Elementi correlati
Cerca in Encarta
Cerca in Encarta informazioni su America meridionale

Risultati di Windows Live® Search

Tutti i risultati in
Risultati di Windows Live® Search
Pagina 3 di 7

America meridionale

Articolo
Multimedia
GiaguaroGiaguaro
Struttura articolo
5.1

Composizione etnica

La popolazione sudamericana si caratterizza per la varietà etnica; i gruppi principali sono costituiti dagli amerindi e dai discendenti di spagnoli, portoghesi e neri africani. Maggiore rilievo hanno però attualmente i mestizos (discendenti di iberici e nativi) e i mulatti (frutto della mescolanza tra iberici e neri), mentre più modesto è il meticciato di nativi e neri. Le popolazioni amerinde vivono soprattutto negli altipiani delle repubbliche andine centrali, mentre in Argentina e in Uruguay elevata è la percentuale degli abitanti di discendenza spagnola e italiana. In Brasile l’elemento iberico dominante è costituito dai portoghesi e sono presenti in elevata percentuale neri e mulatti. La popolazione nera è numerosa anche nelle Guyane e sulle coste ecuadoriana e colombiana.

Al flusso relativamente modesto, ma costante, di iberici verso l’America meridionale, durante il periodo coloniale e nel secolo che seguì l’indipendenza, si aggiunse, tra la fine del XIX secolo e il 1930, l’arrivo di milioni di emigrati italiani, soprattutto in Argentina, Brasile e Uruguay (vedi Emigrazione italiana), oltre che di tedeschi, polacchi e altri europei. Molti furono impiegati come braccianti o fittavoli nelle campagne argentine e brasiliane, e numerosi tedeschi e italiani fondarono aziende agricole. I coloni tedeschi, ad esempio, ebbero un ruolo significativo nel popolamento del Cile centromeridionale, mentre altri immigranti si stabilirono nelle città, dove contribuirono ad aumentare la disponibilità di forza lavoro. In America meridionale giunsero inoltre numerosi siriani e libanesi.

Il maggiore flusso migratorio di asiatici, provenienti da India, Indonesia e Cina, raggiunse l’America meridionale alla fine del XIX secolo; stanziatisi soprattutto nella Guyana Britannica e nel Suriname Olandese, fornirono la manodopera divenuta carente dopo l’abolizione della schiavitù (1900); un numero consistente di coloni giapponesi si stabilì invece nel Brasile sudorientale, in Paraguay e in Bolivia.

5.2

Lingue

Lo spagnolo è la lingua ufficiale in nove dei tredici paesi che compongono l’America meridionale continentale. Il portoghese è la lingua ufficiale del Brasile, l’inglese della Guyana, l’olandese del Suriname e il francese della Guayana Francese. Fra le diverse lingue amerinde, il quechua, l’aymará e il guaraní sono le più diffuse. La popolazione di lingua quechua abita soprattutto gli altipiani andini centrali, mentre coloro che parlano aymará vivono perlopiù sugli altipiani della Bolivia e del Perù. Il guaraní è, dopo lo spagnolo, la lingua più diffusa in Paraguay.

5.3

Religioni

Circa il 90% della popolazione del Sudamerica è cattolica. In Brasile e in Cile vi sono oltre 11 milioni di protestanti, presenti in esigue minoranze anche nei centri urbani di altri paesi. Nelle città, soprattutto in Argentina e in Brasile, vivono inoltre minoranze ebraiche. I 550.000 indù, i 400.000 musulmani e i 375.000 buddhisti dell’America meridionale sono concentrati nella Guyana e nel Suriname. Il cattolicesimo fu introdotto dagli spagnoli e dai portoghesi all’inizio della conquista, mentre la presenza di protestanti riflette la successiva immigrazione europea e l’attività missionaria iniziata nel secolo XIX.

