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Risultati di Windows Live® Search Monroe, James (Contea di Westmoreland, Virginia 1758 - New York 1831), quinto presidente degli Stati Uniti (1817-1825). Abbandonò gli studi nel 1776 per combattere nella guerra d’indipendenza americana; tornato in Virginia, studiò legge e nel 1782 venne eletto al Parlamento dello stato. L’anno successivo rappresentò la Virginia al Congresso federale. Nominato senatore nel 1790, fondò insieme a James Madison e a Thomas Jefferson il Partito democratico-repubblicano (vedi Partito democratico). Il presidente George Washington lo nominò rappresentante diplomatico in Francia (1794), ma Monroe fu richiamato in patria dopo soli due anni a causa delle simpatie dimostrate nei confronti della Francia repubblicana, in netto contrasto con la linea politica perseguita dall’amministrazione americana. Monroe difese la sua posizione in un pamphlet nel quale attaccò la politica estera di Washington. Dal 1799 al 1800 svolse l’incarico di governatore della Virginia; nel 1803 Jefferson, diventato presidente, lo inviò in Francia per occuparsi dei negoziati per l’acquisto della Louisiana. Dal 1803 al 1807 fu ambasciatore a Londra, e nel 1811 James Madison, il nuovo presidente degli Stati Uniti, lo nominò segretario di stato. Durante la guerra del 1812, quando gli inglesi invasero Washington, Monroe era ministro per la Guerra. Candidato alla presidenza nel 1816, ottenne una vittoria schiacciante sull’avversario Rufus King, sostenuto dal Partito federalista. Nominò alla carica di segretario di stato John Quincy Adams, che ebbe una grande influenza sulla politica del presidente. I successi maggiori della sua amministrazione (che si protrasse per due mandati) sono legati soprattutto alla politica estera: nel 1819 Monroe riuscì a ottenere la Florida dalla Spagna, e quando le colonie spagnole in America si resero indipendenti e in Europa si formò una coalizione di stati pronti a intervenire per restaurare l’autorità spagnola, Monroe rispose con una dichiarazione di autonomia del continente americano, con la quale si affermava che gli Stati Uniti non avrebbero cercato in alcun modo di interferire nelle questioni europee, ma non avrebbero tollerato alcun tipo d’ingerenza da parte delle potenze europee nel continente americano e tantomeno avrebbero acconsentito all’istituzione di nuove colonie. Questi principi furono enunciati nella cosiddetta “dottrina Monroe”, e posero le basi della successiva politica estera statunitense.
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