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Struttura articolo
Introduzione; Territorio; Popolazione; Divisioni amministrative e città principali; Economia; Ordinamento dello stato; Storia
Dopo la morte di Isabella di Castiglia e di Ferdinando, Carlo V divenne il primo sovrano della Spagna unita (con il nome di Carlo I). Il nuovo re proseguì la politica antifrancese di Ferdinando con una serie di guerre che resero la Spagna potenza egemone sul territorio italiano e sulle rotte marine del Mediterraneo occidentale, dopo che le vittoriose spedizioni contro Tunisi (1535) e Algeri (1541) avevano bloccato l’espansione turca nelle regioni nordafricane. Nel 1555 Carlo abdicò in favore del figlio Filippo II. L’impero americano era ormai consolidato e forniva grandi ricchezze; le guerre con la Francia erano terminate con il trattato di Cateau-Cambrésis: aveva così inizio il siglo de oro (secolo d’oro) della cultura e dell’arte ispaniche. Nel 1580, la morte del re Enrico di Portogallo fornì a Filippo l’occasione per rivendicare e ottenere la corona lusitana che, con i relativi possedimenti in Asia, Africa e Brasile, portò alla creazione del più vasto impero coloniale del mondo (vedi Impero coloniale spagnolo). Il fanatismo cattolico di Filippo II finì tuttavia per creargli gravi problemi. Nei Paesi Bassi, dove il sovrano spagnolo perseguitò i protestanti e pretese di governare ignorando tradizioni e leggi locali, nel 1568 scoppiò un violento conflitto. La spedizione dell’Invincibile Armata contro l’Inghilterra della regina Elisabetta I, che appoggiava i ribelli olandesi, nel 1588 si risolse in un grande disastro. Anche la situazione interna cominciò a deteriorarsi. L’eccessivo potere dato all’Inquisizione provocò il declino della vita intellettuale spagnola; alla sua morte, nel 1598, Filippo II lasciò il paese oppresso da una grave crisi. Il successore, Filippo III, congelò ogni azione militare all’estero; nel 1609 espulse circa 250.000 moriscos (arabi cristianizzati), spopolando ulteriormente la Spagna, già decimata dalle epidemie del 1590, e creando nuovi problemi all’economia. L’erede al trono, Filippo IV, cedette di fatto la guida del regno a Gaspar de Guzmán, conte di Olivares, che riprese le operazioni militari in Olanda e coinvolse la Spagna nella guerra dei Trent’anni. Nuovi aumenti delle imposte e la coscrizione obbligatoria causarono la rivolta della Catalogna e del Portogallo. Dopo una serie di sconfitte, Olivares fu estromesso e la Catalogna venne riconquistata, ma nel 1648 l’indipendenza olandese dovette essere riconosciuta, così come quella portoghese nel 1668; il Roussillon e la Cerdagne tornarono alla Francia nel 1659. La situazione peggiorò ulteriormente durante il regno di Carlo II.
