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Struttura articolo
Tra i principali problemi ambientali che affliggono l’Etiopia, la pressione demografica sul territorio è sicuramente tra i più gravi. Il governo del paese non è riuscito a sviluppare le infrastrutture necessarie per far fronte a un tasso di crescita annua del 2,27% (2007). Soltanto il 22% degli etiopi, ad esempio, usufruisce di acqua potabile. Nel corso degli ultimi decenni la deforestazione, l’eccessivo sfruttamento dei pascoli e la mancanza di un programma di gestione del territorio hanno accelerato il tasso di erosione del suolo. Una percentuale estremamente elevata della forza-lavoro etiope, pari al 78%, è occupata nell’agricoltura, perlopiù di sussistenza. Molti agricoltori coltivano aree in pendenza o collinari, provocando il dilavamento del terreno di superficie durante le violente inondazioni. La deforestazione e la desertificazione sono aggravate dall’impiego diffuso di combustibili tradizionali come la legna da ardere, che rappresentano il 95,88% del consumo di energia totale (1997). Il 4,9% (2004) del territorio dell’Etiopia è ufficialmente protetto, sebbene il sistema di parchi nazionali e riserve naturali risenta del bracconaggio e del commercio illegale del legname. Il paese include tre santuari faunistici, undici riserve naturali e nove parchi nazionali, tra cui lo Yugundi Rassa, il Gambella e il Simēn, quest’ultimo iscritto, con l’antico centro di Lalibela, nei World Heritage Site dal 1978. Molte grandi specie di mammiferi, fra cui la giraffa, il leopardo, l’ippopotamo, il leone e l’elefante, sono native dell’Etiopia. Il paese è anche l’habitat naturale di 626 specie di uccelli. Fra le specie faunistiche, ben 93 sono minacciate d’estinzione. L’Etiopia ha ratificato accordi internazionali sull’ambiente in materia di desertificazione, biodiversità, specie in via d’estinzione, cambiamenti climatici e protezione dell’ozonosfera. Il paese ha anche firmato trattati che limitano gli esperimenti nucleari e le armi chimiche e biologiche.
Nel 2007 l’Etiopia aveva una popolazione di 76.511.887 abitanti, con una densità media di 68 unità per km²; la speranza di vita è di 49,2 anni, una delle più basse del mondo. Elevatissima la percentuale di popolazione rurale: l’84% (2005); poiché gran parte degli abitanti vive di agricoltura di sussistenza, gli insediamenti più popolati si trovano nella regione centrale, dove il terreno si presta maggiormente alle coltivazioni. La composizione etnica è assai diversificata, a causa dell’integrazione razziale e linguistica che ebbe inizio sin dai tempi antichi; i principali gruppi sono gli amhara (o abissini, 38%), una popolazione di origine camitica presente sull’altopiano, a nord di Addis Abeba; i galla (35%), nella zona meridionale, prevalentemente dediti alla pastorizia e all’agricoltura; i somali (2% circa), a oriente, nella regione dell’Ogaden; i sidama (2% circa), che risiedono principalmente nelle regioni sudoccidentali; i danachili (dancali, o afar), stanziati nelle pianure semidesertiche della zona nordorientale del paese. Tra i gruppi non autoctoni si segnalano yemeniti, indiani, armeni, greci e italiani.
I dialetti parlati sono una settantina, appartenenti in gran parte ai ceppi semitico e cuscitico delle lingue africane. La lingua della liturgia ecclesiastica etiope, il ge’ez, diede origine al gruppo semitico delle lingue amarica e tigrina, originarie del nord del paese; la prima, che è lingua ufficiale, è parlata da circa il 25% della popolazione. Abbastanza diffusi sono anche l’inglese, l’italiano e l’arabo. Circa il 55% della popolazione – soprattutto nelle regioni settentrionali – segue la Chiesa ortodossa etiopica, strettamente legata alla Chiesa copta d’Egitto e religione di stato sino al 1974. I musulmani sono il 35%, in prevalenza situati nel sud, mentre nelle regioni di Gamo Gofa, Sidamo e Arussi si professa l’animismo tradizionale. Erano altresì presenti circa 30.000 falascià – che praticano un tipo di ebraismo che risale probabilmente ai primi contatti con gli ebrei arabi – ma dal 1984 al 1991 furono tutti trasferiti in Israele.
Dal 1952, quando solo il 4% della popolazione era in grado di leggere e scrivere, l’istruzione ha subito una notevole crescita; nel 1979 fu iniziato un importante programma, volto a incrementare il grado di scolarizzazione e, già verso la metà degli anni Ottanta, il 63% della popolazione adulta aveva ricevuto un’istruzione elementare. Il tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta è del 45,1% (2005). L’istruzione primaria è gratuita, ma le attuali infrastrutture limitano la frequenza a solo un terzo della popolazione in età scolare. L’Etiopia possiede una ricca tradizione letteraria, con un vasto numero di traduzioni dal greco antico, dall’arabo e altre lingue in ge’ez e in amharico moderno; gran parte delle opere sono di carattere mitologico, teologico o storicistico. Ricche e abbondanti sono anche l’arte e l’architettura religiosa, che riflettono la lunga storia del cristianesimo etiope; le chiese, e gli affreschi che si trovano al loro interno, testimoniano influenze bizantine e copte.
La capitale, Addis Abeba, situata nel cuore del paese, è anche il maggiore centro urbano, economico e amministrativo; altre città di rilievo sono Diredaua (Dire Dawa), Haràr, Desé, Mek’elé, Gonder, Bahir Dar e Jima.
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