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Indice dei libri proibiti Catalogo dei libri considerati pericolosi per la fede e per la morale, pubblicato in passato dalla Chiesa cattolica. Ai fedeli era vietato sotto pena di scomunica possedere, leggere, vendere o discutere pubblicamente le opere elencate nell’Indice, senza avere prima ottenuto la dispensa ecclesiastica. Fin dai primi tempi la Chiesa aveva emanato decreti che mettevano al bando i testi considerati dottrinalmente o moralmente censurabili, o eretici: nel 325, al primo concilio di Nicea, si proibirono le dottrine di Ario, mentre al secondo concilio di Nicea, nel 787, si stabilì che i libri proibiti dovessero essere consegnati al vescovo. Nel 1234 a Tarragona si bruciarono le copie della Bibbia tradotte in volgare, mentre nel 1554 il Sant’Uffizio (vedi Inquisizione) compilò un catalogo dei libri eretici, nei quali compariva anche il De monarchia di Dante. Il primo elenco che recò ufficialmente il nome di “Indice dei libri proibiti” (in latino Index librorum prohibitorum) fu pubblicato nel 1559 durante il papato di Paolo IV (per questo venne chiamato anche Indice paolino). Era strutturato in tre gruppi: il primo comprendeva l’intero corpus di opere degli autori non cattolici; il secondo, le pubblicazioni dei tipografi considerati “eretici” (60 tipografi svizzeri e tedeschi, e un tipografo veneziano) e 45 edizioni della Bibbia; il terzo, i libri di astrologia e di magia, le opere senza l’indicazione dello stampatore o dell’autore, oppure senza la data e il luogo di pubblicazione. Tra i lavori più celebri presenti in questo indice si citano il Decameron di Boccaccio, i testi di Machiavelli, di Erasmo da Rotterdam e di Rabelais. Un secondo indice (detto anche Indice tridentino) fu pubblicato al termine del concilio di Trento e comprendeva solo i libri considerati eretici. Nel 1571 venne istituita la Congregazione dell’Indice, che fino al 1917 ebbe come compito l’aggiornamento dell’elenco delle pubblicazioni proibite. L’ultima edizione dell’Indice (la ventesima) è datata 1948. Nel 1965 la Chiesa annunciò che non ne sarebbero state pubblicate ulteriori edizioni e che la lista esistente non era più vincolante sul piano legislativo, eliminando così ogni tipo di sanzione. Nel 1966 l’Indice fu ufficialmente soppresso. Altri indici dei libri proibiti furono compilati per volere delle autorità statali: tra il 1544 e il 1556 la Sorbona pubblicò sei cataloghi di libri proibiti; tra il 1546 e il 1558 l’Università di Lovanio redasse tre indici, per volere di Carlo V e Filippo II. Nel 1549 a Venezia venne stampato il primo elenco italiano di libri proibiti, a opera di Giovanni Della Casa.
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