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Struttura articolo
Introduzione; Caratteristiche fisiche; Riproduzione e sviluppo; Comportamento e struttura sociale; Elefante di foresta: una terza specie?; Evoluzione; L’elefante e l’uomo
La tradizionale classificazione degli elefanti in due specie sembra debba essere rivista alla luce di analisi genetiche compiute su popolazioni di elefanti africani adattati all’ambiente della foresta pluviale e perciò chiamati elefanti di foresta. Le prime osservazioni furono effettuate durante alcune ricerche sulla provenienza dell’avorio delle zanne derivante da caccia di frodo; l’analisi della variabilità genetica nell’elefante africano ha portato nel 2001 alla pubblicazione di numerosi studi secondo i quali si rende necessaria l’istituzione di una vera e propria terza specie, Loxodonta cyclotis. Le somiglianze genetiche tra gli elefanti delle savane centrali e quelle sudafricane sono assai più spiccate che tra i primi e gli elefanti che occupano le limitrofe foreste dell’Africa centroccidentale. Si pensa che la separazione tra i due gruppi di elefanti sia avvenuta circa 2,5 milioni di anni fa. Gli elefanti di foresta hanno dimensioni inferiori rispetto a quelli della savana: i maschi adulti raggiungono al massimo 2,5 metri di altezza. Hanno orecchie di forma tondeggiante, cranio più stretto e allungato, zanne meno lunghe e abbastanza diritte, di colore rosato. Di colore scuro, vivono in piccoli gruppi familiari; nascosti nelle regioni più inaccessibili, risultano di difficile individuazione anche per i naturalisti. Si calcola che rimangano circa 160.000 elefanti di foresta, il cui avorio, particolarmente pregiato per le sue sfumature di colore, è assai ambito dai bracconieri. Minacciati anche dalla progressiva distruzione della foresta, occupano un territorio di circa 3000 km² prevalentemente nel Congo, che condividono con gorilla, scimpanzé e okapi; poiché sono ancora classificati come Loxodonta africana, sono elencati tra le specie minacciate di estinzione nella convenzione CITES. I conservazionisti temono che l’istituzione della nuova specie a sé stante possa creare un “vuoto” nell’attuale lista della convenzione, di cui potrebbe avvantaggiarsi il commercio dell’avorio.
Il primo antenato degli elefanti visse circa 65 milioni di anni fa nella zona dell’attuale Egitto; il suo nome era Moeritherium, ed era un animale delle dimensioni del maiale con il muso simile a quello di un tapiro. Da esso presero origine tre gruppi distinti, di cui sopravvive oggi soltanto la famiglia degli elefantidi che, comparsa circa 12 milioni di anni fa, vanta tra i suoi membri estinti anche il celebre mammut. Un recente studio embriologico ha rivelato la possibile origine acquatica delle specie di elefantidi attuali. Analizzando un embrione e sei feti della specie Loxodonta africana, gli scienziati hanno osservato che nelle prime fasi dello sviluppo degli elefanti compaiono strutture dell’apparato escretore – i nefrostomi – tipici di taluni organismi acquatici. In genere i caratteri che si formano a uno stadio precoce dello sviluppo embrionale e che poi scompaiono sono residui ancestrali di strutture anatomiche presenti a uno stadio evolutivo precedente della specie in questione: così, i nefrostomi embrionali degli elefanti testimonierebbero che gli antenati di questi grandi mammiferi, circa 30.000 anni fa, erano animali marini, probabilmente affini per stile di vita agli attuali dugonghi. A conferma dell’ipotesi vi sarebbero dati etologici, paleontologici e biochimici: tra i primi, l’uso tuttora in auge presso gli elefanti della proboscide come boccaglio durante le immersioni; tra i secondi, il rinvenimento di fossili di presunti antenati degli elefanti, effettivamente acquatici; tra i terzi, una notevole affinità tra il patrimonio genetico dei dugonghi e quello degli elefanti.
Sebbene anche gli elefanti africani possano essere addestrati, la specie indiana ha sicuramente una tradizione più lunga al servizio dell’uomo. Impiegati come animali da lavoro fin dal II millennio a.C., in alcune zone del loro areale sono tuttora usati per svolgere lavori pesanti come l’abbattimento degli alberi, soprattutto nei territori di montagna. Oggi entrambe le specie sono a rischio di estinzione. La popolazione mondiale di questi mammiferi, che all’inizio del Novecento contava una decina di milioni di individui, è oggi ridotta a poche centinaia di migliaia. Causa del declino è stata soprattutto la caccia finalizzata al commercio dell’avorio delle loro zanne. Normative e provvedimenti internazionali vietano oggi il commercio dell’avorio al fine di garantire la conservazione della specie. Classificazione scientifica: Gli elefanti costituiscono la famiglia degli elefantidi dell’ordine dei proboscidati, classe mammiferi, subphylum vertebrati, phylum cordati.
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