Alla morte di Carlo II, che non aveva eredi, il ramo spagnolo degli Asburgo si estinse. La corona passò al pronipote di Carlo, Filippo V di Borbone, nipote di Luigi XIV di Francia, inaugurando la dinastia dei Borbone di Spagna e suscitando le preoccupazioni dell’intera Europa. Inghilterra, Olanda, Austria, Prussia e altri stati minori, fra i quali la Savoia, formarono una coalizione per sostenere l’altro pretendente al trono, Carlo d’Asburgo, e diedero inizio alla guerra di successione spagnola (1701-1714). Nel 1711 l’arciduca asburgico divenne imperatore col nome di Carlo VI, e l’Inghilterra si distaccò dalla coalizione. Un compromesso fu raggiunto con il trattato di Utrecht del 1713: la maggior parte dei possedimenti spagnoli (fra cui i Paesi Bassi, Milano, Mantova, il Regno di Napoli e la Sardegna) passò all’Austria, la Savoia ottenne la Sicilia e il Monferrato, ma in compenso Filippo fu riconosciuto re di Spagna con il nome di Filippo V. Formatosi alla scuola dell’assolutismo di Luigi XIV, Filippo sottomise la Catalogna e l’Aragona al controllo dell’autorità centrale. Le sue riforme amministrative resero il governo più efficace e ridussero i privilegi della Chiesa e della nobiltà. Seguendo una linea antibritannica, la Spagna si alleò con la Francia nella guerra di successione polacca (1733-1735) e nella guerra di successione austriaca (1740-1748); grazie a questi conflitti la Spagna riguadagnò molti dei territori italiani perduti nel 1713. Il nuovo re Carlo III offrì alla Spagna un periodo di governo illuminato e varò importanti riforme per migliorare le condizioni del paese. Al contrario, il successore, Carlo IV, fu un sovrano debole, preda degli intrighi e della corruzione di corte. La Rivoluzione francese del 1789 determinò un rinnovato autoritarismo della politica spagnola che temeva il diffondersi di ideologie rivoluzionarie. Nel marzo 1808 una rivolta popolare costrinse Carlo ad abdicare in favore del figlio Ferdinando, ma il nuovo signore di Francia, Napoleone, sfruttò la crisi per estromettere i Borbone e porre sul trono suo fratello, Giuseppe Bonaparte. Il popolo spagnolo rifiutò di riconoscere la sovranità di Giuseppe e diede vita a una tenace resistenza contro l’occupazione francese. Sei anni di guerra minarono gravemente l’economia spagnola e diedero forza ai movimenti indipendentisti nelle colonie: nel 1826, l’impero coloniale americano si era dissolto, e alla Spagna rimanevano solo Cuba e Puerto Rico.
Nel 1812, nella Spagna non occupata dalle truppe francesi, i liberali vararono una Costituzione che instaurava un governo parlamentare, aboliva l’Inquisizione, limitava il potere del clero e della nobiltà. Ferdinando VII tornò in Spagna dopo la sconfitta di Napoleone, nel 1814, e, abrogata la Costituzione del 1812, instaurò un regime reazionario. Nel 1820 una sollevazione militare impose il ripristino della Costituzione, ma la rivolta fu soffocata due anni dopo con l’intervento delle potenze europee. Nel 1833, alla morte di Ferdinando, l’infanta Isabella, di soli tre anni, succedette al trono di Spagna. Maria Cristina, la madre, sostenuta dai liberali, divenne reggente. I conservatori volevano invece sul trono il fratello del sovrano, Carlos, e scatenarono un’aspra guerra civile. Il conflitto tra carlisti e liberali si concluse solo nel 1843, con la sconfitta dei primi e l’ascesa al trono di Isabella II. Il regno di Isabella fu segnato da una forte instabilità politica e dalla lotta tra liberali progressisti e moderati. Con l’appoggio della nobiltà i moderati mantennero il potere per un ventennio, ma le tendenze assolutistiche della regina provocarono una crisi che culminò in un colpo di stato militare nel settembre del 1868. Isabella venne spodestata e il Parlamento approvò una nuova Costituzione democratica, in base alla quale la Spagna diventava una monarchia parlamentare. Il nuovo governo, presieduto dal generale Francisco Serrano, dovette affrontare la rivolta di Cuba, la rinascita del movimento carlista, la questione della successione al trono. Quest’ultima fu risolta nel 1870, quando Amedeo di Savoia, figlio del re d’Italia Vittorio Emanuele II, accettò la corona. Avversato sia dai carlisti sia dai movimenti anarchici, il re abdicò nel febbraio del 1873. Il Parlamento proclamò immediatamente la repubblica, ma già nel dicembre del 1874 un gruppo di generali, con un colpo di stato, restaurò la monarchia borbonica, eleggendo al trono il figlio di Isabella, Alfonso XII. Una nuova insurrezione carlista (1876) e un’altra rivolta cubana (1878) furono presto represse, ma nel 1898 scoppiò la guerra ispano-americana, che costrinse la Spagna, sconfitta, a ritirarsi da Cuba e cedere Puerto Rico, Guam e le Filippine agli Stati Uniti.
