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Struttura articolo
Introduzione; Territorio; Popolazione; Divisioni amministrative e città principali; Economia; Ordinamento dello stato; Storia
Dalla metà del VI secolo gran parte dell’Asia Minore restò sotto il dominio persiano, fino al 334 a.C., quando la regione fu conquistata da Alessandro Magno; in seguito, tra il II e il I secolo a.C., ebbe luogo l’occupazione romana. Dopo la divisione dell’impero romano nel IV secolo d.C., l’Asia Minore divenne parte dell’impero bizantino e subì la pressione persiana e araba. Durante l’XI secolo la penisola anatolica venne invasa dai turchi selgiuchidi, che nel 1071 sgominarono l’esercito bizantino nella battaglia di Manzikert. Musulmani sunniti, i selgiuchidi dominarono su una vasta area estesa tra l’Iran e l’Anatolia, dove fondarono il potente sultanato di Rum, con capitale Konya. Indeboliti da divisioni dinastiche e tribali, i selgiuchidi furono infine travolti dall’invasione dei mongoli, culminata nel saccheggio di Baghdad del 1258. Il sultanato di Konya passò sotto l’autorità mongola, mentre il resto dell’Anatolia si divise tra piccoli principati; tra questi, nel corso dei decenni successivi, si fece strada il regno di Osman I, il fondatore della dinastia degli ottomani, che nel 1325 trasferì a Bursa la sua capitale.
Gli ottomani si imposero alla guida delle popolazioni turcomanne in lotta con i bizantini nell’Anatolia nordoccidentale, costruendo la loro grandezza sul declino degli stati cristiani. L’espansione ottomana in Europa ebbe inizio durante il regno di Orkhan (1326-1359). Succeduto al padre Osman, Orkhan sostenne l’ascesa di Giovanni VI Cantacuzeno sul trono bizantino, ottenendone in cambio la Tracia e la Macedonia. Alle conquiste territoriali, Orkhan fece corrispondere la creazione di un’amministrazione centralizzata, al cui vertice era un consiglio (“divano”) guidato da un Gran Visir. Egli organizzò anche un potente esercito intorno alle milizie scelte dei giannizzeri. Approfittando delle rivalità tra Costantinopoli e le potenze europee, Murad I, con la vittoria nella battaglia del Kosovo (1389), in cui trovò la morte, rafforzò le basi dell’impero, che continuò a estendersi sotto Bayazid I. Questi conquistò altri territori nei Balcani e si oppose efficacemente alla crociata lanciata nel 1396 dall’imperatore Sigismondo di Lussemburgo.
Nel 1402, i mongoli di Tamerlano, che si erano già impadroniti dell’altopiano iranico e di buona parte dell’Asia centrale, invasero l’Anatolia sconfiggendo ad Ankara le truppe di Bayazid, che morì prigioniero l’anno successivo. Maometto I, il più giovane figlio di Bayazid, restaurò l’unità dell’impero, lottando contro i vassalli turcomanni e cristiani d’Europa e d’Anatolia (1402-1413). Suo figlio Murad II riaffermò il potere ottomano in Europa fino al Danubio, sconfiggendo i principi cristiani di Serbia e Bulgaria e concedendone i domini a funzionari musulmani. Durante il suo regno, la capitale Adrianopoli (Edirne) diventò un importante centro culturale e artistico. Maometto II occupò i restanti principati cristiani a sud del Danubio e le sue conquiste culminarono nel 1453 nella presa di Costantinopoli (che diventò la capitale dell’impero) e nella sottomissione dell’Anatolia fino all’Eufrate. Bayazid II consolidò le strutture di governo dei territori occupati dai suoi predecessori, consentendo a Selim I di sconfiggere i mamelucchi (1517) e incorporare nell’impero l’Anatolia orientale, la Siria, la Palestina, l’Egitto e parti della penisola arabica. Solimano I il Magnifico completò l’espansione ottomana lungo il Danubio, fino a conquistare l’Ungheria e saccheggiare Vienna (1529). Sotto il suo regno l’impero ottomano raggiunse il massimo splendore. Solimano rafforzò le istituzioni dello stato, avvalendosi di un efficace governo e di un validissimo corpo di funzionari. Grazie all’abbondante flusso di tributi, organizzò un potentissimo esercitò e una temibile flotta e stimolò le arti e le scienze. Oltre agli apparati politico e amministrativo, riorganizzò la giustizia, guadagnandosi il titolo di Qanuni (“il Legislatore”).
