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Introduzione; Filosofia greca; Filosofia dell’età ellenistica e romana; Filosofia medievale; Filosofia rinascimentale; Filosofia moderna; Filosofia contemporanea
Sebbene le sue opere siano il frutto di un’elaborazione della filosofia socratica, Platone fu un pensatore sistematico. L’influenza di Socrate è evidente nei primi dialoghi, soprattutto in quelli di argomento etico. Tuttavia Platone si occupò anche di scienza, teoria politica, metafisica ed epistemologia, formulando dottrine cui attinse per secoli il pensiero occidentale. Fondamento della filosofia platonica è la cosiddetta teoria delle “idee”, che suddivide la realtà in due livelli: un “regno intelligibile”, popolato da idee perfette, eterne e invisibili, e un “regno sensibile”, popolato da oggetti e fenomeni che sono copie delle idee. La conoscenza, pertanto, non proviene dall’esperienza sensibile, poiché essa è mutevole e imperfetta, ma dalle idee, che costituiscono l’oggetto di una visione intellettuale esperita per mezzo della matematica e della filosofia. La teoria delle idee rappresentò per Platone il criterio di riferimento per giudicare il comportamento degli uomini e la struttura dello stato: se la virtù individuale risiede nell’armonia tra le facoltà dell’anima, la giustizia sociale risiede nell’armonia tra le classi: pertanto, come nell’anima è necessario che l’intelletto tenga a freno le passioni, così nella società è indispensabile che siano i sapienti a governare.
Aristotele, il più celebre discepolo di Platone, definì i principi fondamentali delle scienze teoretiche e delle scienze pratiche. In logica sviluppò la teoria dell’inferenza deduttiva, nota come sillogismo, e le regole del metodo scientifico. In metafisica criticò la teoria platonica, basata sulla separazione della forma dalla materia, asserendo che le essenze non sono separabili dagli enti, ma sono predicati degli enti appartenenti a una medesima specie. In fisica delineò un sistema classificatorio dei fenomeni naturali suddividendoli in classi, specie e generi. Secondo Aristotele, la forma, lo scopo e le modalità di sviluppo caratterizzanti ogni specie assegnano a ciascun fenomeno un luogo preciso nell’ordine naturale. In campo politico Aristotele negò la possibilità di elaborare un modello ideale di ordinamento dello stato, poiché a società diverse corrispondono esigenze e tradizioni diverse. Dopo aver analizzato le varie forme di governo, individuò in una forma di reggimento misto, capace di conciliare l’autorità di un sovrano con la partecipazione democratica dei cittadini alla vita della polis, il compromesso migliore per la società ateniese. In campo epistemologico, prese posizione contro l’innatismo platonico, asserendo che la conoscenza può essere ottenuta mediante la generalizzazione dall’esperienza. Nell’arte, infine, Aristotele vide un mezzo di arricchimento spirituale, più che un semplice strumento di educazione morale.
Dal IV secolo a.C. fino al sorgere del cristianesimo, l’interesse del pensiero occidentale si spostò dalla speculazione metafisica e dalla filosofia della natura verso l’etica e la religione. Le principali scuole filosofiche di questo periodo furono l’epicureismo, lo stoicismo, lo scetticismo e il neoplatonismo.
Nel 306 a.C. Epicuro fondò ad Atene una scuola di filosofia che rielaborò la fisica atomistica di Democrito, apportandovi mutamenti rilevanti: ad esempio, la sostituzione del moto degli atomi in tutte le direzioni con un moto uniforme diretto dall’alto verso il basso; inoltre, teorizzando l’esistenza di una deviazione casuale (clinamen) della traiettoria degli atomi, Epicuro ruppe il rigoroso determinismo democriteo e pose le basi della dottrina del libero arbitrio. Secondo Epicuro il fine più alto della vita dell’uomo risiede nell’assenza di passioni e turbamenti (atarassía); la conoscenza ha quindi finalità etiche, soprattutto in vista del raggiungimento della pace interiore, e ha inoltre la funzione di liberare gli uomini dalla paura degli dei e della morte.
La scuola stoica, fondata ad Atene intorno al 300 a.C. da Zenone di Cizio, si ispirò all’insegnamento dei cinici, che predicavano il vivere “secondo natura”. Secondo gli stoici, felice è la vita che si consacra alla virtù assecondando la natura, intesa come essenza razionale dell’uomo. Essi svilupparono una cosmologia materialistica che identifica nel logos la legge che governa razionalmente il cosmo; la ragione umana è concepita come partecipe dell’universale intelletto divino e, in quanto tale, diviene anche il giudice supremo per la valutazione delle leggi e delle istituzioni sociali (è la celebre dottrina del diritto naturale). Tale prospettiva introdusse una visione universalistica della società, poiché tutti, stranieri o schiavi, furono considerati partecipi del logos. Oltre alle dottrine fisiche, gli stoici svilupparono anche ricerche relative alle inferenze in logica e abbozzarono una dottrina delle passioni. Tra gli stoici più noti vi furono Epitteto e l’imperatore romano Marco Aurelio.
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