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Risultati di Windows Live® Search Conciliarismo Dottrina che afferma la superiorità del concilio ecumenico sul papato. La dottrina traeva fondamento da precedenti insegnamenti di canonisti, che attribuivano ai concili la facoltà di deporre un pontefice accusato di eresia, e dalle teorie di filosofi come Marsilio da Padova, i quali sostenevano la possibilità, per un concilio, di revocare l’incarico a un papa ritenuto indegno. Fu però nel XIV secolo che il confronto tra due visioni diverse della Chiesa (una “monarchica”, secondo la quale il pontefice aveva potere assoluto, e una “democratica”, che esigeva una maggiore partecipazione della comunità ecclesiastica) si fece più aspro. Il conciliarismo sembrò affermarsi all’interno della Chiesa all’epoca del Grande Scisma del 1378 (vedi Scisma) e fu avallato dal Concilio di Pisa (1409), che non è ufficialmente riconosciuto dalla Chiesa in quanto non convocato da un papa. Una posizione moderata (in base alla quale la preminenza del concilio sul papato era da intendersi valida solo in talune circostanze di “emergenza”) prevalse al Concilio di Costanza, che risolse lo scisma, mentre al Concilio di Basilea fu avanzata una forma più radicale di conciliarismo, secondo cui i concili costituirebbero in ogni circostanza la suprema autorità nella Chiesa. Il conciliarismo all’interno della Chiesa cattolica perse forza nel XVI secolo e la sua sconfitta fu sancita dal Concilio di Trento. Lasciò tuttavia un’eredità nel secolo seguente nel gallicanesimo, la tendenza di re e vescovi francesi ad affermare la propria indipendenza dall’autorità papale.
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