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Introduzione; Un nuovo approccio; I pionieri; Gli anni Trenta: la Modern Dance; La Post-modern Dance; L’Europa
Danza moderna e contemporanea Espressione con cui si indicano i nuovi linguaggi della danza sviluppatisi a partire dall’inizio del XX secolo in reazione alle forme tradizionali del balletto classico-accademico.
I centri propulsori del profondo rinnovamento della danza furono inizialmente la Germania e gli Stati Uniti. Fu soprattutto la Modern Dance americana a imporsi per molti anni come linguaggio dominante; la linea tedesca, identificata anche con il termine di danza espressionista, non ebbe i caratteri di continuità di quella americana, ma al contrario conobbe una battuta d’arresto agli inizi degli anni Trenta per venire rivalutata solo in anni recenti con l’affermarsi del Tanztheater. Sin dai primi esperimenti delle pioniere della danza libera, furono numerosi gli scambi reciproci tra i due filoni. Le esibizioni delle danzatrici statunitensi Loie Fuller e Isadora Duncan, ad esempio, impressionarono e influenzarono molto di più gli ambienti teatrali europei che non quelli americani. D’altra parte il legame tra le esperienze dei due continenti ha origini lontane: molti dei precursori della nuova danza presero le mosse dalle elaborazioni teoriche sulla gestualità espressiva del francese François Delsarte (1811–1871), che ebbe grande eco anche negli Stati Uniti. La rivoluzione che investì il mondo della danza e, più in generale, del teatro, va tuttavia inserita in una fitta rete di rapporti con le altre istanze innovative che interessavano la società dell’epoca: dalla lotta per l’emancipazione femminile, che muoveva i primi passi negli Stati Uniti, alle più varie espressioni di un generico naturismo che, nella ricerca di un più stretto contatto tra uomo e natura, ponevano il corpo al centro di teorie e pratiche sportivo-igieniche, all’interesse verso culture extraeuropee. È in questo contesto che agli albori del Novecento si fece largo una nuova sensibilità rispetto alle possibilità espressive ed estetiche del corpo umano al di fuori degli schemi tradizionali e precostituiti. Vedi anche Danza; Coreografia; Teatrodanza.
La reazione al balletto classico agli inizi del secolo apriva due possibili vie: quella basata sul rinnovamento dall'interno, come nel caso dei Ballets Russes, e quella di rottura, segnata dalla creazione di una nuova danza. I primi tre decenni della danza moderna coincidono con le innovazioni introdotte dal compositore e didatta svizzero Jaques-Dalcroze, dalle danzatrici statunitensi Isadora Duncan, Loie Fuller e Ruth St Denis, dal teorico tedesco Rudolf von Laban e dalla sua allieva Mary Wigman. Alla ricerca di una danza dotata di maggiori e più autentiche possibilità espressive, i primi danzatori moderni, come del resto alcuni coreografi di balletto tra i quali Michel Fokine, cercarono ispirazione al di là della tradizione del balletto occidentale. Isadora Duncan, nella sua ricerca di movimenti veramente naturali, lontani da ogni artificiosità, s’ispirò alla scultura greca. Abbandonò le scarpette da ballerina per danzare a piedi nudi e sostituì il tutù con una semplice tunica. Celebrando il corpo umano come veicolo per esprimere le emozioni più intime e personali, localizzò la sorgente di tutti i movimenti corporei nel plesso solare e inaugurò uno stile, chiamato “danza libera”, in cui fosse possibile muoversi ora contrapponendosi alla forza di gravità, ora assecondandola; le sue coreografie erano inoltre caratterizzate da un fitto dialogo tra movimenti e musica. Loie Fuller esplorò soprattutto le possibilità offerte dagli effetti scenografici, danzando con veli e drappi e facendo giocare luce elettrica e colori. Ruth St Denis cercò ispirazione nelle danze dell'India, dell'Egitto e dell'Asia. Al pari di Isadora Duncan, iniziò la carriera come solista; nel 1915 fondò con il marito Ted Shawn la compagnia Denishawn e la prima