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Rondò (poesia)

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Rondò (poesia) Componimento poetico e musicale francese, popolare soprattutto fra il XIV e il XVI secolo. Consisteva inizialmente di otto versi, di cui il primo o i primi due costituivano il ritornello che si ripeteva al centro e alla fine.

Fra i primi a utilizzare la forma del rondò, nato probabilmente come componimento per coro e solista che accompagnava una “danza in tondo” (questo il significato originario del francese rondeau), vi fu Guillaume de Machaut (XIV secolo), che ne scrisse una trentina di particolare originalità, mentre i primi rondò per musica polifonica furono composti da Adam de La Halle.

Nella prima metà del Quattrocento il poeta François Villon diede al rondò una forma letteraria autonoma rispetto a quella musicale. Lo schema metrico regolare prevedeva tredici versi tetrametri divisi in tre stanze; un ritornello non rimato, riproducente l’inizio del primo verso, concludeva la seconda e terza stanza. Fra i suoi derivati sono il rondello e il triolet, che ne riprende l’originaria struttura con otto versi.

Nell’Ottocento la forma del rondò fu utilizzata, oltre che in Francia, in Inghilterra e in Italia. Nella poesia italiana fu ripresa, in particolare, da Giosue Carducci e da Gabriele d’Annunzio.

Per il rondò musicale del XVII e XVIII secolo, vedi Rondò.

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