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    Libro di Ezechiele Libro profetico dell’Antico Testamento, attribuito al profeta Ezechiele che fu deportato a Babilonia dopo l’assedio del 597 a.C....

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    Ezechiele è il nome di uno dei profeti della Bibbia. Libro di Ezechiele è il libro attribuito al profeta Ezechiele; Ezechiele è un nome proprio di persona italiano

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Libro di Ezechiele

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1

Introduzione

Libro di Ezechiele Libro profetico dell’Antico Testamento, attribuito al profeta Ezechiele che fu deportato a Babilonia dopo l’assedio del 597 a.C. Secondo la cronologia del libro il profeta avrebbe ricevuto la chiamata di Dio nel 593 a.C., mentre l’ultimo oracolo si collocherebbe nel 571 a.C. Benché possa essere fatto risalire in larga misura al profeta, il libro (soprattutto i capitoli 40-48) indica chiaramente successive rielaborazioni o compilazioni da parte dei discepoli.

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L’autore

Gli studiosi fanno risalire il libro alla prima metà del VI secolo a.C. Ezechiele era uno dei prigionieri deportati a Babilonia; il fatto che conoscesse i riti del tempio indica che prima dell’esilio era un sacerdote. Dapprima il suo ruolo fu quello di profeta di sventure, predicando cioè il giudizio di Dio su Israele sulla stessa linea di Geremia; dopo la caduta di Gerusalemme per mano di Nabucodonosor II di Babilonia, proclamò un messaggio di conforto ispirato alla grazia di Dio.

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Il contenuto

Il libro è diviso in quattro parti: nella prima (1-24), Ezechiele rimprovera al popolo l’idolatria e numerosi altri peccati, e poiché l’intera nazione si è allontanata da Dio profetizza che Giuda cadrà, Gerusalemme sarà distrutta e il popolo trascinato in cattività; tale è la conseguenza giusta e inevitabile di chi ha spezzato l’Alleanza con Dio. Nella seconda (25-32), profetizza la distruzione dei popoli stranieri e quella dei nemici di Giuda. Nella terza (33-39), offre conforto agli esiliati, predice la restaurazione di Gerusalemme e del tempio e profetizza il ritorno dello spirito di Dio in mezzo al suo popolo. La visione di Ezechiele della pianura delle ossa aride (37:1-14), tra le più famose dell’Antico Testamento, fornisce una vivida metafora dell’assenza di Dio, e quindi di vita, sulla Terra e nello stesso tempo di speranza per la rinascita di Israele. Nella parte finale (40-48), le visioni di Ezechiele riguardano la ricostituzione della nazione ebraica e la restaurazione del tempio.

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La teologia

Il tono apocalittico di alcune sezioni del libro e l’espressione ricorrente “Figlio dell’Uomo” hanno esercitato grande influenza sia sull’ebraismo che sul cristianesimo (vedi Letteratura apocalittica; Messia; Messianismo; Apocalisse).

L’idea centrale del libro, che ne definisce il connotato teologico fondamentale, è quella della “santità di Dio”. Essa intende mostrare la caratteristica peculiare del Dio di Israele che domina sovranamente la storia del mondo e la giudica. Giudicato è Israele quando, per il peccato, viene punito e giudicati sono tutti i popoli quando saranno distrutti per aver aggredito e deriso Israele. Ezechiele si presenta così come “sentinella” di Dio, che indica le responsabilità del popolo e nello stesso tempo preannuncia un futuro nel quale Dio darà a Israele un “cuore di carne” perché possa finalmente amarlo e seguirlo.

Per le sue qualità di censore del peccato e di suscitatore di speranze, Ezechiele è stato anche definito il padre del giudaismo postesilico.

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