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Democrazia

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Foucault su potere e democraziaFoucault su potere e democrazia
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La democrazia tra liberalismo e socialismo

Nel corso dell’Ottocento liberali e socialisti discussero con accanimento della natura della democrazia. Secondo i primi – particolarmente interessati al tema si rivelarono Benjamin Constant, John Stuart Mill e Alexis de Tocqueville – la democrazia diretta era per molti versi incompatibile con le libertà civili (libertà di pensiero, d’associazione, di stampa ecc.) che solo uno stato liberale poteva garantire. La democrazia rappresentativa, che evitava il pronunciamento diretto della popolazione e quindi i pericoli insiti nella “tirannia della maggioranza”, era invece intesa come il frutto dell’ampliamento della libertà politica, che si allargava sino a comprendere tutti i cittadini dello Stato. Per i liberali l’enfasi non cadeva sulla semplice partecipazione, ma sulla natura della partecipazione stessa, che veniva anch’essa interpretata come l’espressione di una specifica libertà.

In quanto ai socialisti, essi fondarono la loro versione della democrazia sulla critica della rappresentanza, che implicava la sola libertà politica; il loro programma puntava a una trasformazione sociale ed economica della società ottenibile unicamente con l’applicazione delle regole della democrazia diretta non solo agli organi politici, ma anche a quelli economici.

La Comune di Parigi spinse molti pensatori – tra cui Karl Marx, Lenin, Rosa Luxemburg – a teorizzare una “democrazia dei consigli”, in cui libere associazioni di operai avrebbero preso decisioni a maggioranza riguardanti le stesse attività produttive, mentre sul piano amministrativo sarebbero stati eletti rappresentanti con mandato limitato e soggetti a revoca immediata.

Gli sviluppi successivi segnarono dapprima una crisi dello Stato liberale – messo in discussione dall’avanzata dei totalitarismi e dai successi del socialismo reale in Unione Sovietica – poi, dopo la seconda guerra mondiale e soprattutto dopo il tracollo dei regimi comunisti dei paesi dell’Est europeo (vedi Blocco orientale), la vittoria della democrazia liberale, adottata, almeno formalmente, dalla maggioranza degli stati esistenti all’inizio del XXI secolo.

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