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Magna Grecia

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Magna GreciaMagna Grecia
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1

Introduzione

Magna Grecia Antica denominazione dei territori dell’Italia meridionale colonizzati dai greci a partire dall’VIII secolo a.C.

Il significato della locuzione “Magna Grecia” nell’antichità sembra potersi riferire sia alla maggiore estensione territoriale di quest’area del mondo greco rispetto alla ben più piccola madrepatria, sia, probabilmente, anche ai fasti raggiunti, in ogni settore della cultura, dalle ricche città sorte in quest’area dell’Occidente mediterraneo. L’espressione indicava, sotto il profilo geografico, il settore meridionale della penisola italiana, in cui sorsero le colonie greche lungo le coste del Tirreno e dello Ionio, con l’esclusione dei territori della Sicilia.

2

La colonizzazione greca

Il processo di colonizzazione greca dell’Italia meridionale fu dovuto principalmente a ragioni di carattere politico (rivolgimenti sociali nelle poleis della madrepatria) ed economico (crisi economiche, ricerca di nuove terre da sfruttare per l’agricoltura).

Interessò dapprima la costa tirrenica, con la fondazione di Cuma da parte dei coloni calcidesi della penisola Eubea, preceduta dall’insediamento sull’isola di Ischia (Pithekoussai) avvenuto verso il 770 a.C.; a questo periodo la tradizione fa risalire anche la fondazione della colonia achea di Metaponto, sulla costa ionica. Il controllo calcidese sullo stretto fu portato a termine con la fondazione, dopo il 740 a.C., di Zancle (vedi Messina) e di Reggio.

Verso la metà del secolo iniziò la colonizzazione della costa ionica: Sibari, Crotone e Caulonia furono fondate dagli achei provenienti dal Peloponneso, mentre Taranto fu fondata dagli spartani intorno al 706 a.C.

Nella prima metà del VII secolo a.C. i locresi fondarono Locri Epizefiri e i colofonii fondarono Siri. Nel corso del VI secolo a.C. l’elevato sviluppo economico e demografico delle colonie condusse alla creazione di subcolonie: Locri fondò Metauro (Gioia Tauro), Medma (Rosarno), Ipponio (vedi Vibo Valentia); Crotone fondò Terina (Sant’Eufemia); Sibari fondò Poseidonia (la futura Paestum), Laos, Scidro e Sirino.

A un fenomeno di colonizzazione più recente sono attribuibili la fondazione di Elea (Velia, intorno al 535 a.C.), colonia focese, e di Turi, colonia panellenica creata da Atene nel 445 a.C. sul luogo della distrutta Sibari.

Dopo una fase di scontri con gli indigeni per l’occupazione dei territori agricoli, i rapporti con le popolazioni locali furono caratterizzati dall’instaurarsi di una vera e propria egemonia politica e culturale del mondo greco. Le comunità italiche si appropriarono infatti dei modelli ideologici e politici dei coloni greci, elaborandoli in forme adatte agli orizzonti della propria cultura, dando così vita a fenomeni culturali e artistici di grande originalità (già in età arcaica, ma soprattutto nel periodo della loro espansione, dalla fine del V secolo a.C.).

3

La storia politica

3.1

Conflitti e lotte per la supremazia

Sotto il profilo politico, le colonie della Magna Grecia furono rette da regimi di tipo aristocratico, sostituiti nel VI secolo a.C. dal governo dei tiranni (forma di governo maggiormente diffusa in Sicilia). L’avvio, alla metà del secolo, del fenomeno della coniazione di monete da parte delle singole poleis dell’Italia meridionale (che adottava il sistema ponderale in uso nella madrepatria) consente di identificare lo sviluppo di aree commerciali controllate dalle città calcidesi e achee, e insieme la creazione di sistemi di alleanze tra i diversi centri, che fino al IV secolo a.C. lottarono duramente tra loro per l’egemonia politico-territoriale.

Intorno al 540 a.C. Sibari, dopo aver distrutto Siri, avviò una politica di tipo espansionistico, che le permise di porre sotto il suo controllo (secondo le fonti) venticinque città. Crotone, dopo aver cercato invano di conquistare Locri, nel 510 attaccò e distrusse Sibari, instaurando la propria egemonia per tutta la prima metà del V secolo a.C.: un’egemonia alla quale non fu estranea la presenza del filosofo Pitagora, le cui concezioni politiche esercitarono una profonda influenza anche su altri centri (Metaponto; Reggio; Taranto, sede del governo del pitagorico Archita nel secolo seguente).

Dalla fine del V agli inizi del IV secolo a.C. Taranto divenne la città-guida dell’orizzonte politico-culturale dei greci d’Occidente, mentre le altre colonie uscivano logorate da una serie di conflitti interni, dalle guerre con i sanniti in espansione dalle aree montuose del centro della penisola, e dalle mire espansionistiche di Dionisio il Vecchio, tiranno di Siracusa (occupazione di Reggio nel 386 a.C. e di Crotone nel 379 a.C.), seguite da quelle di Agatocle (IV-III secolo a.C.).

3.2

Declino delle colonie

La mancanza di coesione politica, unita al continuo ricorso a operazioni difensive per cercare di arrestare la pressione delle popolazioni italiche e alle difficoltà politiche interne (moti democratici iniziarono a minacciare la stabilità delle oligarchie al potere), condusse le colonie della Magna Grecia, nel corso del IV secolo a.C., a una fase di declino storico irreversibile. Taranto cercò di riprendere i rapporti con la madrepatria, chiamando in aiuto i condottieri greci Archidamo di Sparta (che morì nel 338 a.C.), il re dell’Epiro Alessandro il Molosso (333 a.C.) e Cleonimo di Sparta (309 a C.), le cui campagne in Italia non riuscirono a consolidare l’egemonia tarantina.

Fu invece Roma che, dopo aver conquistato il Sannio e la Campania, iniziò la progressiva conquista della Magna Grecia: dopo aver disatteso gli accordi stipulati in un trattato del 302 a.C. con Taranto, inviò guarnigioni a Ipponio, Reggio, Locri e Crotone. Sconfitto l’ultimo tentativo di resistenza da parte di Pirro, re dell’Epiro (275 a.C.), la Magna Grecia fu definitivamente romanizzata nel 272 a.C., con la presa di Taranto (l’anno precedente a Poseidonia era stata dedotta una colonia latina).

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