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Elefante

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Elefante indianoElefante indiano
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1

Introduzione

Elefante Nome comune dei più grandi mammiferi terrestri viventi: l’elefante indiano (Elephas maximus) e l’elefante africano (Loxodonta africana), appartenenti all’ordine dei proboscidati. Presenti nel Pleistocene in tutti i continenti fatta eccezione per l’Australia e l’Antartide, gli elefanti sono oggi limitati ad aree isolate del pianeta: all’India e a Ceylon quello indiano e ad alcune zone dell’Africa subsahariana quello africano. Si tratta di animali di proporzioni enormi, che tra i propri antenati annoverano mastodonti celebri come il mammut.

2

Caratteristiche fisiche

Le due specie di elefanti viventi differiscono l’una dall’altra per la taglia e per alcuni dettagli anatomici: l’elefante africano, più alto e massiccio di quello indiano, ha orecchie più grandi, la pelle più rugosa, il dorso diritto e lunghe zanne in entrambi i sessi; l’elefante indiano, più piccolo, ha una gobba all’altezza delle spalle, una fronte gibbosa, orecchie che non arrivano alle spalle e la proboscide dotata di un solo lobo terminale, anziché di due; le zanne, che nel maschio sono relativamente lunghe, nella femmina sono solo rudimentali. L’elefante africano può raggiungere i 4 m di altezza e superare i 5000 kg di peso; quello indiano, i 3 m di altezza e soltanto i 2500 kg di peso.

2.1

La cute

La cute, molto spessa e coperta di peli radi, è più scura nell’elefante indiano e più rugosa in quello africano. A differenza di tutti gli altri mammiferi, l’elefante non è dotato di ghiandole sudoripare: un’unica ghiandola cutanea, situata tra l’occhio e l’orecchio, ha funzioni di carattere sessuale. Il sistema attuato da questi enormi mammiferi per dissipare il calore consiste invece nell’arieggiare le orecchie, che infatti sono ampie e percorse da numerosi capillari sanguigni; il fatto che nella specie africana siano più grandi che in quella indiana dipende proprio dal clima, mediamente più caldo nell’areale della prima che in quello della seconda.

2.2

La proboscide

La proboscide è un organo muscoloso privo di supporto osseo, costituito dal naso e dal labbro superiore saldati insieme ed estremamente allungati. Nelle prime fasi del lungo periodo di gestazione di un elefante, all’interno dell’utero materno, il labbro e il naso appaiono ancora separati; si saldano a poco a poco nel corso dello sviluppo intrauterino. La proboscide viene utilizzata come strumento per portare alla bocca erba, foglie e acqua, per svellere alberi o altri ostacoli sul cammino, e per permettere la respirazione durante le immersioni in acqua; è usata inoltre per emettere richiami e per aspergere il corpo di polvere, come protezione dal calore e dai parassiti. Si tratta di un organo altamente sensibile, di cui l’animale si serve anche per individuare odori portati dal vento. Grazie ai lobi simili a dita che si trovano alla sua estremità e all’azione aspirante delle narici, l’elefante può raccogliere ed esaminare piccoli oggetti con estrema delicatezza. La versatilità e la precisione dei movimenti di questo gigantesco organo si devono principalmente allo straordinario numero di muscoli che esso contiene: circa 150.000, secondo i più recenti studi.

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