6

Economia

Per secoli sottoposto a un intenso sfruttamento dalle potenze coloniali europee, il Sudamerica è ancora oggi afflitto da una squilibratissima distribuzione delle risorse, che favorisce maggiormente le popolazioni di origine europea e, tra queste, le oligarchie politiche ed economiche e i ceti medi urbani. A lungo legato all’esportazione di materie prime e prodotti agricoli e agli interventi esterni finalizzati alla realizzazione di infrastrutture che la favorissero, solo a partire dagli anni Trenta del XX secolo il Sudamerica vide la nascita di un’industria locale, la cui variegata produzione era rivolta soprattutto al mercato interno. Favorite da politiche governative, si moltiplicarono le iniziative industriali, anche di tipo avanzato, che cambiarono in pochi anni il panorama economico del continente.

Nella seconda metà del Novecento lo sviluppo del continente fu pesantemente condizionato dalla durezza dei conflitti sociali, dagli aspri contrasti all’interno della classe politica, da dittature militari violente e profondamente corrotte.

Il Sudamerica emerse dal periodo delle dittature militari prostrato economicamente e socialmente. I governi che rimpiazzarono le dittature avviarono severi programmi di riforme di stampo neoliberista. Oggi la situazione economica e sociale della gran parte dei paesi sudamericani è drammatica. Gli esiti delle riforme economiche sono infatti controversi; a trarne beneficio è stata una piccola porzione della popolazione, mentre la disoccupazione e la povertà si sono estese colpendo anche le classi medie.

6.1

Agricoltura

La maggior parte della produzione agricola e zootecnica del Sudamerica è destinata al consumo e ai mercati interni. Ciononostante, le entrate derivate dagli scambi commerciali con l’estero di prodotti agricoli costituiscono una voce importante nel bilancio di numerosi paesi sudamericani. Benché l’agricoltura, insieme a caccia, pesca e attività forestali, rappresenti circa il 12% del prodotto interno lordo, gli addetti al settore primario sono ancora oltre il 30% della forza lavoro in Bolivia, Paraguay, Perù ed Ecuador, fra il 20 e il 30% in Colombia, Brasile e Guyana, e meno del 20% in Suriname, Cile, Uruguay, Venezuela, Argentina e Guayana Francese. La media degli addetti al settore primario era, nel 1998, del 19%.

L’agricoltura sudamericana è caratterizzata e condizionata dall’estrema concentrazione della proprietà, ereditata dal periodo coloniale. L’1% dei proprietari terrieri dispone infatti di circa il 70% delle terre coltivabili, spesso tenute incolte o destinate al pascolo. Il restante 30% delle terre è organizzato in fondi di minuscole dimensioni, coltivati da famiglie contadine spesso poverissime. La scarsa produttività di questi fondi è alla base del continuo abbandono delle campagne e del disordinato e problematico sviluppo delle aree urbane.

La coltivazione intensiva di ortaggi, frutta e di altri prodotti destinati alla commercializzazione è praticata soprattutto nei dintorni delle città, mentre nelle zone rurali si coltivano soprattutto fagioli e mais, destinati all’autoconsumo. frumento e riso vengono prodotti ovunque lo consentano le condizioni climatiche e del terreno. L’allevamento dei bovini assicura ai paesi sudamericani l’autosufficienza alimentare e sostiene in alcuni paesi un fiorente mercato delle esportazioni.

Un’economia agricola orientata ai mercati esteri si è sviluppata nelle aree tropicali e alle medie latitudini, dove i terreni arabili e l’accesso ai porti hanno creato condizioni adeguate. In queste zone la coltura prevalente è quella del caffè, praticata in particolare negli altipiani del Brasile sudorientale e della Colombia centroccidentale. Notevole importanza hanno inoltre il cacao, prodotto nel Brasile orientale e nell’Ecuador centroccidentale, le banane e la canna da zucchero; le coste del Perù, la Guyana e il Suriname sono aree con una consolidata tradizione nella produzione di zucchero per i mercati esteri; lungo le coste peruviane si trovano inoltre estese piantagioni di cotone. Nel Brasile sudorientale la soia, a partire dagli anni Settanta del Novecento, è diventata un’importante coltura da esportazione.

Precedente
| | | | | |
Successiva
Trova nell'articolo
Anteprima di stampa
Invia




© 2008 Microsoft