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Struttura articolo
Introduzione; Territorio; Popolazione; Divisioni amministrative e città principali; Economia; Ordinamento dello stato; Storia
In Indonesia l’islam iniziò a diffondersi dal XIII secolo dagli stati costieri di Sumatra (per opera dei mercanti attratti dall’oro, dai legni pregiati e dalle spezie di cui la regione era ricchissima) ed ebbe una netta accelerazione in seguito alla formazione del sultanato di Malacca (vedi Regno di Malacca), sulla costa occidentale della Malesia. Durante il XV secolo la richiesta europea di spezie dalle isole Molucche crebbe di continuo e Malacca divenne il maggiore emporio sulla rotta commerciale per l’Occidente; il sultanato divenne allora un importante centro di diffusione dell’islam. Dal 1511, tuttavia, l’insediamento dei portoghesi limitò il potere di Malacca, e dalla fine del XVI secolo si affermò un nuovo regno musulmano sorto a Giava: il regno di Mataram.
La Compagnia olandese delle Indie Orientali venne fondata nel 1602. Istituito a Batavia (ora Giacarta) il proprio quartier generale, impose l’egemonia sull’arcipelago impedendogli ogni contatto col resto del mondo grazie a una fitta rete di postazioni militari e a un complesso sistema di alleanze con i signori locali. Nel 1641 gli olandesi assunsero il controllo diretto di Malacca. Nel XVIII secolo, la difficoltà crescente di difendere il monopolio del commercio delle spezie nella regione indusse la Compagnia a mutare radicalmente politica, introducendo nelle isole le prime piantagioni di caffè e altri prodotti esotici, e coinvolgendo intermediari cinesi, sempre più presenti nell’arcipelago. Nello stesso tempo si esaurì la vicenda del regno di Mataram, diviso nel 1755 nei principati di Surakarta e Yogyakarta, entrambi tributari della Compagnia. Dopo lo scioglimento di quest’ultima per bancarotta nel 1799, il governo dei suoi possedimenti passò direttamente alle autorità olandesi. Conteso tra francesi e inglesi durante le guerre napoleoniche, nel 1824, con il trattato di Londra, l’arcipelago tornò in possesso degli olandesi, contro i quali scoppiarono molte rivolte (1825-1830). A Sumatra, gli olandesi imposero la loro autorità sulle aree centrali nel 1837, annettendo i principati costieri nel 1858. A Giava, la colonizzazione fu attuata sfruttando l’intermediazione dei sultani locali. Uno dopo l’altro, caddero sotto il diretto controllo olandese altri territori: Celebes, le Molucche, le isole della Sonda e gran parte del Borneo. Gli olandesi intensificarono lo sfruttamento coloniale con il sistema delle “coltivazioni forzate” in estese piantagioni, che imponeva la coltivazione di prodotti destinati all’esportazione su un quinto del territorio agricolo. Estremamente vantaggioso per gli olandesi (i guadagni delle esportazioni quintuplicarono in un decennio), il sistema danneggiò enormemente le popolazioni locali, facendo diminuire la produzione di riso e provocando una grave carestia tra il 1840 e il 1850. Nel 1870, una massiccia campagna di protesta dei liberali olandesi portò alla soppressione delle “coltivazioni forzate”. Tra i principali beni esportati verso l’Europa, il caffè, lo zucchero e il tabacco vennero rimpiazzati dal petrolio, dallo stagno e dal caucciù prodotti nelle regioni di nuova annessione: Aceh (sottomessa nel 1908) e Bali (1909).
All’inizio del XX secolo le autorità olandesi avviarono nella regione indonesiana la cosiddetta “politica etica”, che portò alla costituzione di una classe dirigente locale. Subito si manifestarono i primi segni di presa di coscienza nazionale, che si concretizzarono nell’attività del primo movimento nazionalista e antiolandese, l’Unione islamica (Islam Sarekat). Fondata nel 1912, l’Unione islamica contava nel 1918 oltre 2 milioni di membri nell’intero arcipelago. La reazione olandese fu dapprima conciliante: al termine della prima guerra mondiale fu istituito il Volksraad (Consiglio del popolo), assemblea consultiva dei maggiori gruppi etnici delle isole. I leader nazionalisti si rifiutarono di far parte dell’assemblea, e lo scoppio di rivolte a Giava (1926) e nella sezione occidentale di Sumatra (1927) contribuì all’irrigidimento delle posizioni degli olandesi, che adottarono una politica repressiva nei confronti del movimento nazionalista. Quest’ultimo trovò un nucleo più strutturato ed efficiente nel Partito nazionalista indonesiano di Akmed Sukarno e Muhammad Hatta, che crebbe di popolarità nonostante la persecuzione dei suoi dirigenti, costretti al carcere o all’esilio. L’invasione giapponese dell’Indonesia aprì al movimento nazionalista locale nuove prospettive. Nel 1942 i giapponesi, dopo aver occupato l’arcipelago e intendendo guadagnarsi l’appoggio della popolazione locale, concessero a Sukarno ampia autonomia. Nonostante la durezza del regime di occupazione, la nascita di embrioni di istituzioni politiche nazionali bastò inizialmente a garantire ai giapponesi l’appoggio della classe dirigente locale: nell’ottobre del 1944 Tokyo promise l’indipendenza al paese.
