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Clamidia Nome comune con cui si indicano i batteri appartenenti al genere Chlamydia. Le clamidie possiedono forma tondeggiante (sono dunque cocchi) e parete Gram-negativa. Sono parassiti obbligati, cioè possono vivere esclusivamente all’interno di cellule eucarioti, nel cui citoplasma si moltiplicano formando microcolonie; per tale motivo, non possono essere coltivate sui terreni di coltura artificiali normalmente impiegati in microbiologia, ma devono essere inoculate in colture cellulari in vitro. In particolare, le clamidie si localizzano a livello delle mucose di molti mammiferi e dell’uomo, e di alcune specie di uccelli. Le cellule batteriche si presentano in due stadi distinti, detti rispettivamente corpo elementare e corpo reticolare, caratterizzati da dimensioni diverse e corrispondenti alle due fasi del ciclo vitale di questi microrganismi.
Lo stadio in cui le clamidie risultano infettanti è quello di corpo elementare. In questa fase, le cellule batteriche hanno diametro di circa 0,3 µm, e riescono a sopravvivere all’esterno delle cellule eucarioti; giunte a contatto con queste, vengono fagocitate mediante introflessione della membrana plasmatica, e restano nel citoplasma avvolte da uno strato della stessa membrana. Si forma pertanto una sorta di vacuolo, all’interno del quale le cellule batteriche passano allo stadio di corpo reticolare. In questa fase, le clamidie si ingrandiscono (diametro di circa 0,8-1,5 µm) e si riproducono per scissione; quindi, le nuove cellule si riorganizzano in modo da formare corpi elementari che, per rottura della cellula ospite, si liberano e possono infettare nuove cellule.
Al genere Chlamydia appartengono tre specie: C. trachomatis; C. pneumoniae e C. psittaci.
L’infezione da C. trachomatis colpisce soprattutto l’uomo, ed è responsabile di numerose patologie. Può localizzarsi nelle vie genitali e urinarie femminili, causando la malattia infiammatoria pelvica, gravidanze extrauterine, endometriti e infiammazioni dell’uretra. L’infezione da clamidia di una donna incinta può provocare, al momento del parto, il contagio del neonato che può essere colpito da una particolare forma di congiuntivite purulenta, e di polmonite. La C. trachomatis causa anche il tracoma (affezione da cui prende il nome), grave patologia degli occhi. Questa clamidia può essere trasmessa mediante contatto sessuale; in tal caso, può provocare il linfogranuloma venereo, malattia che comporta l’infiammazione dei linfonodi della regione inguinale con eventuale formazione di pus. La C. pneumoniae è causa di affezioni dell’apparato respiratorio, come faringiti e bronchiti, e alcuni tipi di polmonite; inoltre, è responsabile di sindromi di tipo influenzale di lieve entità. Alla C. psittaci si deve invece la psittacosi, malattia tipicamente trasmessa dagli uccelli e che può trasmettersi all’uomo e ad altri mammiferi. Ad essa risultano particolarmente esposti gli addetti di aziende avicole. Le infezioni da clamidia vengono affrontate mediante trattamento antibiotico; i composti più efficaci sembrano essere le rifampicine, le tetracicline e i macrolidi.
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