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Clavicembalo

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J.S. Bach: Il clavicembalo ben temperato, I, Preludio in re maggioreJ.S. Bach: Il clavicembalo ben temperato, I, Preludio in re maggiore
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Introduzione

Clavicembalo Strumento a corde con tastiera, nel quale le corde vengono pizzicate per poter produrre il suono. Venne sviluppato a partire dal XIV secolo e, in misura più significativa, nel secolo successivo. La sua diffusione fu notevole fra il XVI e la fine del XVIII secolo, quando cedette il suo ruolo al pianoforte. Nel corso del XX secolo lo strumento è ritornato in auge, arricchito da un nuovo repertorio, anche grazie a una corretta esecuzione della letteratura a lui dedicata nei secoli passati.

Il suono brillante e incisivo delle corde in metallo, pizzicate tramite la tastiera, dona grande chiarezza alle linee melodiche eseguite sullo strumento. Il clavicembalo è particolarmente efficace nelle composizioni contrappuntistiche, quando due o più linee melodiche vengono suonate simultaneamente. Un autore di grande rilievo in questo senso è senz'altro Johann Sebastian Bach, ma non vanno dimenticati anche numerosi autori suoi contemporanei, tra cui Domenico Scarlatti, Jean-Philippe Rameau e François Couperin.

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Costruzione e meccanica

Il clavicembalo possiede usualmente una cassa a forma di ala, come i pianoforti a coda, ma più lunga e stretta. I clavicembali sono stati costruiti anche con altre morfologie, andando però in questo modo a formare altri tipi di strumenti: il virginale, più piccolo del clavicembalo e di forma oblunga; la spinetta, di forma poligonale e di dimensioni ridotte; e il meno diffuso clavicytherium, una sorta di clavicembalo verticale. Fra il XVI e il XIX secolo i termini spinetta e virginale sono stati utilizzati, impropriamente, come sinonimi.

Tutti i clavicembali possiedono il medesimo sistema di meccanica per produrre il suono. A ogni corda, singola, corrisponde un tasto; un'estremità di quest'ultimo, rivolta verso l'esterno, viene premuta dall'esecutore, mentre l'altra estremità è collegata a un salterello, l'astina di legno alla cui sommità viene inserito un plettro. Quando preme il tasto, il salterello si solleva permettendo al plettro di pizzicare la corda. Il salterello è dotato di un sistema di scappamento grazie al quale nel percorso di discesa non pizzica nuovamente la corda. Poiché il volume sviluppato da una corda pizzicata in questo modo non varia aumentando la pressione sulla tastiera, nel corso del tempo sono stati sviluppati alcuni sistemi per ovviare alla limitazione. Molti clavicembali possiedono infatti almeno due file di corde, con due file corrispondenti di salterelli. Grazie a un sistema meccanico, il cosiddetto registro, è possibile utilizzare una o più file simultaneamente, aumentando o diminuendo conseguentemente l'intensità sonora. Una fila di corde può essere intonata un'ottava sopra rispetto alla fila di base: in questo caso è chiamata a quattro piedi, mentre la fila di base è definita a otto piedi.

Alcuni clavicembali tedeschi del Settecento possiedono una fila di corde intonate un'ottava più grave rispetto all'otto piedi, e cioè a sedici piedi. I clavicembali possono inoltre possedere due tastiere, utilizzabili contemporaneamente o separatamente, aumentando così ancor più le possibilità espressive di timbro e di volume. Uno strumento tipico a due tastiere del Settecento possiede nella tastiera inferiore due registri, uno a otto e uno a quattro piedi, in quella superiore un registro a otto piedi e un meccanismo di controllo che permette alle tastiere di suonare unitamente.

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Gli esordi

La scuola più antica di cembalari si sviluppò in Italia nel corso del XVI secolo. I clavicembali italiani differivano da quelli di altri paesi a causa degli spessori assai sottili di costruzione del corpo dello strumento, che contrastavano con le robuste casse all'interno delle quali gli strumenti venivano sistemati. Un'altra importante scuola di costruttori prese piede fra il XVI e il XVII secolo nelle Fiandre, e crebbe particolarmente intorno ai cembalari della famiglia Ruckers. Queste scuole furono i punti di riferimento fondamentali per le altre scuole nazionali, che si svilupparono nel corso del Settecento in Francia (con la famiglia Blanchet), in Germania (con la famiglia Hass) e in Inghilterra (con Jacob Kirckman). I clavicembali delle diverse scuole variano fra loro nelle proporzioni e in alcuni importanti dettagli, che determinano forti differenze di timbro.

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Sviluppi recenti

Nel corso del XX secolo si svilupparono due diversi metodi di costruzione dei clavicembali. Il primo utilizza tecniche derivate dalla costruzione del pianoforte moderno. Questa impronta è evidente negli strumenti costruiti dalla ditta francese Pleyel, e fu incoraggiata da esecutori come la cembalista polacca Wanda Landowska. Questi clavicembali montano corde sottoposte a una tensione assai elevata e possiedono dunque corpi pesantemente rinforzati. Altri costruttori hanno invece seguito la strada della costruzione basata su principi storici, rispettando proporzioni, tecniche e strutture originarie, in modo da avvicinarsi il più possibile agli strumenti antichi. Uno dei pionieri in questo campo fu Arnold Dolmetsch, seguito pressoché subito dal tedesco Martin Skowroneck, a cui riuscì di costruire strumenti di nobile fattura, ma al tempo stesso leggeri e dotati di una proporzionata tensione delle corde.

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