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Introduzione; Tecnologia di base; La macchina fotografica tradizionale e i suoi accessori; Controllo dell’esposizione; Tipologia degli apparecchi fotografici; Gli obiettivi; Pellicole fotografiche; Fonti di luce artificiali; Gli esposimetri; Filtri; Sviluppo e stampa; Innovazioni tecnologiche; Fotografia tecnica; Fotografia aerea; Fotografia subacquea; Fotografia scientifica; Fotografia astronomica; Microfilm; Fotografia all’infrarosso; Fotografia all’ultravioletto; Cenni storici; L’arte della fotografia
Fotografia Tecnica di produzione di immagini permanenti su superfici sensibili, ottenuta grazie a un’azione chimica esercitata dalla luce o da altre forme di energia radiante. Oggi la fotografia ricopre un ruolo fondamentale quale mezzo di informazione, strumento scientifico e tecnologico, forma d’arte e, più semplicemente, attività amatoriale. È uno strumento indispensabile in molte attività commerciali e industriali, nella pubblicità, nella documentazione, nel giornalismo, così come nella ricerca scientifica. Nell’Ottocento, quando questa tecnica richiedeva un’attrezzatura molto ingombrante, il campo della fotografia era dominio di un ristretto gruppo di professionisti; attorno agli anni Venti del Novecento, con l’introduzione della pellicola a rullo e di macchine più compatte, ebbe un grande sviluppo. Ai nostri giorni è disponibile una grande varietà di apparecchi e accessori, sia per amatori sia per professionisti, e, soprattutto dal punto di vista tecnologico, il divario tra i due ambiti si è molto ridotto.
Elemento essenziale della fotografia è la luce. Quasi tutte le forme di fotografia sono basate sulle proprietà fotosensibili dei cristalli degli alogenuri di argento, composti chimici ottenuti per reazione dell’argento con gli alogeni (bromo, cloro e iodio). Quando la pellicola fotografica, che consta di una striscia di acetato trasparente di cellulosa cosparsa di un’emulsione, viene esposta alla luce, i cristalli sospesi nel sottile strato di gelatina subiscono una reazione chimica formando quella che viene definita l’immagine latente della pellicola. Immergendo quest’ultima in una sostanza chiamata liquido di sviluppo, si determina la formazione di particelle di argento in corrispondenza delle zone esposte alla luce. Quanto più prolungata è l’esposizione, tanto maggiore è il numero di particelle che si producono. L’immagine risultante da questo processo è detta “negativo”, poiché i valori tonali del soggetto fotografato risultano invertiti: le aree luminose sono scure e viceversa. I valori tonali del negativo vengono invertiti in fase di stampa o, nel caso delle diapositive, in una seconda fase di sviluppo.
La macchina fotografica è lo strumento che consente di controllare l’esposizione della pellicola fotosensibile. Sebbene possano differire per dettagli strutturali, le macchine fotografiche a pellicola sono tutte costituite da quattro componenti basilari: il corpo, l’otturatore, il diaframma e l’obiettivo. Collocata nel corpo vi è una sezione a tenuta di luce nella quale viene avvolta ed esposta la pellicola. Sempre nel corpo, tra la pellicola e l’obiettivo, si trovano il diaframma e l’otturatore. L’obiettivo inserito nella parte frontale del corpo è costituito da un gruppo di lenti di vetro ottico racchiuse in un anello di metallo o cilindro. Può essere fisso o collocato su un supporto mobile: modificando la distanza tra l’obiettivo e la pellicola, il fotografo può mettere a fuoco oggetti che si trovano a diverse distanze dalla macchina. Il diaframma, un’apertura circolare situata dietro l’obiettivo, agisce in sincronia con l’otturatore per permettere alla luce di raggiungere la pellicola. L’apertura può essere fissa, come in molte macchine amatoriali, o regolabile. I diaframmi regolabili si compongono di piccole lamelle sovrapposte, di metallo o plastica che, divaricandosi, formano un’apertura di diametro variabile. Le aperture corrispondono a una scala numerica, chiamata f-stop, che si trova stampata sulla macchina o sull’obiettivo. L’otturatore è un dispositivo meccanico che, attivato da una molla, consente alla luce di raggiungere l’alloggiamento della pellicola soltanto durante il tempo di esposizione. La maggior parte degli apparecchi è dotata di un piano focale con otturatore a tendina. Alcune macchine amatoriali più vecchie utilizzano un otturatore lamellare che consente esposizioni fino a circa un trentesimo di secondo. Le macchine fotografiche più moderne dispongono invece di mirini che consentono al fotografo di controllare l’inquadratura attraverso l’obiettivo della macchina stessa. Le macchine reflex con un solo obiettivo dispongono tutte di questo sistema.
Regolando la velocità dell’otturatore e l’apertura del diaframma, il fotografo controlla la quantità di luce che entra nella macchina, per assicurare un’esposizione ottimale della pellicola. La velocità dello scatto e l’apertura sono direttamente proporzionali: l’incremento di un punto nella velocità di scatto corrisponde a un cambiamento di 1 f-stop. Ciò si verifica sia nello scatto sia nell’apertura del diaframma, in modo che la quantità di luce che raggiunge la pellicola sia la stessa. Oltre a regolare l’intensità della luce che colpisce la pellicola, il diaframma consente di controllare la profondità di campo. Quest’ultima corrisponde alla distanza entro la quale gli oggetti ripresi nell’immagine saranno perfettamente a fuoco. Con la riduzione dell’apertura aumenta la profondità di campo, mentre con un’apertura maggiore essa diminuisce. Per ottenere una grande profondità – ossia il massimo della nitidezza in ogni punto dell’immagine – si devono utilizzare un’apertura ridotta del diaframma e un tempo di esposizione lento. Quando si vogliono invece cogliere immagini in movimento, per compensare un tempo di scatto veloce si deve aprire il diaframma, con la conseguente riduzione della profondità di campo. Su molte macchine fotografiche l’obiettivo porta una scala di profondità che rivela la zona di messa a fuoco approssimata per ciascuna delle differenti aperture.
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