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La regione, pur non essendo economicamente tra le più arretrate d’Italia, rientra nel novero delle aree depresse del Sud peninsulare, povero di attività industriali, con elevata disoccupazione, scarsità di risorse e di iniziative. Le tradizionali attività (agricoltura e pastorizia) assorbono ancora il 18% della forza lavoro, cioè più del doppio della media nazionale. In epoche recenti sono state in parte sostituite da attività terziarie, però generalmente poco redditizie (predomina nettamente l’amministrazione pubblica, legata all’istituzione prima della regione del Molise e successivamente, nel 1971, della provincia di Isernia), sostenute dallo Stato. Poco sviluppato è anche il turismo. Nel 2004 il prodotto interno lordo della regione fu di 5.525 milioni di euro; il reddito medio annuo pro capite fu di 13.963 euro.
I terreni, montuosi, collinari e aridi, sono occupati dall’agricoltura, che però ha rese scarse. Generalmente organizzata in aziende di modeste dimensioni, è quindi scarsamente meccanizzata e razionalizzata. Si può ancora parlare, per una larga parte della regione, di agricoltura di sussistenza, praticata quasi unicamente da donne e anziani. Circa metà della popolazione giovanile è senza lavoro. Le principali colture sono quelle dei cereali (frumento in prevalenza) e dell’olivo, oltre a quelle orticole. Ormai ridotta è un’altra tipica attività locale, addirittura millenaria, l’allevamento ovino.
L’industria, avviata solo negli anni Settanta del Novecento, ha il suo punto di relativa forza nello stabilimento automobilistico FIAT di Termoli, creato grazie all’appoggio statale; per il resto è rappresentata da piccole industrie, alcune delle quali legate alle locali tradizioni artigianali. L’edilizia e l’artigianato (che produce per il consumo locale) prevalgono sulle attività manifatturiere (predominano quelle alimentari, con pastifici e oleifici, quelle tessili e dell’abbigliamento, e i mobilifici).
Le bellezze naturali potrebbero costituire una buona risorsa per il turismo, sia montano sia marittimo, e sono rimaste sino a oggi poco o per nulla valorizzate. Si hanno centri di sport invernali a Capracotta, presso Isernia, e soprattutto a Campitello Matese, cui si aggiungono, sulla costa, alcune località balneari, come Termoli. Il Molise è forse la regione italiana che rimane più estranea ai grandi movimenti turistici di cui beneficia la penisola, ed è l’unica nella quale non vi siano stati consistenti investimenti in questo settore. Sulla povertà dell’attività turistica incide l’insufficienza delle vie di comunicazione, poche e frammentate. Alcune zone interne sono tuttora di difficile accesso. L’unica area favorita dalle comunicazioni è quella costiera. Vi passano sia la linea ferroviaria che collega il Molise alla Puglia e al Nord d’Italia (da cui si diparte un tronco secondario che collega Termoli con Campobasso, mentre un’altra diramazione dal capoluogo regionale porta a Isernia), sia la strada e l’autostrada adriatica.
Con una media di 73 abitanti per km² (molto meno della metà della media nazionale), il Molise è tra le regioni meno densamente popolate; nell’Italia meridionale solo la Basilicata ha una densità inferiore. In valori assoluti il numero degli abitanti è sceso dai 400.000 circa del 1971 agli attuali 320.074. Un dato ancora più significativo è che, mentre dall’unità d’Italia (1861) a oggi il numero degli italiani è più che raddoppiato, quello dei molisani è diminuito (c’erano circa 355.000 abitanti nel 1861). È sempre rilevante l’emigrazione, diretta in particolare a Roma; le zone di montagna e di alta collina sono ormai fortemente spopolate. Una buona parte della popolazione si concentra nei due capoluoghi regionali, Campobasso (che conta 51.140 abitanti) e Isernia, nonché a Termoli (in provincia di Campobasso); quest’ultimo centro, scalo portuale sull’Adriatico, nodo di comunicazioni stradali e ferroviarie, e sede di moderne industrie, ha anzi qualche migliaio di abitanti più di Isernia, che conta 21.616 abitanti e che è fortemente svantaggiata dalla posizione isolata in un’area montana. Qui, e nella stessa fascia collinare, l’insediamento caratteristico è rappresentato, come in tutto il Sud italiano, dai centri arroccati sulle alture. Ciò favorisce l’isolamento e costituisce un fattore negativo ai fini di una più moderna ed efficiente organizzazione del territorio, con effetti sulla vita sociale e sull’economia.
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