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Reza Pahlavi, Muhammad

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Muhammad Reza PahlaviMuhammad Reza Pahlavi

Reza Pahlavi, Muhammad (Teheran 1919 - Il Cairo 1980), scià di Persia (1941-1979). Figlio dello scià Reza Pahlavi, nel 1941 succedette al padre, costretto ad abdicare quando le forze alleate nella seconda guerra mondiale occuparono il paese per impedire che le sue risorse petrolifere cadessero in mano tedesca.

Nel dopoguerra funestato dai tentativi britannici e sovietici di stabilire la propria influenza sul paese e dalle lotte politiche interne, Reza Pahlavi compì una netta scelta di campo occidentale, avvicinandosi agli Stati Uniti. Nel 1949 uscì incolume da un attentato attribuito al Tudeh, il partito comunista, che da allora fu posto fuorilegge. Nel 1952 fu protagonista di un drammatico scontro con il governo nazionalista guidato da Muhammad Mossadeq, non condividendone la scelta di nazionalizzare il settore petrolifero. Costretto, nell’agosto del 1953, a rifugiarsi in Italia da tumultuose manifestazioni di piazza, fu reinsediato sul trono, dopo pochi giorni di esilio, da un colpo di stato sostenuto dagli Stati Uniti, di cui rimase un fedele alleato.

Negli anni Sessanta avviò un processo di modernizzazione economica (in particolare con una radicale riforma agraria, la cosiddetta “rivoluzione bianca”) e sociale di ispirazione occidentale, che tuttavia trovò una forte opposizione nella popolazione e nell’influente clero sciita. Rafforzò allora l’esercito, trasformando il paese nella principale potenza militare del Medio Oriente, e impresse al suo governo una svolta sempre più autoritaria, esautorando il Parlamento e affidando a una sanguinaria polizia segreta, la Savak, la repressione del dissenso.

Uomo di carattere autoritario e ambizioso, ai limiti della megalomania, nel 1967 si fece incoronare durante una fastosissima cerimonia a Persepoli e nel 1973 festeggiò, accostando il suo regno a quello di Ciro il Grande, i 2500 anni dell’impero persiano. Trascorse gli ultimi anni del suo regno in preda a una sorta di delirio, senza avvedersi della crescente opposizione al suo corrotto regime. Abbandonato anche dai suoi tradizionali alleati internazionali, nel gennaio 1979 venne deposto e costretto alla fuga da una rivoluzione fomentata dal clero sciita e in particolare dall’ayatollah Ruhollah Khomeini, un suo vecchio oppositore. Recatosi negli Stati Uniti, si trasferì poi in Egitto, dove morì l’anno seguente.

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