![]() |
Risultati di Windows Live® Search
Risultati di Windows Live® Search Pagina 2 di 2
Struttura articolo
Introduzione; Platone: il mondo delle idee; Berkeley: le idee nella mente; Kant: l'idealismo trascendentale; Hegel: la forza della ragione; L'idealismo in Italia: Croce e Gentile
Nel XIX secolo, il filosofo tedesco Georg Wilhelm Friedrich Hegel negò la teoria kantiana secondo cui l'intelletto umano è costitutivamente incapace di conoscere ciò che le cose sono in sé, sostenendo al contrario la fondamentale intelligibilità di ogni aspetto del reale. Secondo Hegel, inoltre, le conquiste più preziose dello spirito umano (la cultura, la scienza, la religione) non sono il risultato di processi naturali dell'intelletto, ma sono prodotte dalla dialettica, l'attività di una ragione libera che riflette sul mondo e sulla storia.
Nel XX secolo due filosofi italiani contribuirono ulteriormente allo sviluppo dell'idealismo. Giovanni Gentile elaborò la nozione di pensiero come atto puro, una posizione strettamente legata alla concezione hegeliana dello spirito, priva però di ogni residuo di trascendenza. Tale concezione, detta 'attualismo', riconduce il reale all'atto del pensiero che, pensando, liberamente crea la natura e la storia. Diversa è la posizione di Benedetto Croce, la cui riflessione storiografica e filosofica esercitò un profondo influsso sulla cultura italiana della prima metà del Novecento. Croce, prendendo le mosse dallo storicismo di matrice hegeliana, intese la realtà come attività dello spirito che si manifesta nella storia secondo un movimento dialettico articolato in quattro forme distinte (la teoria e la pratica, ossia la conoscenza e la volontà, l'universale e il particolare). Sulla base di tale distinzione, Croce concepì l'arte come conoscenza del particolare; la filosofia come conoscenza dell'universale; l'economia come volizione del particolare; l'etica come volizione dell'universale.
© 1993-2008 Microsoft Corporation. Tutti i diritti riservati. |
© 2008 Microsoft
![]() ![]() |