Giunto al culmine della sua potenza, l’impero ottomano si avviò verso un lento declino, il quale, dovuto sia al rafforzarsi delle pressioni esterne, sia al deteriorarsi della situazione economica, si protrasse fino alla prima guerra mondiale. Due furono i tentativi di contrastare la crisi: la cosiddetta riforma tradizionalista, avviata nel XVII secolo, intesa a restaurare le vecchie istituzioni, e la riforma modernista (XIX secolo), ispirata anche a modelli culturali e istituzionali di tipo occidentale. Alla fine del XVI secolo, la classe dirigente formatasi con l’apporto di molti cristiani convertiti durante il regno di Solimano, iniziò a sfruttare per i propri interessi il ruolo che lo stato le conferiva. Alla crescita demografica e alla crisi economica corrisposero frequenti carestie e il diffondersi di rivolte e del brigantaggio. L’impero si divise così in un gran numero di piccoli potentati locali, più o meno autonomi dal potere centrale. Nel 1571, con la vittoria della flotta della Lega santa su quella ottomana nella battaglia di Lepanto, si profilò nuovamente la minaccia europea. Gli ottomani reagirono creando una nuova flotta, assicurandosi il controllo del Mediterraneo per un altro cinquantennio, ma la loro supremazia nei Balcani era ormai compromessa e la sconfitta subita dagli Asburgo (1593-1606) si risolse nella perdita dei tributi provenienti dalla regione. Nel 1623, la conquista di Baghdad e dell’Iraq orientale da parte dello scià di Persia Abbas I indusse Murad IV a riformare l’esercito e la burocrazia, onde ridare efficienza e vigore allo stato; nel 1638 gli ottomani scacciarono i persiani dall’Iraq e conquistarono il Caucaso. Con il successore di Murad, riprese tuttavia il declino dell’impero, che cominciò a perdere porzioni consistenti di territorio. Al termine della disastrosa campagna di Kara Mustafa Pascià, sconfitto a Vienna nel 1683, Ungheria e Transilvania vennero cedute all’Austria; la Dalmazia, il Peloponneso e importanti isole dell’Egeo a Venezia; Podolia e Ucraina meridionale passarono alla Polonia; e infine Azov e le terre a nord del Mar Nero divennero dominio russo, come stabilito dal Trattato di Karlowitz (1699; vedi Guerre turco-polacche). L’impero ottomano mostrò tuttavia di avere ancora energie, e nel 1711 venne sbaragliata una spedizione organizzata dallo zar Pietro il Grande, che fu costretto a restituire i territori ottenuti con il trattato di Karlowitz. Immediatamente dopo, però, la guerra con Venezia e con l’Austria (1714-1717) portò alla perdita di Belgrado e della Serbia del nord. Fino all’ultimo decennio del XVIII secolo si verificarono periodici scontri con l’Austria e la Russia (vedi Guerre russo-turche). In questo periodo si aprì, con la cosiddetta “questione d’Oriente”, la corsa delle grandi potenze europee – Gran Bretagna, Russia, Francia e Austria – alla spartizione delle spoglie di un impero ritenuto prossimo al crollo.
Nel corso del XIX secolo, agli attacchi esterni si aggiunsero le lotte per l’indipendenza dei popoli soggetti all’autorità ottomana. L’impero si trovò così davanti a una drastica scelta: riformarsi profondamente o andare incontro a un progressivo smembramento, uscendo dal novero delle grandi potenze. Con Selim III venne avviato un processo di ristrutturazione dello stato, che si intensificò con i suoi successori con l’adozione di modelli organizzativi e istituzionali moderni, di ispirazione occidentale: si aprì così la stagione delle tanzimat (“riforme”, 1839-1876). Iniziate sotto Mahmud II e continuate durante il controverso regno di Abdul-Hamid II (che nel 1876 promulgò una Costituzione, abrogandola dopo due anni), le tanzimat operarono una modernizzazione dell’impero a tutti i livelli: riorganizzazione dello stato, riforma dell’esercito e dell’educazione, lavori pubblici su larga scala, costruzione di nuove città, strade, ferrovie e linee telegrafiche. La riaffermazione dell’autorità centrale portò anche alla repressione delle diverse istanze nazionalistiche, che tuttavia non si spensero. I greci furono i primi a ottenere l’indipendenza, nel 1830. Nel 1840 fu la volta dell’Egitto, che passò sotto il controllo della Gran Bretagna. La guerra di Crimea (1854-55) privò l’impero della Moldavia e della Valacchia. Nel 1878, dopo una nuova guerra contro la Russia gli ottomani persero la Serbia e altri territori nei Balcani e nel Maghreb. Gli armeni, a loro volta desiderosi di ottenere l’indipendenza, furono sottoposti a una violenta persecuzione, che iniziata nel 1894, raggiunse il suo culmine durante la prima guerra mondiale, causando più di un milione di vittime. Agli inizi del XX secolo un movimento di intellettuali liberali, i Giovani Turchi, avanzò precise richieste di riforma amministrativa. Nello stesso tempo andarono rafforzandosi nell’impero le istanze indipendentiste, sia nel Medio Oriente sia nei Balcani, ambiti dall’Austria e dalla Russia. L’annessione della Bosnia all’Austria, nel 1908, fu la scintilla che fece esplodere il risentimento degli ambienti progressisti e nazionalisti: lo stesso anno i Giovani Turchi imposero al sultano il ripristino della Costituzione del 1876 e del regime parlamentare. Abdul-Hamid tentò una controrivoluzione nell’aprile del 1909, sciogliendo il Parlamento e arrestandone numerosi membri, ma l’esercito, guidato dai Giovani Turchi, marciò sulla capitale e depose il sultano.
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