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Introduzione; La donna nelle società tradizionali; I primi movimenti femminili; Proletarie e borghesi; Il suffragismo; Dall’emancipazione alla liberazione
Movimento femminista Locuzione che indica l’insieme dei movimenti sviluppatisi a partire dagli ultimi anni del XVIII secolo in Europa con il fine di conseguire l’eguaglianza politica, sociale, economica e giuridica tra uomini e donne. Diversi tra loro per analisi teoriche, pratiche politiche e obiettivi, questi movimenti crearono le condizioni per un inedito protagonismo delle donne e influirono profondamente sulla cultura e sui costumi delle società occidentali. I movimenti femministi si diffusero in breve tempo in molti paesi europei e negli Stati Uniti, rivendicando diritti dai quali le donne erano escluse a causa di una cultura predominante che vedeva in esse degli individui meno forti e intelligenti dell’uomo, cui assegnare un ruolo sociale marginale e legato quasi esclusivamente alla cura della famiglia e dei figli. Le donne si batterono per l’estensione a tutti, senza differenze di sesso, del diritto all’istruzione, del diritto al lavoro, del suffragio universale (cioè il diritto di voto) e per conquistare uguali diritti nella famiglia. L’eguaglianza sociale, economica e politica fra uomini e donne è ancora lontana dall’essere raggiunta, anche se nella maggior parte dei paesi del mondo la donna ha ottenuto negli ultimi decenni il riconoscimento formale di molti diritti. Come denunciato in uno studio promosso dall’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) nel 1996, sono ancora numerosi e diffusi gli effetti della discriminazione sessuale.
Alcuni studiosi sostengono che la scoperta in Europa e nel Vicino Oriente di statue di pietra risalenti al Paleolitico raffiguranti divinità femminili potrebbe significare che le società primitive fossero basate sul matriarcato; tutte le società di cui siamo a conoscenza furono però patriarcali. La credenza secondo cui le donne erano naturalmente più deboli e inferiori agli uomini fu rafforzata dalle religioni. Nella Bibbia, ad esempio, Dio pone Eva sotto l’autorità di Adamo e san Paolo esorta le donne a obbedire ai propri mariti; anche nella tradizione induista si considera virtuosa la donna che venera il proprio marito. In quasi tutte le società tradizionali le donne furono discriminate; la loro istruzione era finalizzata all’apprendimento di abilità domestiche e non avevano accesso a nessuna posizione di potere. Il matrimonio fu quasi sempre considerato un mezzo necessario per garantire alla donna sostegno e protezione. Nel diritto romano, che influenzò il successivo diritto occidentale, marito e moglie erano considerati un’unità, nel senso che la moglie era un vero e proprio “possesso del marito”; in quanto tale, la donna non godeva del controllo giuridico della sua persona, dei suoi figli, delle sue terre e dei suoi averi. Anche durante il Medioevo il diritto feudale prevedeva che la terra si tramandasse per discendenza maschile. Le eccezioni dell’antica Babilonia e dell’antico Egitto, dove le donne godettero dei diritti di proprietà, e di Sparta, nella cui economia svolsero un importante ruolo, furono dunque fenomeni isolati; solo durante il Medioevo in alcuni paesi europei le donne poterono entrare a far parte delle corporazioni delle arti e dei mestieri. In alcuni rarissimi casi le donne godettero dell’autorità religiosa, come nel caso delle sciamane siberiane e delle sacerdotesse romane.
L’Illuminismo e la rivoluzione industriale contribuirono a creare in Europa un clima favorevole allo sviluppo del femminismo, sull’onda dell’influenza dei movimenti riformatori a cavallo fra il XVIII e il XIX secolo. In Francia, durante la Rivoluzione francese, le associazioni repubblicane delle donne invocarono l’estensione universale dei diritti di libertà, eguaglianza e fraternità senza preclusioni di sesso. Nel 1789 iniziò infatti la pubblicazione dei Cahiers de doléances des femmes, una forte testimonianza del senso di esclusione provato dalle donne nel processo rivoluzionario, di cui esse si sentivano invece parte integrante, e nel 1791 vide la luce la Déclaration des droits de la femme et de la citoyenne (Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina) di Olympe de Gouges, con cui l’autrice rivendicava il riconoscimento dei diritti naturali di cui la donna era stata privata per secoli. In quegli stessi anni l’inglese Mary Wollstonecraft scrisse un pamphlet intitolato A Vindication of the Rights of Woman (1792; Rivendicazione dei diritti della donna), in cui denunciava la forte discriminazione nei confronti delle donne nella società del suo tempo, richiedendo l’eguaglianza fra i generi.
Durante la rivoluzione industriale il passaggio dal lavoro artigianale (che le donne avevano svolto tradizionalmente in casa e senza essere retribuite) alla produzione di massa fece sì che le donne entrassero in fabbrica come salariate. Ciò rappresentò, pur tra grandi contraddizioni sociali, il primo passo verso la conquista di una maggiore autonomia. Fu infatti nell’ambito della fabbrica che si svilupparono le lotte per ottenere la parità di salario con gli uomini, migliori condizioni di lavoro e riduzioni dell’orario di lavoro, che si saldarono a quelle per il suffragio condotte dalle donne di classe media e alta. Mentre nei paesi di religione cattolica la Chiesa si oppose duramente al femminismo, in quanto riteneva che distruggesse la famiglia patriarcale, nei paesi di religione protestante (come la Gran Bretagna e gli Stati Uniti d’America) il movimento femminista ebbe maggiori possibilità di svilupparsi. Alla sua guida si posero donne istruite e riformiste, come Lucrezia Coffin Mott, personaggio di primo piano nella lotta contro la schiavitù, Elizabeth Cady Stanton ed Emmeline Pankhurst. Negli Stati Uniti più di cento persone si riunirono nella Convenzione di Seneca Falls, che nel 1848 chiese la piena parità di diritti tra uomini e donne e l’estensione a queste del suffragio. Le femministe inglesi invece si riunirono per la prima volta nel 1855 per ottenere pari diritti di proprietà. In Gran Bretagna, inoltre, l’opera Schiavitù delle donne, del filosofo John Stuart Mill, influenzata probabilmente dalle conversazioni con la moglie Harriet Taylor Mill, richiamò l’attenzione sulla questione femminile e portò alla concessione, nel 1870, dei diritti di proprietà alle donne sposate. In seguito furono introdotte le leggi sul divorzio, sul mantenimento e sul sostegno nella cura dei figli, e la legislazione del lavoro introdusse minimi salariali e limiti all’orario di lavoro. In Italia il movimento delle donne fece la sua comparsa all’indomani dell’Unità e si sviluppò per opera di Anna Maria Mozzoni, Anna Kuliscioff, Carlotta Clerici, Linda Malnati ed Emilia Mariani. I primi a introdurre ampi programmi per i diritti delle donne, che includevano tra l’altro strutture di assistenza per i bambini, furono negli anni Trenta i governi socialisti della Svezia.
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