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Francesco d’Assisi

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Francesco d’Assisi: Cantico delle creatureFrancesco d’Assisi: Cantico delle creature
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Introduzione

Francesco d’Assisi (Assisi 1182 ca. - 1226), predicatore e mistico italiano, fondatore dell’ordine francescano, santo e patrono d’Italia.

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La crisi religiosa

Figlio di Pietro di Bernardone, un ricco mercante di stoffe, in gioventù Francesco condusse una vita mondana, ricevendo un’educazione che comprendeva lo studio del latino, del francese e della lingua e letteratura provenzali; partecipò alla guerra tra Assisi e Perugia e fu tenuto prigioniero per più di un anno, durante il quale patì per una grave malattia che lo avrebbe indotto a mutare radicalmente lo stile di vita.

Tornato ad Assisi nel 1206, abbandonò gli agi e le occupazioni di ricco borghese per dedicarsi interamente a opere di carità. Il padre di Francesco, adirato per la condotta del figlio, lo diseredò; Francesco si spogliò allora dei suoi ricchi abiti dinnanzi al vescovo di Assisi, eletto arbitro della controversia familiare, proclamandosi “sposo della povertà”. Trasferitosi sul monte Subasio, dedicò i tre anni successivi alla cura dei poveri e dei lebbrosi.

Nel 1209, durante la messa nella cappella di Santa Maria degli Angeli, ricevette l’invito a uscire nel mondo e, secondo le parole del Vangelo di Matteo (10:5-14), a privarsi di tutto per soccorrere i bisognosi.

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La predicazione

Tornato ad Assisi l’anno stesso, Francesco iniziò la sua predicazione, raggruppando intorno a sé dodici seguaci che divennero i primi confratelli del suo ordine (poi denominato “primo ordine”) e che elessero Francesco loro superiore, scegliendo la loro prima sede nella chiesetta della Porziuncola. Nel 1210 l’ordine venne riconosciuto da papa Innocenzo III; nel 1212, dopo aver ascoltato la predicazione di Francesco, Chiara d’Assisi prese l’abito monastico, istituendo il secondo ordine francescano, quello delle clarisse.

Intorno al 1212, dopo aver predicato in varie regioni italiane, Francesco partì per la Terra Santa, ma un naufragio lo costrinse a fare ritorno; due anni dopo una grave malattia gli impedì di diffondere la sua opera missionaria in Spagna e in Marocco, dove intendeva fare proseliti tra i mori. Nel 1219 si recò in Egitto e predicò davanti al sultano, senza però riuscire a convertirlo; di qui si recò in Terra Santa, rimanendovi fino al 1220; al suo ritorno trovò dissenso tra i frati e si dimise dall’incarico di Superiore generale, dedicandosi all’istituzione del terzo ordine dei francescani.

Ritiratosi sul monte della Verna nel settembre 1224, dopo quaranta giorni di digiuno e sofferenza affrontati con gioia ricevette le stigmate, i segni della crocifissione. Francesco fu infine portato ad Assisi, dove rimase fino alla morte, segnato dalla sofferenza fisica e da una cecità quasi totale.

Francesco fu canonizzato nel 1228 da papa Gregorio IX. È sovente rappresentato nell’iconografia tradizionale con le stigmate o nell’atto di predicare agli animali.

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L’importanza letteraria

Intorno al 1224 Francesco compose le Laudes creaturarum, conosciuto anche come Cantico delle creature o Cantico di frate Sole, documento di eccezionale valore letterario e linguistico con il quale si è soliti riconoscere l’inizio della storia letteraria italiana. Non si tratta in realtà di un testo poetico, ma di una prosa rimata: la disposizione del testo secondo linee che appaiono come versi di lunghezza variabile è soltanto un’arbitrarietà grafica invalsa negli anni.

Il Cantico è composto in volgare umbro, senza molte connotazioni dialettali. Scritto per essere recitato durante le celebrazioni liturgiche, è un inno di lode a Dio per le sue creature e si ispira ai Salmi della Bibbia. La sua destinazione non si limitava però alla sola esecuzione durante la messa: probabilmente veniva intonato dai confratelli anche fuori dalla chiesa, con finalità di propaganda. La partitura musicale che doveva accompagnarlo non è tuttavia stata conservata.

Nel giro di pochi anni, dopo la morte e la canonizzazione di Francesco, crebbe una vera e propria letteratura, in latino e in volgare, che produsse per tutto il Duecento e il Trecento testi sulla vita e sui miracoli del santo e che la tradizione ha raccolto sotto il nome di Fioretti di san Francesco.

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