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Domiziano, Tito Flavio (Roma 51-96 d.C.), imperatore romano (81-96) appartenente alla dinastia Flavia. Secondogenito di Vespasiano, salì al trono alla morte del fratello Tito, che lo aveva formalmente già associato al regno: Domiziano ebbe infatti a quel tempo l’appellativo di consors imperii e probabilmente il controllo della guardia pretoriana.
Salito al trono nell’81, fin dall'inizio attuò una politica improntata al rafforzamento dell'autorità imperiale, entrando quindi in conflitto con l'aristocrazia senatoria. Accentuò infatti i poteri del concilium principis, una cerchia di stretti consiglieri e collaboratori imperiali, composta da senatori fidati e membri dell’ordine equestre. Nel senato Domiziano incluse numerosi homines novi, spesso ex cavalieri e provinciali, e a partire dall'85, con la sua autoproclamazione alla carica di censore a vita, poté controllare a suo completo piacimento tale organo. Questa gestione autocratica del potere lo portò ad assumere atteggiamenti apparentemente contraddittori; si proclamò infatti dominus et deus (cioè “signore e dio”), titolo che lo avvicinava all’ideologia dei regni ellenistici, ma d’altra parte perpetuò l’ostilità paterna nei confronti della cultura greca, espellendo da Roma per ben due volte (89 e 95) i filosofi greci, accusati pretestuosamente di turbare la pubblica moralità. In realtà negli ultimi anni del suo regno, anche in conseguenza di una fallita rivolta contro di lui capeggiata da Caio Sentio Saturnino (89), governatore della Germania Superiore, l’atteggiamento sospettoso del principe scatenò un periodo (93-95) di vero e proprio terrore, caratterizzato da frequenti e indiscriminate epurazioni: ne furono vittima, oltre agli intellettuali greci, anche ebrei, cristiani, membri dell’opposizione senatoria e persino membri della sua stessa famiglia.
Domiziano cercò il consenso degli strati popolari con una politica di larga spesa, finalizzata soprattutto ad attuare opere pubbliche e a intraprendere imprese militari. A lui si devono infatti il restauro di Roma dopo l'incendio dell'80, il completamento del Colosseo e la costruzione di numerosi nuovi monumenti quali, ad esempio, il Palazzo imperiale sul Palatino e l'arco di Tito; né potevano mancare pubblici donativi (congiaria) e provvedimenti finalizzati ad accaparrarsi le simpatie dell’esercito, come l’aumento della paga ai legionari. Numerose furono inoltre le guerre da lui intraprese. Sconfitti i catti sul Reno nell’83, Domiziano rafforzò il limes tra il Reno e il Danubio e organizzò definitivamente l’“area cuscinetto” degli Agri decumates. In Britannia estese il controllo romano fino alla Scozia (84), anche se in seguito, invidioso dei successi del generale Agricola, vittorioso sui caledoni, lo richiamò frettolosamente a Roma. Nell'Europa orientale ricacciò oltre il Danubio i daci (88-89), anche se le guerre da lui guidate contro il re Decebalo, ridotto infine al rango di “cliente del popolo romano”, non ottennero pienamente i risultati sperati. Nonostante il favore di cui godette presso l'esercito a causa di queste imprese, sapientemente propagandate, il dispotismo di Domiziano provocò numerose congiure ai suoi danni; fu infatti assassinato nel settembre del 96 su istigazione dei funzionari di corte, appoggiati anche da sua moglie, Domizia Longina. E se l’esercito pianse la sua morte, non così fece il senato, che si affrettò a proclamare augusto l’anziano Marco Cocceio Nerva.
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