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Risultati di Windows Live® Search Struttura articolo
Scrittura Strumento di comunicazione costituito da segni convenzionali che vengono tracciati su una superficie e a cui vengono fatti corrispondere suoni o concetti.
Secondo il rapporto che intercorre fra il segno e la sua rappresentazione orale o concettuale, le scritture si distinguono in pittografiche, ideografiche e fonetiche. Nella pittografia, una delle più antiche forme di comunicazione, un oggetto viene espresso attraverso un disegno, ridotto alle sue linee essenziali. Usata dai popoli primitivi, la pittografia è tuttora in uso presso alcune popolazioni, quali indiani d'America, inuit, tuareg, popoli polinesiani. Questo sistema è piuttosto limitato e presenta un alto grado di ambiguità poiché non vi è stabile e univoca corrispondenza fra il sistema di segni di scrittura e il linguaggio. Nella scrittura ideografica, al segno corrisponde un oggetto o un concetto; nelle sue forme più evolute, la combinazione di più segni produce una parola completamente diversa rispetto a quelle indicate dai singoli segni considerati separatamente. Si basavano su ideogrammi le antiche scritture sumeriche ed egizie; se ne fa ancora uso in Cina e Giappone.
Questi sistemi di scrittura basati su elementi intrinseci del linguaggio risultano comprensibili soltanto a coloro che conoscono la lingua in cui sono espressi. Le scritture fonetiche sono infatti caratterizzate dalla corrispondenza fra i singoli elementi costitutivi del linguaggio, come parole, sillabe o fonemi (le unità minime della lingua, alle cui variazioni corrispondono variazioni di significato) e i rispettivi suoni (vedi Fonetica). La corrispondenza fonetica consente di superare i limiti imposti dalle scritture pittografiche e ideografiche: i sistemi sillabici e alfabetici consentono infatti di rappresentare concetti astratti inesprimibili con le altre scritture, mediante l'aggregazione di segni che rappresentano suoni secondo un codice arbitrario. Il sistema linguistico logo-sillabico è il primo esempio di codice arbitrario: il suo maggior limite consiste nel gran numero di segni – o caratteri – necessari, in media 500 o 600. Un sistema sillabico – un esempio di lingua con scrittura sillabica è l'etiopico – oscilla fra i 100 e i 200 segni. Il vantaggio di una simile scrittura fonetica è di non presentare ambiguità per il lettore, ma un limite è comunque rappresentato dalla quantità dei segni. Un ulteriore passo verso la riduzione dei segni si ha in quelle scritture che rappresentano graficamente soltanto i suoni prodotti da consonanti e vocali, lasciando le sole vocali inespresse; ma se da un lato si riduce il numero dei segni, dall'altro aumenta l'ambiguità del messaggio. Il contributo decisivo per l'affermarsi di una scrittura alfabetica fu la separazione fra suoni consonantici e suoni vocali, ciascuno rappresentato da un segno grafico; si ebbero così pochi segni per infinite combinazioni. E, poiché ogni segno rappresenta un fonema, tutti i suoni che compongono la parola scritta sono resi espliciti e non richiedono alcuna integrazione da parte del lettore. L' alfabeto rivoluzionò la scrittura. Il principale vantaggio di tale sistema rispetto ai precedenti è dato dal ristretto numero di segni occorrenti (nell'ordine delle decine), in confronto alle centinaia o migliaia necessarie nel sistema ideografico. I principali alfabeti, arabo, cirillico, coreano, greco, indiano e latino, si fondano su scritture fonetiche, che sono attualmente le più diffuse nel mondo. Inoltre, questi sistemi di scrittura risultano facilmente traducibili da una lingua all'altra. Conservano invece carattere ideografico la scrittura cinese e giapponese.
Fin dalle origini i sistemi di scrittura sono stati particolarmente conservativi, e la loro evoluzione è più lenta di quella della lingua parlata (ad esempio, una parola può essere scritta allo stesso modo per secoli, mentre la sua pronuncia subisce delle variazioni e nuove sfumature investono il suo significato). Cambiamenti più repentini avvengono quando un popolo adotta, completamente o in parte, il sistema linguistico di un altro. Così avvenne ad esempio per gli accadi, la cui lingua è attestata intorno al XXVI secolo a.C. e la cui scrittura si sviluppò attraverso la rielaborazione dei caratteri cuneiformi usati per il sumerico, la prima lingua scritta da noi conosciuta, risalente al IV millennio a.C. Analoghe trasformazioni si ebbero nel passaggio dalla scrittura accadica a quella ittita. Presso gli antichi egizi la scrittura geroglifica si diffuse a partire dal 3000 ca. a.C., probabilmente su influsso di quella cuneiforme sumerica: le sue fasi storiche esemplificano chiaramente l'evoluzione dall'iniziale sistema pittografico a quello ideografico-sillabico (successivamente distintosi nella forma geroglifica, ieratica e demotica). Di origine incerta è invece la scrittura elamitica (usata da una delle più antiche civiltà mediorientali, stanziata lungo la fascia sudoccidentale dell'altopiano iranico), inizialmente in caratteri cuneiformi, e attestata fino al 1000 d.C. Un primo esempio del passaggio dal sistema puramente ideografico a uno di tipo semialfabetico (dove ai segni corrispondono gruppi di suoni) è documentato dalle cosiddette iscrizioni protosinaitiche (1500 ca. a.C.). Testimonianze analoghe provengono dalle tavolette in caratteri cuneiformi appartenenti agli archivi dell'antica città di Ugarit, nella Siria settentrionale (1300 ca. a.C.). Si deve ai fenici la formulazione dell'alfabeto successivamente adottato dai greci. Mentre la scrittura fenicia era ancora di tipo sillabico, i greci ne perfezionarono l'uso (800 ca. a.C.) distinguendo le consonanti dalle vocali. Si vedano inoltre le voci relative alle singole lettere dell'alfabeto.
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