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Risultati di Windows Live® Search Giuseppe II d’Asburgo-Lorena (Vienna 1741-1790), imperatore del Sacro romano impero (1765-1790); figlio primogenito dell’imperatore Francesco I e dell’imperatrice Maria Teresa, alla morte del padre (1765) divenne coreggente dei territori austriaci con la madre. Durante il periodo della coreggenza Giuseppe intraprese una politica espansionistica in accordo con il cancelliere Wenzel Anton von Kaunitz-Rietberg, sottraendo la Galizia alla Polonia (1772) e la Bucovina alla Turchia (1775). Il suo tentativo di annettere la Baviera fu invece ostacolato da Federico II di Prussia. Divenuto unico imperatore dopo la morte di Maria Teresa (1780), Giuseppe si accinse a riformare radicalmente la Chiesa e lo Stato secondo i principi razionalistici dell’illuminismo: concesse libertà di culto ai protestanti, abolì le leggi discriminatorie contro gli ebrei e riorganizzò la Chiesa cattolica cercando di costituire un clero nazionale: soppresse alcuni ordini religiosi, sottopose l’educazione dei chierici al controllo dello Stato e limitò l’ingerenza del papa nelle questioni spirituali e temporali della chiesa austriaca. Nella sfera civile abolì molte forme di censura e l’ereditarietà della servitù della gleba; separò il potere esecutivo da quello giudiziario e promulgò un nuovo codice penale. Per tutta la durata del suo regno tentò di uniformare le componenti etniche delle varie parti dell’impero, che comprendeva austriaci, italiani, slavi e ungheresi; tale intento si manifestò anche nell’amministrazione imperiale. Giuseppe soppresse le numerose giurisdizioni locali e nel 1784 impose l’uso del tedesco come lingua ufficiale dell’impero in sostituzione del latino. Tuttavia, le sue riforme incontrarono una grande resistenza, soprattutto nei territori più periferici dei domini asburgici. Moti di protesta scoppiarono in Ungheria e nel 1789 il Belgio si rese indipendente. Prima di morire, l’imperatore fu costretto a revocare molte delle leggi appena varate.
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