vera e propria scuola americana di danza non classica. Al loro insegnamento si formarono Martha Graham, Doris Humphrey e Charles Weidman. Rudolf von Laban esercitò grande influenza attraverso le sue elaborazioni teoriche e pedagogiche sul movimento, che riprendevano gli insegnamenti di Delsarte per focalizzarli sulla danza, e attraverso l’ideazione del primo sistema di notazione rigoroso e funzionale, noto come Labanotation. Mary Wigman, la rappresentante più radicale ed estremista della danza espressionista tedesca, fu allieva di Dalcroze e poi di Laban. Anche lei trasse ispirazione dalla danza di tradizione extraeuropea, in particolare dell'Africa e dell'Asia orientale, ma ancora più netto risulta il suo rapporto con l’espressionismo figurativo tedesco. Al pari di Ruth St Denis, produsse sia assoli sia lavori di gruppo, spesso riuniti in cicli. Come altri esponenti della danza espressionista centroeuropea, tra cui Kurt Jooss e Harald Kreutzberg, nelle sue creazioni ricorse all'utilizzo di maschere. L'ascesa al potere dei nazisti mise fine al movimento della danza moderna tedesca, che riprese vigore negli anni Settanta.
I pionieri della danza fin qui citati furono grandi personalità che precorsero i tempi, ma rimasero essenzialmente individualità isolate. Fu solo negli anni Trenta che venne realmente formulato un nuovo linguaggio, trasmissibile grazie all’insegnamento di tecniche specifiche: la Modern Dance. In particolare si deve a Martha Graham, con la creazione della tecnica che prende il suo nome, il merito di aver redatto il “primo vocabolario” di questa nuova lingua. Tra gli artisti che si distinsero per le loro innovazioni vanno anche ricordati Doris Humphrey e Charles Weidman (come la Graham provenienti dall'esperienza del Denishawn), e Hanya Holm, formatasi nella compagnia di Mary Wigman. Con loro, obiettivo della danza divenne l'espressione di emozioni, frutto di una ricerca interiore e di una maggiore attenzione alle potenzialità corporee. Nel movimento si iniziò a privilegiare la parte superiore del corpo, mentre le gambe e i piedi, in opposizione alla danza accademica, assunsero un ruolo secondario. Infine, particolare attenzione venne rivolta a funzioni fondamentali dell'essere umano, quali il respirare o il camminare, giudicate parti integranti della danza. Partendo dall'analisi della respirazione, Martha Graham sviluppò una tecnica chiamata contraction-release, ispirata al movimento naturale di inspirazione ed espirazione. Interessatasi in seguito ai rapporti tra danza, arti figurative e letteratura, creò, con l'aiuto dello scultore Noguchi Isamu, coreografie caratterizzate da una forte struttura narrativa. I soggetti erano di solito figure femminili rappresentate in momenti di grave crisi psicologica ed emotiva. Doris Humphrey sviluppò la cosiddetta tecnica di fall and recovery (caduta e recupero), fondata sull'osservazione della dinamica naturale del camminare. Dopo aver smesso di danzare e aver sciolto la compagnia che aveva formato con Charles Weidman, Doris Humphrey continuò a creare coreografie per il suo pupillo José Limón. Hanya Holm elaborò uno stile molto vario, che spaziava da creazioni con una forte componente satirica a danze ispirate a tematiche sociali. A partire dagli anni Quaranta lavoro a Broadway e fu tra i primi coreografi a introdurre nei musical la danza moderna. Negli anni Cinquanta si assistette negli Stati Uniti al rigetto di alcuni presupposti della Modern Dance, in primo luogo delle componenti psicologica e narrativa che ne sono alla base. Ciò che si voleva esprimere attraverso la danza non era più l'emozione: ballerini e coreografi intendevano infatti esplorare le infinite potenzialità del movimento e del corpo umano in relazione con lo spazio, disgiunte da qualsiasi messaggio. Per questo anche il recupero della tecnica accademica risultò funzionale all’ampliamento del linguaggio del corpo in ogni direzione.
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