Il 17 agosto 1945, due giorni dopo la resa del Giappone, Sukarno e Hatta proclamarono l’indipendenza della Repubblica di Indonesia, assumendone la guida. Londra, convintasi del sostegno popolare alla neonata Repubblica, cercò una mediazione fra l’Indonesia e gli olandesi, ansiosi di ristabilire il controllo sulla colonia. Nel novembre 1946, con l’accordo di Linggajati, le autorità olandesi consentirono l’insediamento di una repubblica a Giava e Sumatra, conservando il controllo del resto dell’arcipelago, tra cui alcune importanti zone petrolifere. Nel luglio 1947, pretese violazioni all’accordo furono utilizzate dagli olandesi per rioccupare militarmente ampie regioni di Giava e Sumatra. L’intervento delle Nazioni Unite favorì la ripresa delle trattative, che portarono alla firma dell’accordo di Renville. Nel 1948, ignorando la linea del cessate il fuoco, gli olandesi assediarono Yogyakarta, incarcerando o espellendo i leader nazionalisti indonesiani. La controffensiva scatenata dai nazionalisti, unita alla pressione della comunità internazionale, costrinse però gli olandesi ad accettare, in una conferenza convocata a L’Aia nel 1949 (accordi della Tavola rotonda), la cessione di tutti i loro possessi indonesiani (a eccezione della Nuova Guinea) a una Repubblica federale degli Stati Uniti d’Indonesia, legata ai Paesi Bassi da un’Unione indonesiano-olandese. Subito dopo il passaggio dei poteri, gli stati federati si riunirono tuttavia in un’unica entità repubblicana, dando vita al nuovo stato indonesiano.
I tentativi del nuovo governo di creare uno stato unitario che integrasse popolazioni e culture molto diverse tra loro furono ostacolati dalle spinte secessioniste dei gruppi musulmani di Giava e Aceh, e da quelli antirepubblicani sostenuti dagli olandesi a Sulawesi e nelle Molucche. Denunciata nel 1954 l’unione con i Paesi Bassi e stabilita la piena indipendenza dell’Indonesia, nel 1956 il presidente Sukarno annunciò l’introduzione di una forma di democrazia parlamentare di matrice locale (“democrazia guidata del consenso”). Seguirono due anni di crisi, anche per l’esaurirsi degli investimenti stranieri nel paese, conseguente alla nazionalizzazione delle proprietà olandesi e alla marcata svolta neutralista di Sukarno, che nel 1955, con la riunione della conferenza afro-asiatica di Bandung, diventò uno dei principali leader dei paesi non allineati. L’Indonesia di Sukarno perseguì una dinamica politica estera, avvicinandosi alla Cina e all’Unione Sovietica. Riuscì poi a riottenere l’Irian Jaya (1969) e si scontrò diplomaticamente e militarmente, nella cosiddetta “Konfrontasi”, con la Malaysia per una parte del Borneo (1963-1966). Sul piano interno, il paese conobbe un forte declino economico e l’intensificarsi dello scontro tra l’esercito e il forte Partito comunista. Nel 1963 Sukarno assunse pieni poteri, proclamandosi presidente a vita, ma la sua leadership era già traballante. Il 30 settembre 1965, l’assassinio di sei generali dell’esercito, attribuito a un tentativo di colpo di stato del Partito comunista, scatenò una feroce campagna di repressione anticomunista, che si concluse con lo sterminio di centinaia di migliaia di membri comunisti reali o supposti e di molte persone di etnia cinese. Presa la guida dell’esercito, nel marzo del 1966 il generale Suharto costrinse Sukarno a cedergli i poteri, instaurando nel paese un regime autoritario.
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