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Filosofia occidentale

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Herbert MarcuseHerbert Marcuse
Struttura articolo
6.3

Thomas Hobbes

Il meccanicismo si affermò anche in Inghilterra con Thomas Hobbes, che sviluppò un sistema di metafisica materialistica riducendo la realtà alla corporeità, e quest’ultima alla sua causa, il movimento, traducibile a sua volta in un calcolo matematico. In politica asserì che lo stato si fonda su un contratto sociale stipulato liberamente dai cittadini per evitare una guerra di tutti contro tutti. In tale prospettiva la monarchia assoluta, unica depositaria dell’esercizio della forza in funzione di deterrente sociale, per Hobbes diviene lo strumento più efficace per garantire la pace.

6.4

Baruch Spinoza

L’olandese Baruch Spinoza elaborò un sistema filosofico che consentì di dedurre l’intera struttura della natura a partire da pochi assiomi e definizioni fondamentali, sul modello della geometria euclidea. Egli affermò l’unicità della sostanza e trovò una soluzione al problema del rapporto fra pensiero e materia, considerando l’uno e l’altra come due aspetti della medesima sostanza (è la cosiddetta teoria del “parallelismo psicofisico”). Quanto all’etica, Spinoza riteneva che gli uomini agissero spinti dall’interesse personale, ma era convinto che in ogni creatura razionale l’utile individuale potesse conciliarsi con l’interesse comune.

6.5

John Locke

John Locke, uno degli esponenti più rappresentativi dell’empirismo inglese, criticò la tesi secondo cui i concetti esistono nella mente indipendentemente dall’osservazione empirica; approfondì inoltre la nozione di “idea” e la sua relazione con l’esperienza, considerata il banco di prova della ricerca, ossia la fonte di ogni nozione che pretenda di possedere dignità epistemica. In campo politico, Locke riprese l’opzione contrattualista di Hobbes per delineare un modello di convivenza civile basato sulla tolleranza e sulla libertà di culto. Ma contro Hobbes fece valere le ragioni dei diritti del singolo, ponendo severe limitazioni all’esercizio del potere da parte dei governanti.

6.6

Gottfried Wilhelm Leibniz

Nel solco della tradizione razionalista, Gottfried Wilhelm Leibniz sviluppò un complesso sistema filosofico fondato sulla nozione di armonia universale. Fautore della “pansofia”, un progetto enciclopedico che compendiasse in sé tutto il sapere, Leibniz fece dell’analisi matematica il fondamento del proprio filosofare. Egli concepì il reale come un’infinita rete di centri di attività rappresentativa, detti “monadi”, gerarchicamente disposti: al livello più basso sono collocate le monadi che formano gli oggetti inanimati, al livello più alto quelle che formano le coscienze umane. Ogni monade, pur essendo un mondo a sé stante, rappresenta l’universo con minore o maggior chiarezza, proporzionalmente alla propria collocazione nella scala gerarchica dell’essere. Dio è la “monade delle monadi” che crea tutte le altre e decide del loro sviluppo in accordo con l’armonia prestabilita.

6.7

George Berkeley

L’irlandese George Berkeley elaborò una teoria della percezione che riduce il reale alle sensazioni del soggetto. Egli negò l’esistenza della materia, affermando che le uniche cose osservabili sono le proprie sensazioni e che queste si trovano soltanto nella mente. Esistere significa essere oggetto di percezione (esse est percipi) e quindi, per esistere anche quando non vengono percepite dagli uomini, occorre che le cose continuino a essere percepite da Dio.

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