liquido.
L’espansione e la diversificazione industriale restano i principali obiettivi dei programmi statali di sviluppo. La maggior parte delle imprese si occupa della lavorazione di materie prime, come la raffinazione di petrolio e la produzione di tabacco, legname e alimentari; sono presenti inoltre industrie chimiche (fertilizzanti), tessili, elettroniche (radio e televisori) e automobilistiche. Il comparto industriale fornisce il 45,8% del PIL annuo e occupa il 18% della popolazione attiva (2005). Le fabbriche, concentrate a Giava, sono in gran parte statali. L’8% (2003) dell’elettricità prodotta nel paese è generata da impianti idroelettrici, il resto in centrali alimentate a carbone o a petrolio.
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