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Introduzione; Il matrimonio nella società; Monogamia e poligamia; Rituali; Norme sociali; La convivenza; Il matrimonio nel diritto
Matrimonio (sociologia) Istituzione sociale presente fin dai tempi più antichi e che, nelle sue diverse forme, riflette i valori e i costumi di una data società. Generalmente regolato da leggi, il matrimonio unisce due individui di diverso sesso in una forma particolare di mutua dipendenza, con lo scopo di fondare una famiglia; tale unione è generalmente ratificata mediante un rito laico o religioso. La legislazione dei singoli paesi stabilisce per ciascun coniuge i diritti e i doveri tesi a garantire la sussistenza morale, materiale, sociale e giuridica della famiglia.
La libera scelta del coniuge è un evento relativamente recente. In Europa infatti, prima dell’industrializzazione, le famiglie erano considerate prevalentemente come unità produttive, unità dedite cioè all’agricoltura e all’artigianato; in tale contesto, la scelta del coniuge non era determinata dall’amore o dall’affetto, ma piuttosto dagli interessi sociali ed economici. I proprietari terrieri, ad esempio, erano soliti interferire direttamente nella scelta del coniuge per i loro affittuari, in quanto li consideravano una proprietà. Fra gli aristocratici era comune l’usanza di cercare moglie o marito quasi esclusivamente all’interno della cerchia nobiliare: il fenomeno (detto endogamia) ha avuto diffusione anche in molte società orientali: ad esempio, in India, dove il coniuge veniva cercato fra gli appartenenti alla medesima casta. In questo modo il matrimonio diventava un meccanismo sociale di particolare efficacia, in grado di riprodurre la distribuzione diseguale delle ricchezze e dei privilegi fra le diverse classi sociali, di preservare immutati i valori dei gruppi sociali dominanti, di predeterminare le successioni patrimoniali e, in sostanza, di controllare la mobilità sociale. Proprio a tal fine, in alcuni paesi asiatici (Malaysia, India, Giappone ecc.), erano molto comuni (e in parte lo sono ancora) i fidanzamenti o i matrimoni tra bambini, in cui è ovviamente determinante la scelta dei genitori. In Cina, fino agli anni Cinquanta del Novecento, era pratica normale che lo sposo e la sposa si incontrassero per la prima volta il giorno delle nozze.
Nelle società occidentali la forma di matrimonio più diffusa è quella monogamica, che prevede cioè l’unione di un solo uomo con una sola donna; la forma opposta è quella poligamica, che prevede la possibilità di avere contemporaneamente più di un coniuge. In molti paesi è diffuso il matrimonio di tipo poligamico, che prevede due varianti: la poliginia (in cui un uomo ha contemporaneamente più mogli) e la poliandria, in cui una donna è sposata con più mariti. La poliginia è molto comune nel mondo islamico e, durante il XIX secolo, fu praticata per un breve periodo anche fra i mormoni dello Utah (Stati Uniti); la poliandria è presente invece in alcune società dell’Asia centrale, dell’India meridionale e nello Sri Lanka.
Nelle società occidentali il matrimonio è generalmente al contempo sia un’istituzione laica sia, dal XII secolo, un sacramento religioso. La Chiesa cattolica, in particolare, e quella ortodossa orientale lo considerano un vincolo indissolubile. Nella maggior parte dei casi i matrimoni sono preceduti da periodi di fidanzamento caratterizzati da un insieme di riti sociali, come le visite alle rispettive famiglie e lo scambio di regali: tali riti sono considerati alla stregua di dichiarazioni pubbliche circa l’intenzione della coppia di contrarre matrimonio. In ogni società sono stati elaborati rituali e cerimoniali molto precisi che sono destinati non solo alla coppia in questione, ma anche e soprattutto al gruppo sociale, nel senso che servono a riprodurre e a rinforzare i valori sociali della comunità. Il matrimonio in tale prospettiva viene a configurarsi come un vero e proprio rito di passaggio.
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