Nonostante le numerose pressioni cui fu sottoposta, la Spagna rimase neutrale nel corso della prima guerra mondiale. Le esportazioni diedero vita a un autentico boom economico, ma nel contempo aumentò anche l’inflazione, e i lavoratori invocarono aumenti salariali e migliori condizioni di lavoro. Le difficoltà interne furono acuite dalla rivolta guidata da Abd el-Krim in Marocco (1919) e dalla dura sconfitta di Anwal nel luglio 1921, che costrinse gli spagnoli a ritirarsi dai possedimenti marocchini. Nel settembre del 1923 il generale Miguel Primo de Rivera, con un colpo di stato, sciolse le Cortes (il Parlamento) e instaurò un regime dittatoriale, riconosciuto da Alfonso XIII. I partiti furono messi al bando, e la Catalogna perse i diritti di autonomia. Sedata la rivolta marocchina grazie all’intervento delle truppe francesi (1926), lo sviluppo economico divenne la maggiore preoccupazione del nuovo governo. L’introduzione di misure fiscali indebolì la posizione di Primo de Rivera che, nel gennaio del 1930, perso l’appoggio del re, si dimise. Le elezioni comunali dell’aprile del 1931 decretarono un esteso successo dei repubblicani, fatto che spinse il re ad abbandonare la Spagna; il 14 aprile fu proclamata la repubblica. Una coalizione di repubblicani e socialisti ottenne, nel giugno dello stesso anno, un vasto successo alle elezioni per le Cortes, e in ottobre fu formato un governo di coalizione guidato da Manuel Azaña y Díaz, che avviò un ambizioso programma di riforme: riforma agraria che prevedeva la redistribuzione delle terre, marcata separazione tra Stato e Chiesa, laicizzazione dell’insegnamento, introduzione del divorzio ecc. Le difficoltà a far accettare alla popolazione alcune di queste misure e la netta opposizione dei conservatori provocarono divisioni all’interno della coalizione di governo. Nel 1933 la vittoria elettorale delle destre provocò l’inizio di una stagione di aspri scontri politici, culminata nell’ottobre del 1934 nell’insurrezione operaia nelle Asturie, brutalmente repressa nel sangue. Nel 1936 le sinistre tornarono alla guida del paese con il Fronte popolare e Azaña ri reinsediò alla presidenza. Le sinistre ristabilirono una legislazione riformatrice, ma i disordini si diffusero in tutto il paese e scontri armati tra sostenitori e avversari del governo, occupazioni di terre, distruzioni di chiese, scioperi si susseguirono per tutto l’anno. In questo drammatico contesto, il generale Francisco Franco si fece promotore di un progetto di rovesciamento delle istituzioni repubblicane che ottenne il sostegno della gran parte dell’esercito.
L’insurrezione militare ebbe inizio il 17 luglio del 1936 a Melilla, in Marocco, per estendersi il giorno seguente in tutta la Spagna, che si ritrovò divisa in due zone, una delle quali prevalentemente rurale, controllata dalle forze dei ribelli, e un’altra (che comprendeva numerose aree industriali e urbane) fedele alla repubblica. Cominciò così la lunga guerra civile, dove entrambe le parti ricevettero aiuti dall’estero: Hitler e Mussolini sostennero le truppe di Franco, mentre l’URSS appoggiò i repubblicani, che ricevettero anche il sostegno delle Brigate Internazionali costituite da volontari europei e americani. I ribelli mostrarono grande unità d’azione; il generale Francisco Franco si proclamò capo della Falange nazionalista, un movimento politico di ispirazione fascista. Il fronte opposto, capeggiato da Juan Negrín, era meno compatto: includeva socialisti moderati e anarchici, comunisti e autonomisti baschi e catalani. Fallita la presa di Madrid, le forze nazionaliste tentarono la conquista delle province basche, delle Asturie e delle altre regioni industriali del Nord (aprile-ottobre 1937), appoggiate dalle truppe fasciste italiane e dall’aviazione nazista e fascista, che il 26 aprile rasero al suolo la città di Guernica. Nel 1938 le forze franchiste riuscirono a dividere in due la zona nemica. Dopo una disperata resistenza, Barcellona cadde il 26 gennaio 1939; due mesi dopo fu la volta di Madrid. La guerra civile terminò il 1° aprile; la Spagna era letteralmente distrutta, i morti erano intorno al milione.
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